Manni editori, 30 anni di passione

// L’INTERVISTA// San Cesario. I primi passi in un Salento diverso da oggi. Ed i traguardi all’orizzonte. Piero e Grazia Manni raccontano la loro impresa: fare cultura, oggi, come 30 anni fa

SAN CESARIO – Ci sono pochi profumi come quello della carta stampata. Difficile farne a meno. Leggere un libro nuovo di stampa, è annusarlo, stringerlo tra le mani e decidere di lasciarsi andare al viaggio. Il viaggio di Manni editori è un viaggio lungo 30 anni. Era il 1984 quando la casa editrice di San Cesario vedeva la luce. La sede, il salone di casa. La squadra? La famiglia ed una manciata di amici che credeva nell’impresa. C’era la voglia di raccontare; la voglia di fare cultura in un Salento vivace ed in fermento. Erano gli anni dell’impegno sociale, dei sindacati, dei lavoratori, della voglia di un territorio di farsi conoscere a livello nazionale. Di esserci. Quest’anno Manni editori compie 30 anni. Un traguardo importante che ha tutto il sapore di una sfida vinta. La sfida ad imporsi come realtà italiana e non solo salentina, e la sfida a resistere, ancora, anche oggi, ai tempi di internet, delle tecnologie, ai tempi in cui sempre meno persone custodiscono l’amore per la lettura. Il segreto è rinnovarsi al passare del tempo, ma non cedere mai al ricatto di offrire un prodotto scadente. Cambiare al cambiare delle epoche. Ma restando se stessi.

Manni Piero e Anna Grazia D Oria Abbiamo chiesto a Piero Manni, che ha dato vita al sogno ed oggi è direttore commerciale dell’azienda, ed a Grazia Manni, l’attuale amministratrice unica, di raccontarci la loro impresa, ognuno la sua, personale, storia. Nelle loro parole, c’è tutto l’amore per una creatura da curare, ogni giorno, come un figlio. Viscerale, intimo. Imprescindibile.

Piero Manni // Piero Manni: ‘Il mio orgoglio? Gli amici’ 30 anni fa nasceva Manni editori. Che cosa ricorda dei primi passi? “C'era stata la mia esperienza lavorativa presso Antonio Milella, decano dell'editoria e benemerito della cultura nel Salento; c'erano stati i primi libri del Pensionante dei Saraceni, con Antonio Verri, ideati in casa Manni; c'era l'amore di Anna Grazia D'Oria per la letteratura; e ci fu infine la passione di Giovanni Pellegrino per la scrittura. Shakerato il tutto con il rigore e la severità di Maria Corti e di Romano Luperini, son venute fuori le edizioni Manni”. Com'era il Salento di 30 anni fa e come ha reagito alla nascita di Manni editori? “C'era ancora in Italia una società letteraria, c'era una intellettualità che faceva il proprio mestiere di critica e di antagonismo rispetto al potere politico ed economico, e la Puglia e il Salento riflettevano il clima generale di dibattito: c'era una Università fortemente inserita nella ricerca nazionale, grazie soprattutto alle immigrazioni ed emigrazioni di docenti; c'erano i collettivi e le riviste letterarie; c'erano editori proiettati sul livello nazionale; c'erano sindacati (dei metalmeccanici e della scuola in particolare) che proponevano elementi di innovazione sociale e culturale; c'erano i movimenti e le organizzazioni giovanili vivacemente attivi; nasceva un quotidiano locale. Insomma una situazione di fermento assai interessante; su ‘Alfabeta’, la rivista allora più rappresentativa della ricerca e proposta culturale in Italia, uscì un editoriale di Francesco Leonetti il quale, dopo un viaggio a Lecce, sosteneva che l'innovazione nasceva nella provincia. Questo era il Salento di 30 anni fa. E noi ci siamo posti da subito in una dimensione nazionale: avevamo già pubblicato Sanguineti, Malerba, Giuliani, Balestrini quando, due anni dopo la nostra nascita, abbiamo pubblicato il primo libro di un autore salentino, Nicola De Donno; questo significò che il Salento, pur con qualche significativa eccezione (penso a Donato Valli), ci fu inizialmente indifferente; ostile mai”. Qual è stato il primo libro uscito con l'etichetta Manni editori? “‘Segni di poesia lingua di pace’, una antologia di poeti sul tema della pace, con tutti i maggiori di quegli anni: da Luzi a Zanzotto, da Porta a Malerba, da Sanguineti a Pagliarani. Lo abbiamo appena ripubblicato e rimesso in libreria”. Quali sono state le principali difficoltà incontrate lungo il percorso e come le avete superate? “Come per tutti i piccoli editori, il problema maggiore è stato quello della distribuzione: avevamo un piccolo catalogo di grande prestigio, i nostri libri avevano un riscontro di critica su tutta la stampa nazionale, però non si trovavano in libreria. Disperati, lanciammo un sos agli amici intellettuali, i quali intervennero su ‘La Stampa’, ‘Il Corriere della sera’, ‘L'Unità’, ‘Repubblica’ e non ricordo su quali altri giornali, fui chiamato dalla Cancellieri in un programma su Rai3: e la questione, lentamente, si avviò a soluzione. Oggi siamo promossi e distribuiti da PDE, che è una delle più importanti organizzazioni del settore, e siamo presenti su tutte le librerie on line”. Quali sono stati, in questo percorso lungo 30 anni, i motivi di maggiore orgoglio? “Aver accumulato un grande capitale di amicizie e relazioni: culturali, sociali e umane; l'attenzione di questo giornale è motivo di orgoglio”. In una azienda come la vostra, dove le prime energie sono la famiglia, le storie lavorative si intrecciano necessariamente a quelle personali; ha un ricordo particolare di questo connubio lavoro-famiglia? “Nel 1986 Francesco Leonetti venne a Lecce per firmare le copie del suo libro ‘Palla di filo. Poemetto con commento’ (: ‘La gita a Lecce’ della quale scriverà su ‘Alfabeta’); nel soggiorno di casa Manni, che era allora anche la sede della casa editrice, sfoglia la prima copia e si accorge di un refuso terribile: nel frontespizio, ‘Poemetto con commento’ era diventato ‘Poemetto al commento’: ‘Anatra all'arancia’, chiosò sarcastico Francesco, e Anna Grazia ed io sudavamo freddo. Mentre parlavamo, Agnese, otto anni, ritraeva in maniera molto approssimativa Francesco, il quale, preso in mano il foglio, concluse: ‘Ecco, ci scrivo su a mano il titolo e sostituiamo il frontespizio con questa pagina: risulterà una cosa originale ed artistica’. Le rare copie ancora in circolazione del libro non hanno il frontespizio originale bensì una pagina stampata in seguito ed incollata, col ritratto di Leonetti eseguito e firmato da Agnese”.

Fiera Torino 2007 Grazia Manni con Silvano Agosti, Giovanni Anversa, Ascanio Celestini, Simone Cristicchi // Grazia Manni: ‘La sfida: resistere alla distrazione’ Sono passati 30 anni dal primo libro uscito con etichetta Manni. Allora, la casa editrice era il megafono di un fermento culturale vivissimo in tutti gli strati sociali. Qual è il ruolo, oggi, di una casa editrice nel Salento? “La casa editrice è un'industria culturale, che produce beni di consumo culturali. I libri (e l'impegno intellettuale che c'è – o ci dovrebbe essere – nell'impegno collaterale) aiutano a stimolare la crescita e la consapevolezza individuale. E quindi più libri si leggono, più si attiva un processo di democrazia e cittadinanza, di crescita delle opportunità e delle pari opportunità. A dirla con il nostro slogan, i libri fanno diventare grandi! Per quanto riguarda la presenza nel Salento, credo sia una buona opportunità di crescita per il territorio, anche se il nostro mercato pugliese è pari solo al 6 per cento del mercato nazionale… Qui, si legge poco…”. In 30 anni, la strada compiuta da Manni editori è stata tanta. In che cosa è diversa oggi la vostra azienda rispetto agli inizi? “Prima avevamo l'abitazione come sede dell'impresa ma poi i libri… ci hanno cacciato letteralmente di casa! E poi, siamo cresciuti: collaboratori, titoli, vendite, presenza in libreria, nel mercato nazionale, sui giornali. Siamo cresciuti in ogni senso, adeguandoci alle nuove esigenze culturali, nel solco della qualità e della tradizione”. Che cosa ha ereditato dai suoi genitori? Crede che siano stati loro ad infonderle il gusto della cultura? “Ho ereditato troppe cose! Mi sarebbe più facile rispondere su quello che non mi hanno infuso che è veramente poco! Sono cresciuta a latte e libri! I volumi invadevano pericolosamente anche i bagni di casa! E sono orgogliosa che adesso sia così anche per le mie figlie, per le quali il profumo della carta stampata vale molto più della Colonia di Peppa Pig o di una bottiglietta di Chanel n. 5”! Se dovesse consigliare oggi un libro Manni editori, quale sceglierebbe? A chi lo consiglierebbe e perché? “Come faccio a sceglierne solo uno?!? Tutti gli altri libri rimarrebbero male! Tutti i volumi hanno un'anima, una storia, degli aneddoti… Non posso, sarebbe come dire di preferire un figlio ad un altro. Consiglierei di sfogliare il nostro catalogo, anche on line, e di… comprarli tutti”. Quali sono le sfide future che vi aspettano? “Tanti altri libri e progetti culturali… Ma la vera sfida oggi è rimanere in un mercato distratto e veloce, senza perdere la bussola della coerenza culturale”.

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