Masseria Canali: era del boss Carlo Cantanna. Ora è 'Libera'

//LA STORIA DELLA DOMENICA. Mesagne. Inaugurata da Guglielmo Minervini e don Luigi Ciotti la masseria affidata a Terre di Puglia – Libera Terre

di Simona Palese ph: Dino Maglie di XFoto Arrivare a Masseria Canali non è difficile. Si trova in piena campagna, tra Mesagne e San Vito dei Normanni. Come sempre, quando si percorre la strada che conduce a un bene confiscato, viene naturale immaginare che quella strada, quella via sterrata, quella piccola curva a destra prima di vedere la costruzione bianca, siano state percorse mille volte dal boss, dai suoi complici criminali, da persone che in questo luogo si incontravano per pianificare i crimini o la gestione del denaro sporco. masseria canaliLa masseria del boss, la casa del boss, la villa del boss. A un certo punto diventano la masseria delle scuole, la casa delle cooperative di lavoro della terra, la villa dei campi antimafia. Oggi Masseria Canali, dopo un iter ancora troppo lungo e tortuoso, torna alla comunità. Grazie alla legge Rognoni-La Torre. Grazie alla magistratura e alle forze dell'ordine. Grazie a Libera. Ma soprattutto grazie ai volontari che dal 2005 a oggi si sono spesi affinché questi luoghi non andassero perduti. Grazie alla cooperativa Terre di Puglia che da oggi gestisce questa nuova masseria didattica, gioiello splendente incastonato in questo Salento che sempre più si riscopre terra opaca di Sacra Corona Unita. minerviniC’erano tutti giovedì all’apertura di Masseria Canali: don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, l’assessore regionale Guglielmo Minervini, Alessandro Leo, presidente della cooperativa Terre di Puglia, e ovviamente il sindaco di Mesagne Franco Scoditti, la sua giunta, i dirigenti dell’Ufficio tecnico. Soprattutto c’era tanta, tantissima gente che da Mesagne, da San Vito dei Normanni e da tutta la Puglia ha voluto esserci, testimoniare sostegno, sentirsi parte di un momento così atteso e speciale. Ad organizzare il pranzo c’era tutto lo staff di X-Food, il ristorante sociale di San Vito in cui dei ragazzi con differenti abilità danno prova non solo di come il lavoro possa essere un mezzo importantissimo di riscatto e dignità, ma anche del fatto che mettendo a valore la terra, le produzioni, le maestranze locali e la partecipazione delle comunità, si possa generare una nuova economia più sostenibile e bella. “Quando siamo arrivati qui era tutto un ammasso di pietre e serpi”, raccontano durante la presentazione organizzata nella vecchia stalla, oggi arredata con delle postazioni pc grazie alle quali potranno svolgersi giornate di formazione e studio. “Quello che era un presidio fisico della criminalità, da oggi diventa luogo di testimonianza e impegno contro le mafie”, dice Alessandro Leo. “Questo deve diventare un luogo delle occasioni, perché mettersi in gioco è una delle condizioni essenziali del vivere. L’augurio è di non perdere l’inquietudine del fare. Non fermiamoci, le idee sono più forti delle difficoltà”. Alessandro oggi è presidente di Terre di Puglia, la cooperativa che gestirà questo bene ristrutturato e rigenerato grazie a un milione novecentomila euro di finanziamento PON. Era qui nell’ottobre del 2005, quando nove anni dopo la confisca al boss Carlo Cantanna (avvenuta nel 1996), questa Masseria fu acquisita dal Comune di Mesagne. Era qui anche l’assessore Minervini quando, come lui stesso ricorda, “qui dentro non ci voleva venire nessuno. Bisognava bonificare i terreni, e nessun aratro era disponibile. I trattori dovevamo farli arrivare da Foggia. C'era un muro di paura, che si è sgretolato grazie a un impegno costante di volontari e pezzi di società civile. Le sfide della legalità di questo parlano: di come le comunità riprendono in mano il proprio destino e il destino del proprio territorio. Oggi state dando un’indicazione, e siete un faro per tutta la regione. C’è un pezzo di Medioevo nel cuore del nostro territorio, che è fatto di sfruttamento, di caporalato, di criminalità e mafie che gestiscono le terre. Da qui ripartiamo per dire che la terra e il lavoro della terra possono essere modernità, liberazione, futuro”. ciottiÈ appassionato anche l’intervento di don Ciotti, che queste zone le conosce bene. Ricorda la morte di Melissa Bassi e quella di Marcella Di Levrano. Tuona contro la politica troppo spesso lenta, ottusa. Batte i pugni contro l’assenza di una vera legge contro la corruzione. E sottolinea come, nonostante la legge sulla confisca dei beni, troppe siano le lungaggini burocratiche e troppa la mancanza di volontà che impediscono una riassegnazione in tempi giusti. “Diffidate dagli eroi e dai navigatori solitari: è il NOI che vince”. Chiude così don Ciotti. Ed è un applauso lunghissimo, una sequenza di abbracci emozionati. Una fila indiana verso l’ottimo buffet e il djset. Perché si può fare antimafia anche attraverso una tavolata comune. Si può fare antimafia anche dicendo “adesso tocca a noi, aspettiamo le vostre idee sul futuro di questo luogo”. Andate a Masseria Canali e partecipate, perché ha ragione Alessandro Leo: “Vale la pena ripartire da qui”.

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