Regione: dubbi su centrale pressurizzazione TAP

Melendugno. Nuovo appello dei NoTAP dopo le obiezioni dell'Autorità di Bacino: 'in tre anni e mezzo e tre pubblicazioni il progetto di centrale è ancora lacunoso'

L'Autorità di Bacino della Puglia chiede nuovi chiarimenti e modifiche sul gasdotto TAP. In una lettera inviata al Ministero dell'Ambiente, l'ente regionale pugliese richiede di “delocalizzare” la strada d'accesso al terminale di ricezione del gasdotto (la così detta PRT, cioè la centrale di pressurizazione che dovrebbe estendersi su 12 ettari). In caso contrario va eseguito uno studio di compatibilità idraulica e idrologica. Acquisita questa documentazione, il Comitato “NO TAP” ha diffuso una nota in cui si sottolinea come “già la Commissione VIA in seno al Ministero dell'Ambiente aveva chiesto a TAP un ridimensionamento dell'area PRT nelle 48 richieste d'integrazione, ma Tap aveva opposto a questa richiesta blandi motivi lasciando invariato il grosso manufatto”. “È incredibile – proseguono gli attiviti salentini – che in tre anni e mezzo e tre pubblicazioni il progetto sia ancora così lacunoso e addirittura non si sia ancora arrivati a una dimensione dell'area che lavorerà fino a 20 miliardi di m³ di gas all'anno. In questa situazione tecnica decisamente fosca i rappresentanti del Governo Italiano si apprestano a incontrare il contestato “presidente” Azero. Chiediamo a gran voce che per l'ennesima volta chi ci rappresenta non firmi cambiali in bianco sulla testa delle popolazioni Salentine e Azere. Crediamo che sia necessario ricordare che TAP non è stata in grado di fornire un progetto serio, e che non sono stati i cittadini a respingerlo ma le commissioni tecniche di provincia, regione e ministero. Vogliamo anche ricordare che 32 amministrazioni comunali hanno deliberato contro il progetto TAP”. “Speriamo che nessun componente del governo – continuano i NO TAP – voglia prendersi la responsabilità di consegnare il futuro della provincia di Lecce nelle mani di una democrazia instabile come quella Azera,e di una società che non ha le capacità di garantire sicurezza a questa ennesima “grande opera”,che come al solito, anche se privata utilizza fondi pubblici ricavati dalle nostre tasche. Ribadiamo per l'ennesima volta che nelle attuali condizioni di mercato il TAP, in Italia, avrebbe gli stessi sviluppi finanziari che si sono generati in Spagna con il progetto Castor”.

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