Il gioco dell’estate

“Noi teatranti siamo dei cuori semplici. Nonostante tutte le difficoltà, le amarezze e le disillusioni basta un niente a farci tornare a credere nel teatro, nella sua possibilità di nutrirci.

Come un piccolo bonifico che arriva ormai inaspettato.”

Massimiliano Civica, regista

È arrivato il tempo del riposo.

E che bello quando non è forzato, imposto dall’assenza di opportunità, ma meritato, guadagnato, giusta ricompensa di tutti gli sforzi fatti fino a quel momento.

 

Bello potersi dichiarare in ferie dopo mesi di intrecci di progetti, susseguirsi di lezioni, saggi, brevi presentazioni, laboratori intensivi, residenze e prove per diverse produzioni contemporaneamente.

 

Questo mi fa pensare che per aiutare qualcuno, per aiutare davvero qualcuno, non bisognerebbe fare della beneficenza, ma offrirgli la possibilità di guadagnarsi da vivere da solo. Magari facendo il mestiere che ama fare

 

Dovrebbe essere un sacrosanto diritto, poter fare il proprio lavoro, potersi guadagnare da vivere facendo ciò che sappiamo fare meglio e che amiamo fare e potersi permettere una vacanza con le persone che amiamo.

 

Che io ho la fortuna di vivere una vacanza ogni anno, ma quando arrivano dopo tanto lavoro, il mio bellissimo e amato lavoro, i bagni al mare hanno tutto un altro sapore.

 

E questa estate sono stata particolarmente fortunata, che stranamente, sono anche già stata pagata per quasi tutti i lavori svolti in questi mesi.

 

Come per magia, sono arrivati bonifici che nemmeno aspettavo più, addirittura sommandosi tra loro. Evento raro e capace di dare nuova vita al mio amore per il teatro.

 

E ho scoperto l’acqua calda.

Alla lettera, perché finalmente ho potuto riparare la caldaia, ma soprattutto in senso lato: ho scoperto che è davvero facile non essere scorbutici e stressati quando si possono risolvere tutte le beghe e non si hanno debiti.

È davvero facile essere efficienti quando si ha la disponibilità economica necessaria, e sottolineo necessaria.

 

Sarebbe bello anche potersi permettere il lusso di passare qualche settimana in un resort con tutti i comfort per me e le bambine, ma va bene così, anche fare delle belle gite portandosi al mare i panini (che qui da noi ancora puoi farti fare a € 1,50 dal salumiere) è una bella fortuna, sopratutto quando il mare in questione è quello del Salento.

 

Ma il mare non è più lo stesso, non per me almeno.

 

Se, mentre siamo in acqua, vedo una medusa, io porto subito in salvo le mie bambine, a riva, e possiamo anche decidere di mettere fine alla nostra giornata di mare e tornarcene a casa.

 

E non posso non pensare a quelle mamme che, poco più in là, nello stesso mare, non hanno avuto altra scelta che mettere i propri figli su barconi di legno malmessi.

Che non possono ripararli dal sole, se hanno caldo, portarli al caldo, se hanno freddo, o evitar loro di cadere in un mare scuro, profondo, freddo e pieno di insidie e sparire nel blu.

 

Giovedì notte altre 150 persone sono morte.

Annegate in mare.

Il nostro stesso mare.

Se qualcuno non avesse avuto la faccia tosta e il potere di vietare alle ONG di salvare vite umane, forse quelle 150 persone oggi sarebbero ancora vive.

 

Invece sono morte. Sparite nel nulla, donne, bambini, ragazzi con le loro storie, i loro sogni, le loro speranze… Tutto inghiottito dal mare. Grazie al nostro governo Lega – 5 stelle.

 

Gli stessi che giovedì scorso hanno votato CONTRO lo sgombero di CASAPOUND.

 

Gli stessi che parlano di ‘mandato zero’.

 

Gli stessi che hanno trasformato questo Paese in un luogo pieno di rancore, odio, rabbia, razzismo e sessismo spudorati e leciti.

 

E io oggi leggo il post di un ragazzo, un certo Lorenzo Tosa, diventato virale raccontando della sua personale vicenda, su un treno Frecciabianca, ‘da qualche parte nelle campagne della toscana’. Racconta di come un addetto alle pulizie di Trenitalia si sia permesso di urlare e inveire contro una giovane ragazza solo perché di colore. Di come le abbia urlato in faccia insultandola senza motivo e senza che nessuno dicesse nulla. Tranne lui, che si è alzato e si è messo tra loro obbligando il dipendente di Trenitalia a porgere le sue scuse.

Racconta del vuoto spaventoso negli occhi di quell’uomo pieno di odio.

Racconta di come si sia sentito ‘rispettato’ e ‘ascoltato’ da quell’uomo solperché anche lui Italiano dalla pelle bianca.

E io subito penso a cosa sarebbe successo se su quel treno ci fossi stata io al suo posto, se fossi stata io l’unica ad alzarmi in piedi per prendere le difese della giovane ventenne del Mali e, purtroppo, devo ammettere che non sarebbe successo nulla. Proprio nulla.

Quel tipo avrebbe semplicemente continuato ad urlare e inveire contro una ‘negra di merda’ e una ‘troia comunista’.

Questo sarebbe successo.

 

A volte mi succedono cose e mi ritrovo a pensare: ‘sarebbe successo anche se io fossi stata diversa?’

Per esempio, secondo me, da quando non mi trucco più le persone mi trattano in modo diverso.

 

Se io fossi una top manager vestita in un certo modo mi porterebbero più rispetto.

Se io fossi un uomo, vestito da manager,  me ne porterebbero ancora di più.

 

È così.

 

Se io fossi ricca sarei più bella, le preoccupazioni rendono brutti.

Se io fossi ricca sarei più sana, le cure costano.

Se io non fossi del 1973 e italiana non ricorderei con così tanta precisione e terrore i fatti di Genova 2001.

Se io non fossi madre sarei sempre e ancora in strada a rischiare manganellate.

Se io non fossi come sono non ci andrei neanche più alle manifestazioni.

Se io non avessi abbastanza soldi per pagarmi le bollette e far crescere i miei figli risicherei di perderli.

Se io fossi molto povera e vittima di una qualche ingiustizia non potrei difendermi come chi è potente.

 

E io non ho soluzioni, non ho risposte.

 

E allora, prima di salutarvi per dedicarmi completamente alla mia pausa estiva, vi lascio con le domande che mi girano in testa:

 

Cosa ho fatto io per meritarmi più fortuna di altri? Come sarebbe la mia vita oggi se io fossi di un’altra etnia, un’altra nazionalità, un altro sesso, se facessi un lavoro diverso?

 

Cambiare i protagonisti delle storie che leggiamo o che sentiamo. Immaginare come sarebbero cambiate.

Ecco il gioco dell’estate.

Buon divertimento.

 

 

 

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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