Omicidio Basile. Io conto: ‘Si aprano nuove indagini’

//L’INTERVISTA// La denuncia di Vito Rizzo, portavoce del comitato Io conto: ‘L’omertà continua, servono nuove indagini. L’assassino è libero’

Il comitato Io conto e il circolo Pd di Ugento e Gemini hanno affidato ad un comunicato congiunto le riflessioni sul sesto anniversario dell’assassinio di Peppino Basile, il consigliere comunale (IDV) d’opposizione e provinciale di maggioranza barbaramente trucidato da ignoti nella notte tra il 14 e 15 giugno. Io conto e il Pd, come sempre hanno fatto in questi anni, denunciano il silenzio che “uccide due volte” e che “continua a lacerare gli animi di chi vorrebbe chiarezza su questa tragedia che è stata abilmente messa nel dimenticatoio”, che “continua a dilaniare la coscienza di chi sa, di chi ha visto, di chi ha sentito e non parla”, che “continua a nascondere una verità, forse scomoda per pochi, ma liberatoria per una intera comunità”, che “continua a tessere una lunga trama fatta di dubbi e pensieri macchinosi con grave danno per Ugento. Intanto la famiglia e la cittadinanza intera attendono quella agognata verità che tarda a manifestarsi, con la tranquillità di coloro che si sono resi autori di un tale delitto”. Abbiamo sentito Vito Rizzo, del comitato Io conto, a cui abbiamo chiesto un’opinione sul clima mediatico, sociale e politico che si respira ad Ugento attorno all’assassinio di Basile. A sei anni da quella maledetta notte, il 15 giugno 2014, quale notizia avreste voluto leggere? “Avremmo voluto che il 6° anniversario fosse coinciso con la fine del processo a Colitti Senior, in modo da azzerare questi 6 anni di colpi di scena che non hanno sortito a a se non a creare confusione, e ripartire con nuove e più incisive indagini”. Perché invoca nuove e più incisive indagini? “Perché è vero che l'omertà ha contribuito in maniera incisiva alla non rapida conclusione del caso ma è pure vero che le indagini sono state condotte malissimo sin dai primi momenti dell'accaduto: perché non è stata subito isolata la zona? Perché per esempio non si è immediatamente bloccata la raccolta dei rifiuti della zona prossima all'omicidio (si sarebbe potuta cercare l'arma del delitto)? E invece si è taciuto e si continua a tacere su tutto”. A chi si riferisce quando dice che si è taciuto su tutto? “Avremmo voluto, per esempio, o meglio ci sarebbe piaciuto che alle provocazioni dell'avvocato Francesca Conte (richiesta di risarcimento danni, nuove piste d'indagine proposte…) fosse seguito, non dico un dibattito sui media ma quanto meno una diversa attenzione sul caso”. Qual è la reazione dei cittadini di Ugento quando dopo 6 anni sentotno parlare dell’assassinio di Basile? “Forse si è sperato che alla lunga la stanchezza ci avrebbe fatti arrendere, forse ci sono riusciti: quel lungo assonnante e graduale silenzio intorno all'omicidio ha fatto sì che la gente dimenticasse l'accaduto perché in effetti non se ne parla quasi più se non nei giorni dell'anniversario e forse qualcuno grazie al disguido tecnico capitatoci quest'anno (molti giornali tra cui il Tacco non hanno ricevuto il comunicato stampa per tempo, ndr) avrà pure pensato che finalmente ci siamo azzittiti, ma non è così: noi aspettiamo attentamente la fine del processo per poi ritornare alla carica con iniziative che mireranno certamente a non dimenticare fino a che giustizia sia fatta. Quest'anno il manifesto è provocatorio sia nell'immagine di Peppino in atteggiamento di vittoria (campagna elettorale 2007 per il Senato) sia nell’utilizzo di una semplice frase: il silenzio continua”. La conclusione del comunicato è una richiesta di giustizia e una promessa d’impegno civico e politico in senso lato: “Ribadiamo la nostra fiducia nella magistratura. Seguiamo, in un atteggiamento di prudente attesa, l’esito del processo, con la caparbietà di chi vuole a tutti i costi che venga fuori la verità; per questo non ci arrenderemo finché giustizia non sarà fatta”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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