Appunti per il presidente dall’estate che verrà

di Thomas Pistoia

Primo giorno di vacanza, ore 11 del mattino:
Presidente, vedi che io sto scendendo perché lavoro al nord, ma sono di qua, vengo a fare un po’ di ferie. Dalla Lombardia, vengo. Sarà una mia impressione ma mi sembra che la gente mi guarda strano.
Comunque, tu hai detto che io mi devo segnare su un blocco note tutti quelli con cui parlo, quindi, guarda, momò ho avuto una discussione con una pazza che stava qua sul treno per giù, sull’altro lato della carrozza. Stavamo a metri di distanza, io stavo parlando al cellulare con la bocca poco poco scoperta.

‘Sta tizia ha cominciato a insultarmi e a gridare che dovevo mettere la mascherina. Mi ha minacciato pure.

Una pazza, Presidé, non ti dico, è arrivato pure il controllore, siamo finiti sui social, come si dice, siamo diventati virali. Per fortuna è scesa a Napoli… Ma la gente stampaccisce? Stanno diventando tutti matti? E’ paura, Presidé? Cioé, voglio dire, la gente diventa violenta per la paura, oppure era violenta già prima e ora ha una scusa per non frenarsi più? Epperò così dove andiamo a finire? Comunque quella poi ha continuato a gridare, allora io ho detto al controllore “prenda il nome di tutti, così ho i testimoni”. Ma era un trucco, Presidente, in questo modo ho avuto i nomi di tutti quelli che stavano lì sul vagone insieme a me. E me li sono segnati uno per uno. Sono stato bravo, eh?

Secondo giorno di vacanza, ore 10 e 30 del mattino:
Presidente, io sto facendo come hai detto. Vedi, qua c’è il nome del benzinaio dove ho fatto benzina, il barbiere, il tabaccaio… Non ho dovuto neanche chieder loro come si chiamano, il paese è piccolo, ci conosciamo tutti.
Ho appuntato pure il nome dei miei parenti.
Ho fatto visita alla Zzintunietta e allu Zzicarmelu… Sono anziani, ma sono stato a distanza, con la mascherina. La zia aveva cotto le cicorie, ne ha messe un po’ dentro un pentolino e me le ha date. Ha detto “nà, fiju, mangia, lu signore cutteccumpagna”. Non ho ben capito il nesso che ha visto tra le cicorie e nostro signore, ma lo sai, Presidé, come sono questi anziani. Per loro restiamo bambini e abbiamo bisogno di protezione anche a cinquant’anni compiuti.
A parte questo, Miché, volevo dirti che poi sono andato al mare.

La spiaggia libera in cui vado tutti gli anni, l’ho trovata occupata. Il tizio che fino all’anno scorso gestiva il tratto di spiaggia privata confinante, s’è allargato. Dice che ha il permesso del sindaco, del comune.

Se vuoi entrare, mo’ ovviamente devi pagare. Io non sono sicuro che il sindaco gli abbia proprio detto che può fare così, anzi, sono quasi certo che, almeno sulla carta, ha detto che lui deve occupare con la sua attrezzatura solo una parte della spiaggia, l’altra deve lasciarla libera e limitarsi a sanificarla. Ma, se protesti, lui dice che non c’è posto, che sulla spiaggia già sono troppi, manca il distanziamento, quindi non puoi entrare. E, se insisti, lui ti ricorda che è parente di un amico degli amici. E, quando ti fa il nome di questo suo amico, tu a quel punto paghi. Per forza. Ma… Devi aspettare il tuo turno. Perché si entra a scaglioni, c’è gente che è in coda dalle 7. E ci sono pure gli assistenti civici e le guardie private che controllano. Sono più o meno gli stessi che, due anni fa, davano la caccia ai venditori ambulanti di colore.

E ho visto altre risse, Presidé, per fortuna stavolta non c’ero io di mezzo. Ho solo osservato. C’era, per dire, quello che litigava asserendo di essere arrivato prima di un altro; c’era quello che litigava con gli assistenti civici e le guardie giurate, perché si comportano da sceriffi destucaz.
Che poi, lì, sentivo che la gente in coda diceva chi ci mangia da questa situazione, ci mangia questo, ci mangia quello, e facevano nomi di sindaci, di assessori, di politici. Hanno fatto pure il nome tuo, Presidé, e a me è venuto da ridere, che magari stavolta non c’entri davvero un cazzo, anzi, sei stato ligio, ci fai prendere pure gli appunti.

E’ che fa caldo, Presidé, il caldo di questa terra lo conosci, no? Sa essere asfissiante. Il nostro signore di cui parlava la Zzintunietta, secondo me, ci ha messo il mare accanto per salvarci dal caldo, per darci un po’ di refrigerio. Ma se ora al mare non ci si può più avvicinare o ci si può avvicinare solo chi lo può pagare… Quando c’è l’afa, Presidé, i nervi saltano prima, le mani si muovono prima, il sangue salta agli occhi e a volte scorre pure fuori, prima.
Che peccato. Manco le vacanze possiamo fare più.
Comunque io mi sono segnato i nomi di tutti quelli che erano in coda con me, del tizio della spiaggia privata, delle guardie, degli assistenti civici e anche di un cane randagio che passava di là. Va beh, il nome del cane (Bobi) l’ho inventato, lo ammetto. Il nome dell’amico degli amici non l’ho segnato. Non me lo ricordo.

Comunque alla fine, sai che ho fatto? Me ne sono tornato a casa. Niente mare. La doccia, mi sono fatto. Nel bagno. Senza code, né guardie, né assistenti. Poi ho mangiato le cicorie della Zzintunietta.

Miché, ti giuro, sarà che ormai ho la fissazione, ma…
Sapevano di amuchina.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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