Ndrangames, slot machine: arrestato Salvatore De Lorenzis

Un asse ndrangheta-sacra corona per il controllo internazionale del gioco d’azzardo: elusione fiscale pari a 500 milioni l’anno. Arrestato il “re” delle slot machine. E’ di Racale

Si chiama ‘Ndrangames, l’operazione coordinata dalla Procura di Potenza che ha scoperchiato gli affari di un asse ‘ndrangheta-sacra corona unita per il monopolio e il controllo delle slot machine in Italia e in numerosi paesi europei.

Ieri, tra le 19 ordinanze di custodia cautelare c’era anche quella di Salvatore De Lorenzis, 49 anni di Racale, già noto alle cronache giudiziarie per i suoi affari nel gioco d’azzardo. In circa 200 esercizi commerciali di tutte le regioni (tranne che  nel Trentino) sono stati sequestrati macchinari vari, giochi e slot machine. Sequestrate anche sette società in Puglia, Lazio, Calabria, Emilia Romagna.

Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal Gip distrettuale antimafia di Potenza su indagini coordinate dalle Direzione Distrettuale Antimafia di Potenza, di Catanzaro e Bologna

Le indagini sono durate due anni e hanno riguardato i rapporti tra la cosca Nicola Grande Aracri di Cutro (Kr) e il clan Martorano- Stefanutti della Basilicata. L’accusa è di associazione a delinquere transnazionale raccolta dei proventi illeciti del gioco illegale attraverso strumenti informatici e telematici commessi tra Potenza, Matera, Reggio Emilia e Crotone dal 2012 al 2015.

Tra i soggetti sottoposti a misura cautelare ci sono i lucani Donato Lorusso (misura cautelare in carcere) e Giuseppe Arcieri e Giancarlo Bergamotta (misura cautelare dell’obbligo di dimora).

Spiega Luigi Gay, capo della Procura di Potenza: “Un’organizzazione composta da alcuni gruppi criminali operanti nel crotonese e in Basilicata aveva messo in piedi un sistema di gioco illegale eludendo qualunque controllo. Affidandosi a esperti informatici di grande livello che avevano creato dei siti all’estero, in Olanda, negli Usa, in Grecia, avevano ideato un sistema che ha sorpreso anche noi investigatori. C’è voluto del tempo per ricostruire la rete e individuare i luoghi in cui si trovavano le macchinette per il gioco illegale, che comportavano una serie di guadagni in nero che rappresentato l’aspetto più pericoloso della vicenda. Parliamo di un’elusione quantificata in 500 milioni l’anno, che ha sottratto al bilancio statale un mucchio di soldi. Non c’è dubbio che le organizzazioni locali dovessero appoggiarsi al clan di altre regioni come quella del clan di Alacri”.

 

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