Il testamento del 2020

di Thomas Pistoia
Al trecentosessantacinquesimo arriva il vento. Una folata sola, ma fortissima. Un pugno, uno schiaffo, come la decompressione negli incidenti aerei. Voi esseri umani la chiamate "morte", noi Anni lo chiamiamo passato. Ci sposta, ci manda via. All'improvviso non ci siamo più e al nostro posto arriva un altro. Un passaggio che si ripete senza sosta, senza fine.
Ma io sono qui. Sto resistendo. Mi sono aggrappato alla soglia che si affaccia su quello che è già stato e sto orizzontale, sospeso, con le dita che quasi mi si strappano, ma non voglio, non voglio. . .

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