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//MINIMA IMMORALIA// Lecce. Adolfo Maffei scrive al sindaco di Lecce Paolo Perrone: storia di due cassonetti spostati con una telefonata. Ma a Lecce no…

di Adolfo Maffei Gentile sindaco di Lecce, un mio amico che vive nel Centro storico di una splendida città italiana, anch’essa candidata a Città della Cultura 2019, mi ha segnalato questo fatto. Su sollecitazione di una signora che ha preso in affitto un appartamento lì vicino, un solerte assessore (ovviamente amico caro della signora) ha dato disposizioni alla società dello smaltimento dei rifiuti urbani di rimuovere due cassonetti che servivano alcune decine di famiglie, esercizi commerciali, studi professionali, perfino un ristorante. Dall’oggi al domani, senza preavvisare gli utenti Tarsu. Con una telefonata fatta personalmente al funzionario della società, il mio amico ha appreso che la disposizione del potente assessore è stata perentoria e immediatamente esecutiva, nonostante le fortissime perplessità del medesimo funzionario. Naturalmente i residenti stanno raccogliendo le firme, la cosa finirà sul quotidiano locale e sui siti e, spera il mio amico, si risolverà con il ripristino del servizio. E, naturalmente, senza alcuna indagine interna per bacchettare questo incauto delegato del sindaco. Fortuna, caro Paolo Perrone, che tutto questo è lontano anni luce dalla cultura civica degli amministratori leccesi e che le sola analogia con la nostra splendida Lecce è che anche quella città si è candidata a Città della Cultura. Ma sarei curioso di sapere che cosa lei avrebbe fatto se questo fosse accaduto all’ombra di Sant’Oronzo (che guarda il suo ufficio con occhi sempre benevoli). Un deferente saluto.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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