Abitazione acquistata con capitali illeciti: sequestro antimafia a Surbo

Sigilli all’appartamento riconducibile ad Antonio Caramuscio, 46 anni, indagate moglie e figlia: è il fratello del boss Salvatore, morto nel 2016. Reddito esiguo, ma diversi investimenti: comprata Porsche Macan, gestione di un bar e un circolo ricreativo

LECCE – Investimento immobiliare con capitali di provenienza illecita, a fronte di un reddito esiguo: i finanzieri del Gico hanno sequestrato l’abitazione nel centro di Surbo, riconducibile ad Antonio Caramuscio, 46 anni, fratello del boss Salvatore, morto nel 2016.

IL SEQUESTRO DISPOSTO DAL TRIBUNALE DI LECCE IN CHIAVE ANTIMAFIA ESEGUITO DAI FINANZIERI

Il provvedimento di sequestro è del Tribunale di Lecce, seconda sezione penale, presidente e relatore Pietro Baffa, giudici Bianca Maria Todaro e Silvia Saracino, ed è finalizzato alla confisca, ai sensi del Codice Antimafia. E’ stato eseguito in mattinata dai finanzieri, con notifica alla moglie e alla figlia di Antonio Caramuscio. Per il Tribunale salentino dietro l’investimento nel mattone, con l’acquisto dell’appartamento di sei vani, c’è Caramuscio attraverso l’impiego di denaro di provenienza non lecita. Attività nelle quali lo stesso è ancora impegnato, stando alle contestazioni mosse, in base alle quali i giudici ne hanno affermato la pericolosità sociale, qualificandola come attuale. Non già, quindi, una situazione passata, ma valida ancora oggi.

L’ATTUALITA’ DELLA PERICOLOSITA’ SOCIALE EVIDENZIATA DAL TRIBUNALE DI LECCE

Caramuscio, infatti, è stato considerato appartenente a una famiglia mafiosa. Il riferimento è al fratello Salvatore, deceduto quattro anni fa, all’età di 48 anni, era noto con il nome di Scaramau negli ambienti della Sacra corona unita, l’associazione di stampo mafioso con ramificazioni nel Salento: stava scontando la condanna all’ergastolo dopo essere stato riconosciuto colpevole dell’omicidio di Antonio Fiorentino, avvenuto il 6 marzo 2003,.

Antonio Caramuscio è sotto processo, con rito abbreviato, a conclusione dell’inchiesta chiamata convenzionalmente Snodo della Direzione distrettuale antimafia di Lecce, assieme a 22 persone: sono accusate, vario titolo, di traffico di sostanze stupefacenti, armi, rapine e furti. Fatti contestati con riferimento al periodo di tempo compreso tra il 2011 e il 2015.

LO SCREENING DEI FINANZIERI: INVESTIMENTI NELL’ACQUISTO DI UNA PORCHE E NELLA GESTIONE DI UN BAR

“Il sequestro è stato disposto a conclusione dello screening da tempo in corso ad opera della Guardia di Finanza di Lecce nell’ambito dell’attività di monitoraggio e contrasto alla criminalità organizzata ed alle sue infiltrazioni nell’economia legale in costanza dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 ancora in atto, anche per impedire che risorse pubbliche possano essere oggetto di illecita apprensione”

Spiegano gli investigatori nella nota stampa.

“In tale contesto, sono stati avviati mirati accertamenti tesi a verificare l’esistenza dei presupposti soggettivi (pericolosità sociale) ed oggettivi (sperequazione redditi-investimenti) su un gruppo familiare di Surbo e soprattutto verificare se gli investimenti e il tenore di vita,  compresa  la  gestione di un bar, di un circolo ricreativo, nonché le autovetture (tra cui una Porsche Macan), l’abitazione ed i conti correnti personali, fossero coerenti con il reddito mensile di poche centinaia di euro dichiarato dal nucleo familiare”.

“All’esito dell’attività, svolta dai Finanzieri del G.I.C.O. di Lecce – si legge nella nota – è stata avanzata alla Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce proposta per l’applicazione della misura della sorveglianza speciale di P.S. con l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza e il sequestro finalizzato alla confisca di tutti i beni mobili ed immobili il cui valore non ha trovato giustificazione nei redditi dichiarati da Caramuscio e dai familiari conviventi, risultandone il frutto delle attività delittuose poste in essere, ovvero il risultato del loro reinvestimento”.

L’Autorità Giudiziaria di Lecce, facendo proprie le argomentazioni prodotte dai finanzieri, ha ravvisato la presenza di tutti i presupposti per l’applicazione della misura patrimoniale e ha disposto il sequestro finalizzato alla

confisca dell’abitazione perché  non può che essere il frutto del reimpiego dei guadagni scaturenti dalle attività criminose nelle quali il soggetto risulta tuttora essere dedito”.

 

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