Decreto “Salva-Ilva” anche al tempo del Covid-19

Di Daniela Spera

Non compare la siderurgia nell’elenco delle attività considerate necessarie anche in emergenza Covid-19.

In realtà, l’Allegato I che accompagna il testo del recente DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 22 marzo 2020, in una prima bozza, includeva nella lista anche la ‘metallurgia’. Quindi anche l’attività siderurgica. Nella versione modificata, questa e altre voci, sono state cancellate. Secondo le disposizioni del decreto dunque l’attività dell’ex Ilva, non essendo essenziale, potrebbe essere sospesa, almeno temporaneamente, in emergenza coronavirus.

Lo stabilimento siderurgico è infatti un pericoloso bacino di potenziali contagi dal momento che per gli operai (circa 8000) è praticamente impossibile rispettare la distanza di almeno un metro tra loro, e i dispositivi di protezione individuale previsti, del tutto inadeguati, non eliminerebbero la possibilità di diffusione del contagio. Molti operai hanno aggirato l’ostacolo presentando un certificato di malattia che consente loro di starsene a casa ma il problema resta per i tanti operai che continuano a lavorare.

Ritornando al testo del DPCM, è la lettera g) dell’art.1 (Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale) a suscitare dei dubbi circa la possibilità che l’ex Ilva possa essere compresa, comunque, tra le attività consentite dal governo anche se non considerate essenziali (legge 12 giugno 1990, n.146). Si legge infatti: ‘Consentite anche le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso o un pericolo di incidenti. Il Prefetto può sospendere le predette attività qualora ritenga che non sussistano le condizioni di cui al periodo precedente. In ogni caso, non è soggetta a comunicazione l’attività dei predetti impianti finalizzata a garantire l’erogazione di un servizio pubblico essenziale’.

Non solo. Ma alla lettera h) è anche specificato: ‘sono consentite le attività dell’industria dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre attività di rilevanza strategica per l’economia nazionale, previa autorizzazione del Prefetto della provincia ove sono ubicate le attività produttive.’ L’ex Ilva è stabilimento industriale di interesse strategico nazionale ai sensi del decreto-legge 3 dicembre 2012, n. 207 (convertito, nella legge 24 dicembre 2012, n. 231).

Spetterebbe, dunque, al Prefetto della Provincia di Taranto sospendere o meno, almeno temporaneamente, l’attività dell’ex Ilva.

Lo stabilimento siderurgico svolge infatti un’attività a ciclo produttivo continuo che potrebbe fermarsi solo a condizione che questo non danneggi gli impianti o determini incidenti.

Ricapitolando, l’ex Ilva rientra tra le attività consentite perché ‘strategica’ e ‘a ciclo produttivo continuo.’ L’ultima parola per il proseguimento dell’attività è affidata al Prefetto della provincia jonica.

Intanto il sindaco Rinaldo Melucci ha scritto al rappresentante del governo ‘per conoscere l’orientamento dell’ufficio governativo a tutela della salute dei cittadini e dei lavoratori, ora più che mai bene primario da tutelare’ con la premessa che ‘qualsiasi decisione rispetto all’essenzialità dei servizi produttivi, alla luce delle più recenti disposizioni governative per l’emergenza Coronavirus, spetta ai prefetti. Per questo, raccogliendo le sollecitazioni di cittadini e sindacati soprattutto sull’essenzialità delle attività dello stabilimento siderurgico (rispetto ad altre attività industriali espressamente consentite dal Dpcm), l’amministrazione comunale ha scritto a sua eccellenza il Prefetto di Taranto’.

Il timore è che il decreto nasconda l’ennesimo escamotage legislativo per consentire ad ArcelorMittal il proseguimento dell’attività produttiva, mettendo a rischio lavoratori e cittadini, che oltre all’emergenza ambientale, ancora in atto, si trovano oggi a dover affrontare anche quella provocata dal covid-19. Tra l’altro non è esclusa una proroga delle disposizioni contenute nello stesso decreto.

Una prassi consolidata negli anni come testimoniano i numerosi decreti denominati ‘Salva Ilva’, emanati dai vari governi passati, e condannati dalla Corte europea il 24 gennaio del 2019.

Tutto questo mentre è ancora in corso di efficacia l’ordinanza del sindaco del 27 febbraio scorso con cui il primo cittadino ordinava ad ArcelorMittal di individuare ed eliminare, entro 30 giorni, tutte le criticità presenti nello stabilimento al fine di tutelare la salute pubblica.

La speranza è che si arrivi, almeno per il momento, ad un rallentamento della produzione, con l’obiettivo di ridurre il personale impiegato e quindi anche la possibilità di diffusione del contagio.

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