Omicidio al bar. La versione del killer non convince

Lecce. Si sarebbe scagliato contro Makovic per difendersi. Fabio Antonio Perrone ha rotto il silenzio e fornito la sua verità

LECCE – La sua versione dei fatti non ha convinto il gip. Ha finalmente rotto il silenzio dietro il quale si era trincerato, Fabio Antonio Perrone, il 41enne arrestato sabato scorso per l’omicidio di Fatmir Makovic, 45 anni, originario del Montenegro, ed il tentato omicidio del figlio di 16 anni. Agli inquirenti Perrone ha raccontato di essere stato accerchiato da rom all’interno del bar e di essersi scagliato contro Makovic, perché questi avrebbe estratto una pistola. Perrone ha riferito di essersi lanciato contro di lui per strappargli la pistola e di aver sparato in direzione casuale i colpi in canna, al fine di svuotare il caricatore. Ma le parole di Perrone sono sembrate lacunose e inverosimili. Ha raccontato di aver trascorso la serata nel bar, dove poi sarebbe scoppiato il litigio con il gruppo di cittadini rom. Un litigio che sarebbe proseguito anche fuori dal locale fino a sfociare nella sparatoria. 31 marzo 2014 Omicidio al bar Gold. Preso il killer TREPUZZI – Fabio Antonio Perrone, di 41 anni, domiciliato a Trepuzzi, celibe, disoccupato, già noto alle forze dell’ordine. E’ lui il responsabile dell’omicidio di sabato scorso presso il Bar Gold di Trepuzzi. L’uomo è stato arrestato in seguito all’indagine condotta dal Nucleo Investigativo Carabinieri di Lecce, che ha coordinato una task force composta anche dall’Aliquota Operativa della Compagnia di Campi Salentina e dalla Stazione Carabinieri di Trepuzzi. Perrone, attorno alle ore 02:20 circa di sabato ha sparato più colpi di pistola in direzione di Fatmir Makovic, 45 anni, anch’egli già noto, originario del Montenegro e domiciliato nel campo nomadi Panareo di Lecce, colpendo anche il figlio minorenne, ricoverato in ospedale. I militari l’hanno sorpreso presso un’abitazione estiva di proprietà di parenti, con addosso tracce ematiche. Nel corso della perquisizione domiciliare è stata sequestrata una pistola semiautomatica calibro 9, marca Crvna Zastava con matricola abrasa, compatibile con quella impiegata per consumare il delitto.

pistola

La pistola ritrovata Altri indizi sono emersi dalle dichiarazioni rese dai presenti nel locale al momento della sparatoria. All’arrestato, che risulta affiliato alla Sacra Corona Unita operante nel nord Salento, e già destinatario di ordinanza di custodia cautelare in carcere per omicidio, poi anata, viene contestata l’aggravante delle modalità mafiose. Il delitto sarebbe maturato a seguito di diverbi per futili motivi che risalirebbero ad una precedente lite tra l’arrestato ed un gruppo di cittadini del campo nomadi. L’uomo, è stato accompagnato in carcere e messo a disposizione della pm Francesca Miglietta che si esprimerà sulla richiesta di convalida al giudice per le indagini preliminari. Le indagini sono tuttora in corso.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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