Festival Salento Classica: Beethoven ultimo atto

L’Orchestra Tito Schipa tornerà il 31 ottobre con Accardo

Lecce. Interpretazione raffinatissima del pianista Andrea Lucchesini. Stanislav Kochanovsky dirige impeccabilmente un'Orchestra sempre valida e motivata

di Fernando Greco Dopo quattro appuntamenti di successo, anche la serata finale del Festival Salento Classica ha incontrato l'ampio consenso di un pubblico numeroso ed entusiasta. In programma il Terzo Concerto per pianoforte di Ludwig van Beethoven con la partecipazione del pianista Andrea Lucchesini. Come sempre valida e motivata l’Orchestra Tito Schipa diretta da Stanislav Kochanovsky, ospite costante del Festival. IRONIA E TORMENTO Il Terzo Concerto per pianoforte in Do minore op. 37 fu eseguito per la prima volta a Vienna, con Beethoven (1770 – 1827) al pianoforte, il 5 aprile 1803. L'autore ne rivide a lungo la parte solistica prima di pubblicare la partitura, tanto da non avere a disposizione una copia cartacea al momento della prima ed eseguire il brano pressoché a memoria, fatto insolito per quei tempi, secondo la testimonianza dell'amico musicista Ignaz von Seyfried che ricordava la serata del debutto con le seguenti parole: “ Per l'esecuzione del suo Concerto egli mi invitò a voltargli le pagine, ma la cosa era più facile a dirsi che a farsi: non vedevo avanti a me quasi altro che fogli vuoti, tutt'al più qualche spunto da servire come promemoria, incomprensibile per me come un geroglifico egiziano; poiché egli suonava la parte principale quasi tutta a memoria non avendo avuto, come quasi sempre accadeva, il tempo di fissarla completamente sulla carta; e mi faceva soltanto un impercettibile cenno quando era alla fine di tali passaggi”. Con il Terzo concerto la creatività beethoveniana si affranca definitivamente dall'esempio haydniano e mozartiano inquadrandosi in maniera originale e personalissima nell'estetica romantica. Se l'apertura del brano spetta ancora all'orchestra, come nei modelli precedenti, tuttavia può definirsi ormai romantico il lirismo dello strumento solista, che interviene in momenti di rara bellezza, in rapporto dialettico con i legni. Dialettico è anche il rapporto tra la vigorosa virilità del primo tema e la sofferente crepuscolarità del secondo. L'atmosfera si fa ancor più rarefatta nel secondo movimento dai tratti talora cameristici, come in un lied, quando l'arpeggio pianistico accompagna la melodia di flauto e fagotto. Brillante il terzo movimento in forma di rondò, in cui la conclusione in modo maggiore determina un “congedo umoristico della partitura” secondo la definizione del compianto Arrigo Quattrocchi (1961 – 2009). In altre parole, siamo giunti nel cuore della produzione di un autore che in maniera unica e formidabile trasferisce sul pentagramma l’inferno del proprio tormento e il paradiso del proprio ottimismo e della propria paradossale autoironia. IL VERSANTE MELODICO Andrea Lucchesini non ha mancato di emozionare l’ascoltatore: al Lucchesinipubblico leccese il pianista ha offerto un’interpretazione raffinatissima, tutta giocata sui chiaroscuri e molto attenta a evidenziare il lato più squisitamente melodico di Beethoven, ovvero quello meno esplicito e più difficile da valorizzare. Ebbene Lucchesini non ha sprecato una sola nota, con momenti di particolare efficacia nell’umbratile secondo tema del primo movimento e nel sublime secondo movimento, in accordo magistrale con l’Orchestra Tito Schipa diretta da un impeccabile Stanislav Kochanovsky. INFERNO E PARADISO Il programma della serata si completava con la Quarta Sinfonia di Piotr Ill’ic Chajkovsky (1840 – 1893), degno contraltare del Concerto di Beethoven. Inferno e paradiso, tormento ed estasi traspaiono da questa pagina immortale scritta nel 1877, anno disastroso in cui Chajkovsky si avventurò in un breve e nefasto matrimonio con la speranza di scotomizzare la propria omosessualità. In tutto il brano imperversa un perentorio leitmotiv, quasi una fanfara funebre, a cui si contrappone una caleidoscopica varietà di stati d’animo contraddittori, come descritto dallo stesso autore. E così apprendiamo che il secondo movimento “… è la descrizione di quella sensazione melancolica che ci prende quando di sera siamo del tutto soli e stanchi …”, mentre il capriccioso Scherzo sarebbe “… un’apparizione fugace simile a quelle che colgono la nostra fantasia quando si beve un bicchiere di vino e ci si sente lievemente brilli …” Come Beethoven, anche Chajkovsky conclude con una nota positiva: “… quando non trovate in voi la felicità, guardate gli altri, guardate come la gente si diverte, come si concede alla sua gioia … In fondo la vita è bella!” La partecipe ed entusiasta performance leccese da parte dell’Orchestra Tito Schipa diretta da Stanislav Kochanovsky si è conclusa in un tripudio di applausi, seguiti da un piacevole bis consistente nell’ultimo movimento della “Shéhérazade” di Rimsky-Korsakov, fascinoso poema sinfonico previsto per la precedente serata del Festival, ma non eseguito a causa della pioggia. Nonostante le incertezze per il futuro, è stata confermata la prossima Stagione Sinfonica Autunnale: l’Orchestra Tito Schipa tornerà il 31 ottobre per la gioia dei suoi fans e protrarrà l’attività fino al 19 dicembre con otto appuntamenti a cadenza settimanale. Direttore e solista della serata inaugurale sarà il celebre violinista Salvatore Accardo. Per informazioni: www.icolecce.it

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati