Basta donne forti

di Barbara Toma

 

‘Vedo donne che si indignano al primo slogan in odor di maschilismo, ma che criticano le donne che hanno accanto al primo segno di debolezza. Vedo donne che confondono la forza con il valore, lefficienza con la felicità, la cura degli altri con la propria…’

Che cosa ce ne facciamo, allora, di tante storie di donne ribelli? Dove vanno a finire, una volta uscite dai social e dalle librerie? Forse le donne non hanno bisogno di tanti slogan, ma di essere più sincere con se stesse, di pretendere meno o di più dalle proprie forze, di ignorare le richieste altrui, di imparare a perdonarsi. Forse non hanno bisogno di esempi illustri, ma di accettare la propria debolezza, la propria leggerezza e la propria stanchezza…’ (dal blog Rosapercaso)

 

 

Mi sono imbattuta in queste parole proprio in un momento in cui riflettevo sul mio ruolo di madre e donna e su cosa significhi, in fondo, avere coraggio.

In questi giorni un profondo senso di disagio mi ha pervaso, parlo tanto di forza, di audacia, ma ora un dubbio mi attanaglia: sono davvero forte e coraggiosa, come tutti mi dicono da anni, sol perché porto avanti una famiglia monoparentale con due bambine piccole? Sono davvero forte e coraggiosa sol perché ho lasciato un uomo violento? Ho voluto credere nella mia forza. Nella forza che gli altri mi hanno sempre attribuito. Perché crederci mi ha permesso di andare avanti. Ma è proprio qui il problema: io non faccio che andare avanti, io sopravvivo e vado avanti.

Sgrido mia figlia quando non ha il coraggio di prendere le difese di qualcuno, mi indigno di fronte alla codardia della gente e sono intollerante con chi non prende posizione.

Io sono sempre stata una lottatrice.

Prima lottavo per emergere dalle difficoltà, per inseguire i miei sogni, per trasformare la mia passione in mestiere, per difendere la mia diversità, per restare libera di dire quello che volevo, per non scendere a compromessi. Per superare le disgrazie sorridendo.

Oggi invece lotto solo per tutelare la mia fragile serenità e, quindi, la serenità delle mie figlie.

 

 

Ma non sono più tanto sicura che essere forte significhi portare il peso di ogni singola cosa sulle proprie spalle. Sopravvivere e andare avanti nonostante tutto.

Oggi io mi domando se essere forti e ribelli non equivalga a FERMARSI, puntare i piedi e restare immobili. Rifiutarsi di mettere in scena la solita farsa.

Oggi mi chiedo se non sia il caso di fermarci tutte.

Uno sciopero generale delle donne forti.

 

 

Oggi ho il brutto presentimento che il mio andare avanti sia la massima espressione della mia codardia.

Che io stia lottando contro il nostro interesse. Che questa serenità così faticosamente conquistata stia compromettendo la libertà delle mie figlie domani.

Che questo continuo annaspare per restare a galla mi abbia appannato la vista.

Forse ho così tanto bisogno di riprendermi che, per il quieto vivere, sono finita per evitare lo scontro. Forse, convinta di lottare, in realtà altro non faccio che evitare la guerra che dovrei affrontare per essere, davvero, libera.

 

Dovremmo liberarci dall’immagine di donne forti che la società ci impone, che altro non è che un ennesimo frutto di una cultura maschilista e patriarcale.

Basta donne con le palle!

Basta donne forti perché capaci di lavorare, crescere i figli, badare alla casa e, magari, anche essere curate e sorridenti.

Basta donne che non hanno bisogno di alcun aiuto per affrontare le difficoltà della vita.

Basta brave madri che vivono per i figli e si sacrificano.

Basta donne che soffrono in silenzio.

 

 

Siamo discriminate, dimenticate e lasciate da sole anche nel campo della medicina.

Nel 2014, secondo il World Economic Forum, l’Italia era al 68esimo posto nella classifica della disuguaglianza nelle cure tra uomo e donna.

E il pregiudizio di genere riguarda anche i sintomi della malattia.

Per esempio, ci hanno insegnato a riconoscere un infarto facendo caso ai segnali: dolore costrittivo al torace, alle braccia e al dorso, senso di oppressione allo stomaco. Ma  non ci hanno detto che i sintomi di un infarto per la donna sono ben diversi: sensazione di malessere generale, sudorazione, diarrea, nausea e vertigini.

 

Tutto ruota intorno agli uomini. Inoltre la nostra percezione è maledettamente deviata dalla convinzione che le donne siano più forti e fisicamente più portate al dolore. Un’idea che ha radici antiche quanto quella del peccato originale…

 

Come dice Jennifer Guerra in un interessantissimo articolo pubblicato da The Vision: ‘Come le donne riescano a sopportare i dolori del parto è un mistero che ha sempre affascinato medici e scienziati, ma che ha anche creato una specie di mistica della sofferenza femminile’.

 

Siamo discriminate sotto ogni aspetto e il dolore fisico, la paura, l’insicurezza, il bisogno di aiuto sono lussi che non ci possiamo permettere.

Ci viene implicitamente richiesto di essere sempre forti.

E se essere forti equivalesse a saper chiedere aiuto? Se significasse smettere di sacrificarsi?

La forza di mantenere una stanza tutta per sé.

La forza di amarmi.

Questo vorrei.

Questo ci auguro.

 

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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