Il testamento del 2020

di Thomas Pistoia

Al trecentosessantacinquesimo arriva il vento. Una folata sola, ma fortissima. Un pugno, uno schiaffo, come la decompressione negli incidenti aerei. Voi esseri umani la chiamate “morte”, noi Anni lo chiamiamo passato. Ci sposta, ci manda via. All’improvviso non ci siamo più e al nostro posto arriva un altro. Un passaggio che si ripete senza sosta, senza fine.
Ma io sono qui. Sto resistendo. Mi sono aggrappato alla soglia che si affaccia su quello che è già stato e sto orizzontale, sospeso, con le dita che quasi mi si strappano, ma non voglio, non voglio andarmene senza prima avervi detto ancora un’ultima cosa.

Sì, sono io. Sono il 2020. Mi avete disprezzato, odiato, mi avete maledetto. Avete atteso come una redenzione la mia fine. E ora riponete tutte le vostre speranze in questo giovinetto, questo 2021, che ho visto passarmi davanti e andare verso il domani. Ero anch’io così, come lui, mi sentivo forte, invincibile, pieno di buoni propositi. Poi è arrivata la realtà, succede a tutti. E’ successo a chi mi ha preceduto e a chi mi seguirà. I buoni propositi già dopo qualche giorno, diventano lutti, incidenti, omicidi, guerre, malattie, catastrofi. Però io… Io sono stato ancora più sfortunato, a me è toccato in sorte pure il virus. E voi a insultarmi, a maledirmi, come se fosse colpa mia.

Ma che vi credete? Noi anni siamo soltanto porzioni di tempo che voi esseri umani contate. Ci dividete in mesi, settimane, giorni, ore, minuti, secondi. Io sono il 2020, tutto qui. Il duemilaventesimo da quando è nato il vostro dio, non ho potere sugli eventi. Non sono io che ho portato questo flagello. Possibile che non riusciate a capirlo?
Oppure… Oppure lo fate apposta. Date la colpa a me per non darla a voi stessi. Siete sicuri di non avere alcuna responsabilità in quello che vi accade? Siete certi che non sia anche colpa vostra?

Avete votato per decenni politici mafiosi che vi hanno divorato la sanità pubblica. Loro si tuffavano dallo yacht, tappandosi il naso, mentre ai vostri ospedali venivano tagliate tutte le risorse economiche, strutturali e umane, quindi anche le terapie intensive.
Gli stessi vi hanno poi fatto a pezzi la scuola pubblica e i trasporti, per questo adesso i vostri figli sclerano in casa con la Dad.
Avete bistrattato la ricerca scientifica, mandando all’estero i cervelli dei vostri giovani. Per tutto ciò ve la prendete con me, un numero a quattro cifre di cui due sono zeri.
Bravi.

Intanto continuate a coltivare il vostro egoismo, i vostri interessi, gli stessi che vi spingono a produrre mascherine puzzolenti di petrolio, non conformi, che vengono distribuite nelle scuole, ai vostri bambini, col beneplacito dei vostri stessi governi. La pandemia prima o poi passerà con grave danno per il nuovo indotto. Oppure no. Non passerà più, almeno non del tutto. Chissà. Ma il punto non è questo, il punto è che darete la colpa all’anno 2021, poi al 2022, al 2023 e così via. Lo fate sempre. Fate così da secoli per tutte le vostre tragedie.
Guardatevi allo specchio, la colpa è vostra, siete voi che fate la storia. La storia siete voi, come dice la canzone. Ci numerate per avere un punto di riferimento su cui basare il ricordo delle vostre nefandezze, senza quasi accorgervi che continuate a odiarvi a vicenda. A dividervi.

Adesso ci sono quelli che si vogliono vaccinare e insultano quelli che non vogliono farlo. E viceversa.
La verità è che entrambi avete paura e entrambi volete tornare a vivere. E di questo non ho colpa io. Non c’è nessuna cabala, nessuno strano incantesimo in quel due-zero che si ripete due volte. Non scomodate la simbologia, Nostradamus o altri presunti profeti.
Voi, siete solo voi. Siete la causa di tutti i vostri mali, non soltanto del virus.

Le dita hanno ceduto e il tempo mi ha sbattuto via, indietro, nel passato. Ecco, ora davvero non sono più qui. Sono finito quando avete stappato uno spumante triste in una riunione di famiglia clandestina, a bassa voce che non vi sentissero i vicini.
Vi auguro un buon 2021.

Vi auguro di ritrovarvi presto uniti e liberi, senza doppi fini, senza egoismi. Auguro ai vostri bambini e ragazzi di ritrovare la gioia e la spensieratezza della loro età, dentro un’aula, con il volto scoperto. Auguro ai vostri anziani di sopravvivere e di potervi di nuovo baciare. Vi auguro di ritrovarvi tutti in coda sull’autostrada, sotto il sole, perché è agosto e si va tutti al mare. Vi auguro abbracci forti fino a far male.
Vi auguro un 2021 normalissimo.
Vi auguro di dimenticarmi.

Addio.
Sono stato il 2020.
E non è stata colpa mia.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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