Taranto, wind days, ecco quello che accade davvero

La scienziata Cristina Mangia avverte: necessario rivedere la prescrizioni della Asl. La sua ricerca pubblicata sulla rivista scientifica “Air Quality, Atmosphere & Health” lo dimostra

Di Daniela Spera

A Taranto, anche in emergenza coronavirus, la questione ambientale continua a rimanere un focus importante. L’attività industriale prosegue e con essa anche l’inquinamento. Sul sito dell’Arpa non si fermano gli avvisi di ‘wind days’, particolari giorni di vento molto forte nei quali gli inquinanti di origine industriale si concentrano nei quartieri più vicini, soprattutto nel rione Tamburi. In questi giorni il vento intenso determina un impatto negativo sulla qualità dell’aria con particolare riferimento al PM10 e al benzo(a)pirene. Con deliberazione di Giunta Regionale n. 1474 del 17/07/2012 è stato adottato il documento “Piano contenente le prime misure di intervento per il risanamento della qualità dell’aria nel quartiere Tamburi (TA) per gli inquinanti PM10 e benzo(a)pirene ai sensi del D.lgs.155/2010 art. 9 comma 1 e comma 2”, successivamente approvato con deliberazione di Giunta Regionale n. 1944 del 2/10/2012. Per ridurre gli effetti negativi sulla salute della popolazione le aziende devono adempiere ad alcune prescrizioni contenute nel provvedimento, mentre l’Asl di Taranto, in quei giorni, invita i residenti interessati ad attenersi alle misure di precauzione indicate in un documento scaricabile dal sito dell’azienda sanitaria. Tra le misure consigliate, per concentrazioni di PM10 comprese tra 26 e 50 µg/m3 (livello di inquinamento medio) e tra 51 e 100 µg/m3 (livello di inquinamento alto), vi è quella che prevede di effettuare attività sportive all’aperto fra le ore 12 e le 18, considerate dalla Asl ore in cui i livelli di inquinamento sono inferiori. C’è però chi non è dello stesso avviso. Cristina Mangia, ricercatrice presso l’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche, insieme al suo team di ricerca, ha effettuato a Lecce uno studio, pubblicato di recente su Air Quality, Atmosphere & Health che spiega perché le indicazioni fornite dalla Asl sono da rivedere.

Dottoressa Mangia, qual è stato lo scopo di questo studio?

L’obiettivo dello studio era quello di valutare da un punto di vista scientifico l’efficacia di un intervento di qualità dell’aria come quello che era stato promosso a Taranto. Lo studio della qualità dell’aria è fondamentale per poter intervenire anche sul miglioramento della qualità della vita della popolazione esposta a inquinamento atmosferico.

Io e miei colleghi Cervino, Gianicolo, Russo e Singer ci siamo concentrati sia sull’intervento rivolto alle aziende sia sulle raccomandazioni ASL alla popolazione. Sulla base delle nostre conoscenze sul trasporto e dispersione degli inquinanti avevamo qualche dubbio che in giorni di vento intenso si verificasse una sostanziale riduzione degli inquinanti nella fascia oraria, dalle ore 12 alle 18, in cui si consiglia alla popolazione di programmare attività sportive o di arieggiare gli ambienti chiusi. Ed il nostro studio sulla base dei dati a noi disponibili lo ha confermato.

Lo studio è stato focalizzato sul rione Tamburi che è la parte della città di Taranto più vicina alla zona industriale. Cosa è emerso rispetto all’analisi delle polveri sottili PM10?

È stato fatto un confronto tra i diversi valori di concentrazione di PM10 nei giorni di wind days e nei giorni di non-wind days prima e dopo l’intervento. La stazione di monitoraggio di riferimento è stata la centralina Machiavelli localizzata nel quartiere Tamburi. In effetti nei giorni di non-wind days la concentrazione di particolato si riduce nella fascia oraria compresa tra le ore 12 e le 18 ma nei giorni di wind days, questo non avviene. Nei wind days, invece, il profilo giornaliero della concentrazione di PM10 è differente: tra le 12 e le 18 il PM10 tende in media ad aumentare rispetto alle ore precedenti. Questo contrasta con le misure di prevenzione indicate dalla Asl di Taranto. Per questo motivo abbiamo comunicato il risultato del nostro studio alla Asl, Sindaco, ARPA Puglia ed ARESS principalmente per valutare la possibilità di rivedere quanto raccomandato alla popolazione. Tuttavia non abbiamo ricevuto alcuna risposta.

Sembra quindi che sia stato fatto un errore nella scelta della fascia oraria indicata per le attività all’aperto. Ci spiega in parole semplici da cosa origina questo errore?

Secondo quanto riportato dal documento ASL, sembra che sia stata effettuata una media delle concentrazioni orarie di PM10 nell’arco di un anno stabilendo che in quella fascia oraria ci fosse una concentrazione più bassa di particolato, senza probabilmente distinguere tra giorni “wind days” e giorni “non wind days”.

Non si è probabilmente tenuto conto delle dinamiche di dispersione degli inquinanti in condizioni di vento particolarmente intenso in quei giorni. Nei giorni di non-wind days, durante le ore centrali della giornata, generalmente è favorita la dispersione verticale, verso l’alto, che genera una maggiore diluizione degli inquinanti, mentre nei giorni di wind days non si sviluppano le condizioni per la diluzione verticale e prevale il trasporto degli inquinanti nella direzione del vento. Inoltre per le emissioni dei camini, fonti emissive più alte, non si ha la spinta verso l’alto, e queste possono essere ‘schiacciate’ dirigendosi verso il centro abitato.

Oltre all’analisi della dispersione del PM10 avete anche analizzato l’andamento della concentrazione dell’inquinante SO2 che è uno dei traccianti più rappresentativi di un’attività industriale in corso, anche se non è oggetto della legge regionale del 2012. Come mai avete valutato anche questo inquinante e quale risultato è emerso?

In diversi studi che avevamo già svolto su Taranto avevamo visto che per studiare l’inquinamento nella città con i dati delle centraline bisognava tenere conto sia del PM10 che dell’SO2, perché sono due sostanze diverse legate a processi emissivi differenti.

Proprio per la complessità dell’area industriale tarantina bisogna avere uno sguardo ampio sulla qualità dell’aria e tenere conto che vengono emesse tante sostanze diverse, non tutte misurate nelle centraline.

Questo è importante anche per gli studi epidemiologici che valutano sia gli effetti a lungo termine sia quelli a breve termine rispetto all’esposizione della popolazione agli inquinanti. L’importanza dell’inquinante SO2 come tracciante delle attività industriale è stata anche riconosciuta negli ultimi studi epidemiologici condotti dal Centro Salute Ambiente della Regione Puglia. Abbiamo, pertanto, ritenuto rilevante ai fini della prevenzione guardare anche a questo inquinante nei giorni “wind days”. Analizzando l’andamento della concentrazione di questa sostanza è emerso che nei wind days questa aumenta, proprio nella fascia oraria compresa tra le ore 12 e le ore 18 della giornata.

Nello studio però non è stato possibile fare analoghe valutazioni per il benzo(a)pirene, come mai?

Purtroppo i dati sul benzo(a)pirene non sono disponibili ad una osservazione pubblica. Per questa ragione non abbiamo potuto verificare l’efficacia della legge regionale rispetto alle misure da adottare per ridurre l’impatto di questo inquinante sulla popolazione nei giorni di wind days. Abbiamo però analizzato gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici), famiglia di sostanze nocive, a cui il benzo(a)pirene, cancerogeno certo, appartiene. Una valutazione complessiva su tali inquinanti ha messo in evidenza come questi si accumulino in concentrazioni elevate nelle aree vicine nella zona industriale in condizioni meteorologiche diverse dal wind day, come quelle di calma di vento.

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