Insegnanti nella pandemia: la scuola che resiste

La prima frase che ci facevano scrivere alle elementari, “io vado a scuola”, sta diventando obsoleta. Da un giorno all’altro la scuola si è fermata. Poi è ripartita (o sta ripartendo) diversa, nuova, in emergenza; o forse in preda alla normale evoluzione che le tecnologie digitali avrebbero prima o poi portato. Gli insegnanti sono diventati, loro malgrado, gli alfieri di questa transizione. Come vivono questa responsabilità? Come ne reggono il peso? Lo abbiamo chiesto a due professoresse

di Thomas Pistoia

Molti pensano che il lavoro dell’insegnante si limiti alle ore passate in classe e alla correzione dei compiti. Genitori e studenti difficilmente si rendono conto che è orario lavorativo anche quello dedicato al ricevimento e ai consigli di classe e d’istituto.

Ci sono poi insegnanti che non si limitano all’attività canonica, ma coinvolgono i ragazzi in iniziative e progetti culturali, magari anche con un’attenzione particolare agli alunni speciali, quelli che hanno bisogno di una mano in più.

Vera Stufano e Ketty Giannelli appartengono a questa categoria di docenti. Entrambe insegnano materie letterarie e hanno lavorato tanto nelle scuole del nord, quanto in quelle del sud.

Vera, 48 anni, insegna presso l’Istituto comprensivo Imbriani Salvemini di Andria; negli ultimi 5 anni ha insegnato a Roma e ha aderito al GLI (Gruppo di Lavoro per l’Inclusione) nato per il supporto degli alunni con disabilità e con DSA (disturbi specifici dell’ apprendimento) e di tutti i bisogni educativi speciali (Bes), in cui rientrano anche lo svantaggio socioculturale e l’inclusione degli alunni stranieri neoarrivati che necessitano di alfabetizzazione. Vera si occupa anche della gestione di progetti per far fronte alla dispersione e allo svantaggio socio culturale.

Ketty, 46 anni, è docente coordinatrice di classe presso l’ I.I.S “Rita Levi Montalcini” di Casarano. In Veneto, nella prima parte della sua carriera, ha curato il “Progetto sull’ ABC dell’informatica”. In Puglia, prima in provincia di Taranto, poi a Casarano, è stata anche tutor interno dell’Alternanza scuola lavoro (PCTO). Con i suoi alunni ha aderito a concorsi come “Stop the bully, be a friend”, contro il bullismo, e “Il diritto che vorrei – cultura e sviluppo economico”. Ha curato anche un progetto di latino per allievi con disabilità e disturbi specifici d’apprendimento.”

A loro abbiamo chiesto di spiegarci cosa significa essere insegnanti ai tempi del Covid-19, di raccontarci la nuova scuola dell’emergenza e della didattica a distanza.

Com’è cambiato il suo lavoro quotidiano? Com’è stato l’impatto con la didattica a distanza?

Vera Stufano

I cambiamenti principali riguardano, in sintesi, principalmente due aspetti. Innanzitutto l’orario di lavoro giornaliero che, senza retorica, ma con oggettivo conteggio delle ore, si è raddoppiato. Prima per la didattica frontale, la programmazione e la correzione dei compiti occorrevano dalle 5 alle 8-9 ore al giorno; ora, con la didattica a distanza, lavoro tra le 10 e le 16 ore. Il secondo aspetto riguarda senz’altro il cambio della progettazione e delle metodologie didattiche, che ora sono più diversificate e complesse, ma, devo dire, anche più stimolanti.

Il primo impatto è stato abbastanza difficile e caotico, un po’ per l’eterogeneità dell’utenza nell’approccio alla tecnologia, un po’ per le diverse direttive tra una scuola e l’altra (dovute anche ad una comunicazione non sempre chiara e talvolta contraddittoria del MIUR).

Ketty Giannelli

Lavorare da casa è un’esperienza nuova, che ha stravolto le vite di tutti e ci ha inizialmente costretti a reinventarci. Ci ha spronati a imparare a usare software fino a quel momento sconosciuti, con attività di insegnamento in parte nate con l’emergenza attuale e con metodologie a volte differenti. Il tempo scuola è cambiato: la didattica a distanza richiede tempi più lunghi, ma si sono accorciate le distanze tra gli individui; hai bisogno di un chiarimento? Prendi il telefono e ti viene data la risposta; posti una lezione? La chiarisci in svariati modi; c’è bisogno di velocizzare i tempi? Viene attivato un nuovo canale; ti viene fornita la teoria, vengono attivati corsi di formazione online, ma poi serve la pratica. Inizi a provare e scopri che in fondo ti piace e rispunta un sorriso.

Da ciò che ha potuto percepire, i suoi alunni come stanno vivendo l’impatto con questo nuovo metodo di insegnamento? E soprattutto, stanno apprendendo?

Vera Stufano

Gli alunni hanno avuto due reazioni opposte: alcuni si sono cimentati nell’uso della piattaforma di Google Classroom con entusiasmo, l’hanno vissuta come una novità ed una sfida in direzione di una maggiore autonomia. Altri, invece, hanno avuto un rifiuto totale… Anche se va detto che questo rifiuto spesso è legato proprio al fatto che in casa non hanno un pc su cui lavorare. Riguardo all’apprendimento, il livello è rimasto sostanzialmente lo stesso. Di certo é diventato più difficoltoso monitorare l’impegno quotidiano, ma siamo in emergenza. Francamente in questo momento cerco di stare dietro ai ragazzi il più possibile, ma non mi va di vessarli con il rispetto puntuale delle consegne. Hanno già abbastanza ansia da gestire, non voglio aggiungere anche l’ansia per i compiti.

Ketty Giannelli

Inizialmente gli alunni erano pervasi da sensazioni contrastanti: il primo impatto non è stato facile, ma fondendo le nostre indicazioni con la loro capacità di usare la tecnologia, i problemi sono stati superati. Stanno rispondendo in maniera positiva, si stanno impegnando. Ha giocato un ruolo determinante sulla prosecuzione del lavoro il fatto di conoscerli da 5 anni, di capire il loro iniziale ritiro e isolamento per aiutarli a ritrovare un nuovo entusiasmo e una più forte motivazione. Si alternano poi le giornate di studio con attività spesso originali e divertenti, con momenti di svago su tutti i canali consentiti e con progetti che ci facciano sentire più uniti. Si scoprono caratteristiche degli alunni che non si conoscevano così bene e anche loro sono lì, pronti a collaborare o a chiedere, se sono in difficoltà. E a modo loro ringraziano sempre.

Cosa pensa delle decisioni del governo in merito agli esami di terza media e di maturità?

Vera Stufano

Penso che vadano accettate anche se a malincuore, perché l’emergenza e il rischio sono tali da preferire un esame non molto attendibile ad ulteriori contagi. Tuttavia lo Stato e il Ministero dell’Istruzione devono prendersi l’impegno di mettere le scuole italiane in condizioni di ripartire con sicurezza, ampliando gli spazi ed evitando la formazione di classi pollaio. La didattica a distanza non può sostituirsi a quella in presenza, è una misura emergenziale e come tale non deve durare troppo a lungo, diventerebbe lesiva,

Ketty Giannelli

Credo che il governo si stia muovendo in modo cauto e sensato, pur tra alcune incertezze indicative e operative che fanno parte del momento e che noi percepiamo, rimanendo in attesa di ulteriori chiarimenti. E’ giusto muoversi sulla base dei dati forniti dalle autorità sanitarie, così come è giusto alleggerire sempre più il carico di lavoro. Trovo ragionevole affidare la valutazione ai membri interni, che conoscono i loro allievi e sanno come hanno gestito le attività a distanza. Ora più che mai gli alunni devono essere aiutati e i docenti supportati.

Da insegnante, in base alla sua esperienza, c’è qualcosa che in questa situazione d’emergenza la scuola potrebbe gestire meglio? E se sì, in che modo?

Vera Stufano

Di sicuro la lezione che dobbiamo imparare da questo disastro è che, nonostante siano passati più di 60 anni, la scuola italiana non è poi così diversa da quella che Don Milani criticava. L’obiettivo deve essere quello di ridurre il divario sociale mettendo tutti nelle stesse condizioni oggettive di poter apprendere. Altrimenti la didattica a distanza potrebbe diventare incubo, caos e isolamento per una buona parte degli studenti italiani.

Ketty Giannelli

La gestione delle attività scolastiche a distanza sta mettendo tutti a dura prova, e alcuni problemi sono emersi, come la non disponibilità da parte di tutti i ragazzi di un PC, un tablet, una connessione internet, anche se, nelle realtà territoriali dove non può arrivare la scuola, sta cercando di arrivare il Ministero; si dovrebbe gestire in maniera più forte il raccordo scuola-famiglia, tramite contatti telefonici diretti, così come, in questa situazione, si dovrebbe fare in modo di rendere ancora più unito tutto il personale che lavora in ogni singola scuola.

Domanda d’obbligo. Cosa le manca di più della scuola?

Vera Stufano

Ovviamente mi manca il fattore umano e la socialità “calda” che solo l’interazione diretta può dare.

Ketty Giannelli

Della scuola mi manca la normalità, se non la quotidianità, mi manca il contatto umano, il poter guardare in viso le persone, mi mancano i volti imbronciati o polemici o tristi o sorridenti dei miei alunni. Mi mancano quei momenti in cui si parla di altro tra colleghi, in cui scopri l’umanità che si cela dietro a un “ruolo”. Ma, paradossalmente, la distanza sta rafforzando i legami.

A Vera Stufano, che da poco si è trasferita da Roma, facciamo un’ultima domanda.

Proviamo a seguire il luogo comune del divario nord-sud. Secondo lei, nella capitale, la didattica a distanza viene gestita meglio?

No, è uguale. C’è il solito divario sociale centro-periferia. Studiare al centro di Bari o al centro di Roma è lo stesso, sono le zone periferiche il problema. La dispersione scolastica ha picchi altissimi nelle periferie romane più che in quelle pugliesi, anche perché a Roma ci sono molti più migranti clandestini rom e cinesi. Si tratta di comunità in cui difficilmente i genitori si preoccupano dell’istruzione dei loro figli.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!