Aggressione Mazzola, “metodo mafioso”: la Procura chiede quattro anni e sei mesi per Monica Laera

Bari. La pm della Dda della procura di Bari Lidia Giorgio ha chiesto quattro anni e sei mesi, che si riducono a tre perché l’imputata Monica Laera ha chiesto l’abbreviato. Aggredì e minacciò di morte l’inviata del Tg1 Maria Grazia Mazzola, frantumandole la mascella

di Marilù Mastrogiovanni

Per la pm Lidia Giorgio, Monica Laera, già condannata in via definitiva per mafia 416 bis, agì con la recidiva per esercitare il controllo militare del territorio con un’azione esemplare. Per questo ha chiesto quattro anni e sei mesi, che si riducono a tre perché l’imputata ha chiesto il rito abbreviato.

Tre anni fa Laera, boss del clan Strisciuglio-Mercadante, del quartiere Libertà a Bari, aggredì l’inviata del Tg1 Maria Grazia Mazzola, che si era recata nei pressi della casa di Laera per fare domande sull’imputazione del figlio, a giudizio per violenza sessuale nei confronti di una bambina di 12 anni.

Il pugno sferrato in pieno viso da parte di Laera ha provocato danni permanenti e fratture multiple alla mascella della giornalista.

Tanto certificano le perizie mediche, che abbiamo visionato, sia di parte sia dei consulenti dell’Inpgi, l’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti.

Ritenuta dai magistrati soggetto socialmente pericoloso, Laera, dopo aver colpito Mazzola con un pugno effetto “gancio”, l’ha minacciata di morte.

Secondo gli avvocati di Laera invece si trattò di un litigio tra donne e la giornalista agì da provocatrice: una linea di difesa che, come sempre accade nei casi di violenza nei confronti delle donne, incluso il femminicidio, colpevolizza la vittima per la violenza subita. Un paradosso, una violenza nella violenza.

Non a caso si parla di “doppia vittimizzazione”, questo di cui parliamo è un caso da manuale.

I filmati delle telecamere del Tg1, una a spalla retta dal cameraman, e altre due nascoste, infatti, mostrano altro e in maniera inequivocabile: la giornalista raccoglieva informazioni per strada e fu raggiunta da Laera che, di sua iniziativa, uscì per strada aggredendola.

Si sono costituiti parte civile: Maria Grazia Mazzola, Ordine nazionale dei giornalisti, Federazione della stampa italiana, Associazione Stampa romana, Comune di Bari, Rai, Libera.

Il 15 aprile la sentenza.

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