Un pezzo alla volta

Restare fedeli all’esercizio della vita, quello più difficile. Senza farsi travolgere dalla fretta. A volte non c’è niente di più interessante di un corpo fermo in scena

 

Dimagrire ora!

Realizzare i propri sogni ora!

Trovare l’amore ora!

Fermare il cambiamento climatico ora!

Ringiovanire ora!

Fermare la guerra ora!

Imparare ad amarsi ora!

Fare un figlio ora!

Fare carriera ora!

 

Continuano a darci fretta e a ingozzarci di notizie e immagini in una frenetica overdose di dati, impossibile da gestire, da capire e da smaltire.

Ci spaventano con le cattive notizie e ci stordiscono con la fretta. Mentre, con sapiente lentezza, un pezzettino alla volta, un piccolo cambiamento alla volta, continuano imperterriti a toglierci l’aria, abituandoci pian piano alla nostra agonia.

I cambiamenti drastici contro l’umanità sono inaccettabili.

Cambiando le cose in modo graduale, invece, possono arrivare a farci accettare il disumano e farci credere che l’orrore sia la norma.

 

E così le notizie si accumulano veloci, le immagini si sovrappongono e tu devi ancora capire bene cosa sta succedendo, ma non c’è più tempo.

Sono passati 30 anni, e ancora sopporti un malgoverno, ancora subisci piccoli e grandi cambiamenti, questo continuo e imperterrito modo di toglierti spazio vitale centimetro dopo centimetro ha finito per diventare palese: siamo alla resa dei conti, non c’è più aria, non c’è più spazio, non c’è più tempo.

Il malessere è vivo e presente, i sogni invecchiano dentro di te senza mai essere messi alla prova,  passano i giorni, i mesi, gli anni e ti ritrovi dove non hai mai voluto essere, ma non c’è più tempo.

Continui a non dar retta alla tua voce interiore, a tradire te stesso, a dare la precedenza a tutto, quando inizierai ad amarti? Non c’è più tempo, non c’è più tempo!

 

E poi c’è lei, che a 23 anni piange per il tempo perso, anche lei convinta di non averne più

 

Lei non si ama perché non è magra.

Lei fatica ad accettarsi perché faticano ad accettarla gli altri.

Non vede quanta bellezza è, quanto talento ha, quanto tempo davanti a sé.

Non vede quanta ricchezza ha dentro.

 

Lei non immagina nemmeno quanto sia bello il suo corpo che danza.

La sua presenza in scena potente, vera, unica.

Non capisce quanto siano belle le sue forme tonde, quanto sia accogliente il suo corpo sodo, e dolce il suo sorriso.

 

E allora io che, come le radici che affondano nel cemento, ho imparato a crescere intorno ai buchi della vita e a rimodellarmi intorno alle loro crepe, prendo il mio tempo per dirle questo:

 

“Imponiti di restare al centro della scena, piccola grande donna.

Parlami di te,

lasciami entrare nei tuoi silenzi,

concedimi il lusso di vederti fallire,

fammi vedere come non riesci a danzare, come ti si incastrano le parole tra i denti senza riuscire ad emettere un suono.

Resta lì ferma,

lasciami soffrire,

fammi sentire impotente di fronte al tuo malessere,

mettimi pure a disagio.

 

E poi non aver paura d’essere un fiume in piena.

Vomitami addosso tutte le tue ferite,

i tuoi dubbi, i tuoi problemi.

 

Così giovane tu hai già imparato a riconoscere il tuo malessere e a gestirlo,

ora guardalo in faccia, dagli un nome, descrivilo, parlane, urlalo ad una platea,

usa tutte le parole che hai e, infine,

lascia che sia per sempre carnevale,

getta la tua anima in aria come coriandoli,

usa il teatro per cambiare tutte le maschere che vuoi,

abbuffati di vita, sii fiera della tua follia e usala!

Fregatene di tutto e di tutti.

Tu sei invincibile e speciale,

puoi vedere mondi magnifici e aprire piccole porte magiche,

tu puoi danzare!

 

Devi solo concentrarti sul qui ed ora, sui piccoli particolari: le pieghe della pelle che cambiano sulla mano che si muove piano, le infinite possibilità di un’articolazione, il peso di un braccio, la potenza della colonna vertebrale, la magia nelle dita del piede…

Perditi nei particolari, esplora il tuo corpo come un bambino che inizia a camminare e a muoversi per la prima volta. Senza giudizio, con curiosità e stupore.

Esplora.

Resta fedele all’esercizio: interessati solo a ciò che stai facendo mentre muovi il bacino e senti come cambia il peso che si sposta da un arto all’altro.

Non esiste altro.

Solo tu.

Solo il tuo corpo, tutto da scoprire.

Non c’è nient’altro.

Non ci sono io, non ci sono i tuoi compagni, non c’è un pubblico, non ci sei nemmeno tu.

Che non hai passato né futuro, sei solo corpo e movimento nello spazio.

 

Il tuo corpo che danza parlerà di te

ma, per farlo, tu non dovrai esistere.

Perché tu sei solo un tramite, uno strumento divino per arrivare a noi

e far librare la tua anima in alto.

 

Non c’è fretta.

Abbiamo tutto il tempo del mondo a disposizione!

Aspetta che sia il tuo corpo a muoversi,

lascia che sia lui a guidarti, fidati, seguilo.

E ricorda che non esiste musica senza pausa e che, a volte, nulla è più interessante di un corpo fermo in scena.

 

 

‘Non sono niente.

Non sarò mai niente.

Non posso voler essere niente.

A parte ciò,

ho in me

tutti i sogni del mondo.’

                               Fernando Pessoa

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Info sull'autore

Barbara Toma

Agitatrice, Animale da palco, Coreografa, drammaturga e mamma single salentina-olandese. In equilibrio precario, sul filo della vita, con due figlie e una sola vocazione: la danza. Non per forza sincera, ma dannatamente vera. Fuori luogo ovunque, tranne sul palco, l’unico posto dove il suo modo di agire non è controproducente.

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