L’uomo delle torri

La sala operativa è un turbinìo di immagini e monitor, luci e suoni elettronici.
L’uomo dai capelli bianchi siede davanti a una sorta di mixer e, saltuariamente, tocca questo o quel tasto, sposta questa o quella leva, ruota una manopola, con un fare che sembra estremamente elegante. C’è davvero di che essere orgogliosi a stare accanto a un Guardiano, pensa il ragazzino.
– Vedi? Ogni monitor inquadra un tratto di mare. Nella parte bassa dello schermo, il computer indica da quale punto della costa salentina arrivano i filmati, ma, per me, sai, dopo tanti anni, basta un’occhiata per capirlo. Guarda, per esempio… Quello e il mare di Torre Mozza; quell’altro, invece, sta davanti a Torre Pali.
– Ma, nonno, come fai?
– Hai ragione, tu dici alla fin fine il mare uno è, ma cambiano i colori. Guarda, il mare di Torre Pali ha un verde più profondo, quello di Torre Mozza tende più all’azzurro. Anche il loro modo di muoversi è diverso.
– Torre Pali sembra più… nervoso.
– Proprio nervoso, no. Ma hai ragione, è più vivace, diciamo così. Comunque è come se ogni località avesse un proprio mare, con un proprio colore e… e carattere, ecco. Guarda, su quello schermo c’è Torre dell’Orso e quell’altro ora sta inquadrando Roca Vecchia. Il mare è sempre lo stesso, sempre diverso. Oppure è soltanto un’impressione, uno scherzo giocato dalla luce agli occhi stanchi di questo tuo povero nonno.
– Ma tu non sei vecchio!
Il nonno sorride. Sarà quel lavoro strano ma tanto importante che fa, a tenerlo giovane. Eppure gli manca poco alla pensione e nella vita ne ha viste tante.
L’invasione, la guerra, la resistenza. Ha patito tanto di quel dolore e di quella fame, che gli basta ricordare un giorno qualsiasi di quel passato per essere scosso da brividi di terrore.
Perché lui ha visto le persone morire per la strada sotto ai bombardamenti. Ha perso familiari e amici in uno dei bagni di sangue più atroci che la storia ricordi.
Sembrava lontana, la guerra. I governanti, con enorme miopia, non si resero conto di quello che stava accadendo e lasciarono che il dittatore scorazzasse a est, massacrando e sterminando.
Quando da quella parte non ci fu più nulla da conquistare, il mostro si voltò e vide dall’altra parte, altra terra, altri popoli da sottomettere. E attaccò.
– Arrivavano dal mare – sta dicendo il nonno, che, quasi senza accorgersene, ha cominciato a raccontare al nipote quei tempi orribili. Il ragazzino è ormai grande e ascoltare un po’ di storia di quella vissuta, che non sia solo un freddo resoconto da libro di scuola, non gli fa male di certo. Bisogna spiegare alle nuove generazioni cosa è successo, perché non ripetano gli stessi errori.
– Sai, erano un po’ come gli antichi pirati. La differenza stava nel fatto che questi prima bombardavano. Poi scendevano dalle navi e si addentravano nel territorio. E, come nei tempi che furono, uccidevano, saccheggiavano e stupravano in nome del loro dio. Noi li cacciavamo via in nome del nostro. Io non so se questi due dei esistano davvero, ma, se fosse così, secondo me erano del tutto ignari, oppure faticavano a capire quanto stava accadendo, come molti di noi.
Il ragazzino ascolta attento, la fronte è leggermente corrugata.
Stavamo per perdere la guerra. I paesi del Salento, ormai rasi al suolo, resistevano ai continui attacchi dalle loro macerie, la popolazione civile veniva ogni giorno maciullata dalle bombe. I saraceni… Sì, avevamo preso l’abitudine di chiamarli così. Non turchi. Saraceni. Per distinguerli dai civili della Turchia, oppressi anch’essi dallo stesso dittatore che mandava i suoi soldati a massacrarci. Quello stesso mostro che aveva seminato morte in Siria e in Kurdistan e che aveva imprigionato patrioti e dissidenti del suo paese, uccidendoli e torturandoli.
Bisognava sconfiggerlo. Bisognava fare in modo che i suoi aerei e le sue navi, invisibili ai radar, non si avvicinassero più alle nostre coste.
– Perciò creaste posti come questo? – chiede il ragazzino, indicando con un largo giro del braccio tutta la strumentazione informatica che riempie la stanza.
– Sì. E con questa idea salvammo tutti. Perché fummo noi salentini a salvare, non solo l’Italia, ma l’Europa intera!
– Con… Le torri?
– Sì. Pensammo che nell’antichità ci si difendeva dagli attacchi dei pirati saraceni scrutando il mare dalle torri. Così decidemmo di riutilizzarle anche contro questi pirati più moderni. Le rimettemmo in funzione, diciamo così. Alcune erano ormai ridotte a rovine smozzicate, altre invece erano ancora ben conservate. In tutti i casi erano state costruite nei punti più strategici, in modo che dalle loro cime si potesse guardare più mare possibile. Così, su di esse, costruimmo le fortezze di metallo e tecnologia che tu vedi oggi. Accanto vi ponemmo la nostra contraerea. La guerra divenne ancora più violenta, ma i saraceni non riuscirono più a coglierci di sorpresa. Fino al giorno in cui il loro dittatore, perduta l’ultima battaglia, non fu rovesciato dal suo stesso popolo, da quegli stessi dissidenti che aveva tenuto rinchiusi per lunghi anni in remote galere.
– …E allora nacquero i guardiani. Quelli come te.
– Sì. Tutte le torri del Salento, da allora, sono rimaste in funzione e all’interno di ognuna di esse ci siamo noi, i reduci di quella guerra. Facciamo i turni, ci diamo il cambio, perché nessun pazzo dittatore si avvicini a… – il vecchio sorride e accarezza il capo del ragazzino – …ai nostri nipoti.
– Nonno, tu sei un eroe.
Il guardiano non risponde, si volta e finge di guardare i monitor con attenzione, ma i suoi occhi ora vedono poco, tanto si sono fatti lucidi.
Il mare uno è. Ma lui lo ha guardato in faccia tanto a lungo da conoscerlo a memoria e si è convinto che non è poi molto diverso dagli uomini. In una stessa persona diverse nature, in uno stesso popolo amore e odio, che vanno e vengono attraverso le epoche come onde sul bagnasciuga.
Suo nipote gli interrompe i pensieri, toccandogli il braccio con una mano.
– Nonno?
– Dimmi.
– La storia delle torri.
– Sì.
– Per favore… Raccontamela di nuovo.

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Info sull'autore

Thomas Pistoia

Nato a Torino nel 1971, ha vissuto la sua giovinezza in quel di Presicce. Scrittore, sceneggiatore e poeta, ha pubblicato racconti, poesie e canzoni. Per Ofelia Editrice ha pubblicato il romanzo "La leggenda del Burqa". Per la Sergio Bonelli Editore ha scritto storie per Nathan Never e Zagor. Ha collaborato con Astorina per alcune storie di Diabolik.

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