Nota su una nota

Dalla canzone mononota alle sinfonie microarmoniche

Dunque in Italia, per sfuggire alla monotonia della solita scala, pare sia scoppiata la moda della canzone mononota. Puoi cambiare ritmo, velocità, atmosfera, ma la nota resta la stessa. Elio gioca d’anticipo sulle osservazioni dei dotti e avverte subito che questa canzone ha antesignani illustri, come Rossini, che nei suoi “peccati di vecchiaia” sceglie un lamento mononota per l’addio alla vita di una donna che ha perduto l’amore. Poi ne fa addirittura un manifesto: se un musicista ha veramente le palle porta avanti la stessa nota fino alla fine (ma per la modulazione finale deve cambiare pure lui). La stoccata va a Tom Jobim, che scrive un samba su una nota sola, però ne suona ben più di una. Ma, in Jobim, allontanamento e ritorno fanno una brillante saldatura con il testo, che parla di un uomo che ritorna dalla stessa donna come la melodia al tono iniziale. Il rapporto d’amore, insomma, come la musica tonale: con toniche, dominanti, sottodominanti e… note di passaggio. L’unica fedeltà alternativa, mettendo al bando le ciance (cioè le parole), sta nell’esplorazione delle microarmomie, come faceva Giacinto Scelsi. Per scoprire che una nota sola non è mai solo una nota.

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