Bad Cheque: arresti per usura e estorsione

Aradeo. Tassi usurari fino al 140% ad imprenditori già in difficoltà dei Comuni di Neviano, Nardò, Galatone, Gallipoli, Parabita e Galatina. Il blitz dei finanzieri ha portato anche al sequestro di beni per 10 milioni di euro

ARADEO – Quattro persone agli arresti domiciliari ed un sequestro di beni per un valore di oltre 10 milioni di euro. E’ l’esito dell’operazione “Bad Cheque” (“assegno scoperto”) condotta dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce, al comando del colonnello Vincenzo Di Rella, ad Aradeo, nei confronti di un’associazione per delinquere finalizzata all’usura e all’estorsione. I tassi praticati, è emerso dalle indagini, arrivavano anche fino al 140% della somma prestata. Le indagini, avviate in seguito alle denunce sporte da alcune vittime, dirette dal procuratore della Repubblica Cataldo Motta e dal sostituto procuratore Alessio Coccioli, hanno consentito di smascherare l’associazione definita pericolosa, dagli stessi inquirenti e di ricostruirne i rapporti sul territorio, anche con esponenti del clan Coluccia della Sacra Corona Unita. In arresto sono finiti Carmine Minerva, il figlio Antonio Minerva, Aurora Pepe, moglie di Antonio Minerva, e Roberto Giuri. Massimo Minerva, fratello di Antonio, è attualmente ricercato. Il gruppo era capeggiato dal direttore di un istituto finanziario del posto e costituito dai dipendenti dello stesso istituto, per lo più legati da vincoli di parentela, e praticava usura, esercizio abusivo della raccolta del risparmio assumendo condotte estorsive finalizzate ad ottenere la restituzione dei capitali prestati. Le indagini, condotte dal Gruppo Investigativo Criminalità Organizzata di Lecce ed eseguite anche mediante intercettazioni telefoniche, hanno evidenziato come l’associazione criminale avesse posto la propria base operativa all’interno della società di intermediazione finanziaria, per mezzo della quale riusciva ad avvicinare imprenditori della zona in stato di bisogno, a cui era pertanto precluso l’accesso ai canali bancari, proponendo finanziamenti a tassi di interesse elevatissimi, anche superiori al 140% annuo, mediante lo “sconto” di assegni post-datati e l’acquisizione di idonee garanzie, come cambiali, assegni emessi da terzi garanti e, spesso, anche beni immobili di valore come abitazioni o locali commerciali. Le vittime, per lo più residenti nei Comuni di Neviano, Nardò, Galatone, Gallipoli, Parabita, e Galatina, non potendo corrispondere puntualmente gli interessi, erano costrette a sostituire gli assegni non coperti alla scadenza con nuovi titoli, coinvolgendo nel torbido meccanismo parenti od amici, a vantaggio del sodalizio che in tal modo vedeva accrescere la propria influenza sul territorio ed il relativo giro d’affari illecito. La ricostruzione dei fatti, che ha interessato il periodo compreso tra il 2008 ed il 2012, ha consentito di individuare molteplici episodi ai danni di otto vittime e di determinare le somme complessivamente concesse in prestito in oltre 4 milioni e 400mila euro. Gli accertamenti svolti sulla compagine societaria dell’istituto e sulla sua clientela, hanno inoltre consentito di rilevare che, negli anni passati, alcune operazioni di sconto assegni erano state eseguite anche in vantaggio di esponenti del clan Coluccia della Sacra Corona Unita e che alcuni esponenti di rilievo del clan avevano detenuto, nel tempo, direttamente o attraverso congiunti, quote di partecipazione nella società. E’ stato inoltre accertato che la finanziaria operava sul territorio, senza le autorizzazioni di legge, come una vera e propria banca, procedendo nella raccolta abusiva del risparmio da ignari clienti che affidavano i propri averi all’istituto accendendo libretti personali di deposito. Con questa ulteriore raccolta di danaro il sodalizio finanziava le proprie attività illecite investendo nelle attività usuraie. In seguito all’attività di indagine, che ha potuto contare sulla collaborazione delle vittime, è stato anche disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dell’ingente patrimonio accumulato dall’organizzazione, complessivamente stimato in oltre 10 milioni di euro, per la cui ricostruzione è intervenuto in supporto anche il Servizio Centrale Investigativo Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza con sede a Roma, che ha accertato come tali investimenti fossero stati finanziati con capitali che non hanno trovato giustificazione nei redditi dichiarati e nelle attività svolte dagli indagati e dai loro familiari. Sotto sequestro sono finiti una società di capitali, tre locali commerciali, quattro appartamenti, tre dei quali muniti di box; cinque autoveicoli, 18 rapporti tra bancari e postali. L’istituto finanziario e gli altri beni posti sotto sequestro sono stati affidati all’amministrazione di un custode giudiziario appositamente nominato dal Tribunale di Lecce. 5 giugno 2014 ore 9:00 LECCE – Usura ed estorsione. Di questo è accusata la presunta associazione per delinquere sgominata stamattina dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria di Lecce al comando del colonnello Vincenzo Di Rella. L’operazione ha preso il nome di “Bad Cheque”. I finanzieri alle prime luci dell’alba hanno dato esecuzione a quattro ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di altrettante persone e sequestrato beni per circa 10 milioni di euro riconducibili all’associazione. In arresto sono finiti Carmine e Antonio Minerva, Roberto Giuri e Aurora Pepe. Una quinta persone è attualmente ricercata. Maggiori dettagli nelle prossime ore.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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