Stereotipi? Liber* tutt*, nelle scuole

//L'INTERVISTA// Lecce. Il progetto dell’associazione Sui generis negli istituti superiori della provincia. Per rompere il silenzio sulle violenza di genere. E parlarne. Non in cattedra. Tra i banchi

La lotta agli stereotipi ed alla violenza di genere non si conclude con l’8 marzo. Al contrario, va portata avanti ogni giorno dell’anno, fino a che non ci sarà più bisogno di ricordarne la necessità. Partiranno a fine marzo le attività di “Stereotipi Liber* Tutt*“, un nuovo progetto di sensibilizzazione contro la violenza alle donne promosso dall’associazione “Sui Generis” e finanziato dalla Provincia di Lecce – Assessorato alle Pari Opportunità nell’ambito dell’Avviso Pubblico “Rompiamo il silenzio” (il contributo provinciale ammonta a 2mila euro). Destinatari del progetto, gli studenti di sei istituti secondari superiori della provincia che si sono dimostrati sensibili alla tematica trattata. Perché è dalle scuole che si deve partire, dai giovani che diventeranno adulti, per piantare il seme del cambiamento. E sperare che germogli in fretta. Non è la prima volta infatti che “Sui Generis” si rivolge alle scuole. In quattro anni di attività (è nata nel 2010) ha portato avanti diversi progetti simili. I risultati? Molto incoraggianti. “Stereotipi Liber* Tutt*” partirà il 26 marzo a Lecce, presso l’Istituto Deledda, e proseguirà fino a metà maggio con l’Istituto tecnico nautico “Vespucci” di Gallipoli, il liceo scientifico “Leonardo Da Vinci” di Maglie, l’Istituto d’Istruzione superiore “Quinto Ennio” di Gallipoli, l’Ipsia “Giannelli” di Parabita e l’Istituto tecnico professionale “De Pace” di Lecce. Alle sei componenti dell’associazione – al secolo Michela Di Ciommo (presidente), Francesca Venuleo (vice presidente), Gabriella Paulì, Marina Zacà, Francesca Fuso e Gabriella Genovasi – abbiamo chiesto di illustrarci il progetto allargando la discussione alle tematiche della violenza di genere, al ruolo delle donne nella società e nella politica, alla rappresentazione mediatica del genere femminile. Il 26 marzo partirà il vostro nuovo impegno nelle scuole. Come si svolgerà nella pratica e quale obiettivo si prefigge? “Il progetto prevede due moduli, della durata di due ore ciascuno, in ognuno degli istituti coinvolti. Un primo modulo volto a favorire la conoscenza del fenomeno della violenza di genere e promuovere un’informazione adeguata in relazione alla esistenza e collocazione dei Centri Antiviolenza sul territorio, ai servizi e agli strumenti normativi (Piano di Intervento Locale contro la Violenza, Legge Regionale contro il femminicidio, Convenzione di Instanbul, ecc.) a contrasto del fenomeno. Un secondo modulo sarà incentrato sull’analisi degli stereotipi e dei modelli di relazione tra i generi nei talk show, negli spot pubblicitari e nella cartellonistica stradale. Obiettivo è offrire strumenti di lettura ed analisi critica dei messaggi e delle rappresentazioni sessiste di cui è intrisa gran parte della comunicazione. Siamo convinte della necessità che il contrasto alla violenza di genere passi non solo attraverso la messa a disposizione di servizi e strumenti normativi, ma anche attraverso un profondo cambiamento culturale che smonti, decostruendoli, stereotipi e comportamenti sessisti e discriminatori dati come normali, naturalizzati”. Tra gli obiettivi del progetto, vi è quello di informare i ragazzi circa la presenza sul territorio di centri antiviolenza. Come giudicate la loro attività? “L’attività svolta dai centri antiviolenza è importante, fondamentale. I Cav rappresentano un tassello cruciale nel contrasto al fenomeno della violenza di genere. Offrono un sostegno concreto a quante decidono di intraprendere il proprio percorso di liberazione dalla violenza. Il Piano elaborato dalla provincia di Lecce nel rispetto delle Linee Guida regionali, ha consentito di operare un salto, qualitativo e quantitativo, nelle strutture presenti sul territorio per la presa in carico delle vittime e consentito di assicurare la presenza dei Cav su tutto il territorio. Certamente una maggiore capillarità delle strutture non potrebbe che essere salutata favorevolmente. Riteniamo opportuno, altresì, lo sviluppo di interventi volti all’inserimento o reinserimento lavorativo delle donne vittime di violenza, nodo cruciale per il percorso di uscita dalla violenza. Ben venga, dunque, la recente approvazione del disegno di legge regionale antiviolenza. Infine auspichiamo lo sviluppo di un sempre più stretto collegamento tra i Cav e le organizzazioni del terzo settore che si occupano di questo tema”. Avete condotto in passato altri progetti simili nelle scuole? “Sui Generis ha iniziato le sue attività nel 2010, proprio con un progetto di sensibilizzazione sulla violenza di genere, ‘Violenza: zero!’, cofinanziato dall’allora Consigliera di Parità provinciale Serenella Molendini. Coinvolse undici istituti della provincia e circa 400 studenti”. Quale bilancio ne avete tratto? “Senza dubbio positivo. Abbiamo acquisito consapevolezza della necessità di promuovere un’informazione adeguata sulle reali caratteristiche della violenza di genere. Molti ragazzi avevano informazioni stereotipate sul fenomeno. Siamo convinte della necessità di rafforzare il ruolo cruciale della scuola nella promozione di una cultura della non discriminazione e del rispetto e valorizzazione delle differenze. Non potremo mai dimenticare l’apprezzamento da parte dei ragazzi per quello che stavamo facendo. Da quell’esperienza siamo partite per promuovere altre campagne di sensibilizzazione contro la violenza di genere e per il contrasto agli stereotipi (il progetto ‘Liberare Desdemona’ e la campagna ‘Non una di più. Uomini contro la violenza sulle donne’), ma anche l’impegno nel comitato promotore della campagna ‘50 e 50 Mai più senza’ a sostegno della legge di iniziativa popolare per la pari rappresentanza dei sessi nella politica”. La comunicazione mediatica è intrisa di stereotipi di genere. Il Rapporto della Consigliera regionale di Parità sulla comunicazione di genere nelle emittenti locali lo conferma rivelando, tuttavia, che il pubblico femminile è maturo e vorrebbe di meglio. Come agire? “Le donne nei media vengono rappresentate spesso attraverso ruoli altamente stereotipati, che non danno conto della evoluzione in atto nella partecipazione delle donne alla vita politica e sociale, né delle trasformazioni nelle nuove famiglie in direzione di una maggiore condivisione del lavoro di cura e intercambiabilità delle funzioni genitoriali. Come afferma Anna Maria Testa ‘la pubblicità è un effetto del clima sociale, ma è anche una concausa perché, ogni volta che rappresenta un comportamento, un simbolo, un valore, lo rinforza’. Negli ultimi anni la consapevolezza circa il ruolo strategico della televisione e dei mezzi di comunicazione nel rafforzamento degli stereotipi è molto cresciuta. A livello regionale è nato l’Osservatorio sulla comunicazione di genere che trae origine dalla partnership fra la Regione Puglia, gli organismi regionali di parità e le quattro università pugliesi, per sorvegliare sul tipo di immagini che vengono proposte. Si moltiplicano le campagne di comunicazione su questo tema e gli interventi sulle scuole. La strada intrapresa è quella giusta. Si tratta di scardinare i codici maschilisti di cui è intrisa gran parte della comunicazione e liberare le donne da una rappresentazione che non le rappresenta affatto”. La cronaca ci racconta di episodi di violenza di genere anche tra i giovanissimi. Perché è così difficile sradicare una mentalità maschilista e violenta ancora oggi? “La violenza di genere nasce dalla esistenza di una relazione diseguale di potere tra uomini e donne. Trae terreno fertile laddove gli stereotipi concorrono a perpetrare una condizione di subordinazione del genere femminile rispetto a quello maschile. Gli sforzi per contrastare e sradicare la mentalità maschilista e violenta si scontrano ancora oggi con il mancato riconoscimento sostanziale del diritto delle donne ad essere altro da un distributore di cure, soggetto di diritto a pieno titolo e con pari diritti. Si pensi al trattamento riservato alle donne che raggiungono posizioni di potere, sistematicamente sottoposte a delegittimazione tramite attacchi, battute, allusioni, considerazioni di tipo sessista che mai sarebbero riservate ai colleghi uomini: un uomo politico al potere viene attaccato con argomentazioni politiche; una donna, in relazione al proprio aspetto fisico. Nonostante le trasformazioni avvenute, siamo ben lontani da un effettivo riconoscimento di parità di diritto e possibilità tra i sessi. Fin quando non avverrà tale riconoscimento, la cultura maschilista e violenta troverà sostentamento”. Articoli correlati: Gentile: ‘Parità di genere, la politica non può ignorarla' Molendini: ‘Dar valore alle differenze' Tv pugliesi, va ancora in onda la donna oggetto

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