Un morso alla mela per trasgredire. E per rinascere

// L’INTERVISTA// Ceglie Messapica. Il nuovo esilarante spettacolo di Rita Pelusio porta in scena uno dei dilemmi più grandi dell’umanità. Ma è anche “un elogio alla disobbedienza”. Ecco perché

di Mariapaola Pinto CEGLIE MESSAPICA – Mangiare o non mangiare la mela? Questa è la provocazione dalla quale nasce il nuovo spettacolo di Rita Pelusio. Unica tappa per la Puglia, “Eva. Diario di una costola” è stato portato in scena al Teatro comunale di Ceglie Messapica nell’ambito della virtuosa rassegna “Teatro a tutti i costi”, ideata da Armamaxa Residenza teatrale e dall’Amministrazione comunale di Ceglie Messapica.

Rita Pelusio

Eva moglie L’attrice e cabarettista milanese, già apprezzata dal grande pubblico televisivo per le sue brillanti partecipazioni in programmi cult come Colorado Café e Markette, ha svestito i panni di Adelina Perez e Morchia Ala Giovanna per interpretare, con la comicità spontanea e irriverente che la contraddistingue, quelli di un personaggio femminile alle prese con uno dei dilemmi più grandi dell’umanità: ubbidire o disubbidire? Accettare le regole o rifiutarle? Eva è una donna, un clown, una “figura curiosa e ribelle”, ben lontana dallo stereotipo della bella, bionda e ingenua cui l’iconografia ci ha abituati, che si affaccia al mondo con uno sguardo ancora puro, ma chiedendosi che cosa succederà dopo aver morso la mela, e proiettandosi, non senza rischi e difficoltà, nella contemporaneità della donna di oggi.

Rita Pelusio

Eva suora Oltre un’ora e mezzo di performance, in cui la bravissima interprete racconta perfettamente le storie attuali quanto paradossali di una moderna Eva, alternando, tra un cambio di scena e l’altro, costumi stravaganti e divertenti. Cambi di scena, e di ruoli, in cui si ride, e si riflette: perché tutti rivolti all’analisi di un’autentica e complessa realtà femminile dei nostri tempi, popolata da “donne umane” che, nella loro imperfezione, raccontano il coraggio di chi ogni giorno combatte per la propria felicità. “Per ogni donna che trasgredisce”, spiega l’artista, “fiorisce un nuovo giardino: perché, una trasgressione all’insegna della scoperta di se stesse, porta alla consapevolezza dell’esistenza di un altro mondo possibile, che non sarà perfetto come il paradiso, ma la realtà è tutta un’altra cosa”.

Rita Pelusio

Eva vecchia Quanti morsi bisognerà dare ancora a questa mela prima che le cose possano davvero cambiare? “Infiniti. Dovremmo avere la forza ed il coraggio di ‘mordere’ quei paradisi nei quali pensiamo di vivere e che molto spesso, invece, si rivelano dei veri e propri recinti. Il clima di crisi che stiamo vivendo, certo, non aiuta per niente. Un clima di instabilità, precarietà e paura, che si ripercuote anche nel campo artistico, che non fa che bloccare i sogni, le speranze ed il senso di fiducia che invece dovrebbero ispirarci. Affinché le cose possano realmente cambiare, dovremmo poter andare oltre i nostri immediati ‘paradisi’, non accontentandoci, come spesso accade, solo di tirare avanti, di sopravvivere”. Come nasce la storia di Eva? “Era dal 2003 che progettavo il personaggio di Eva, un lavoro da solista ispirato al ‘Diario’ di Mark Twain. Mentre lavoravo alla sua storia, e prendevano forma le sue caratteristiche, si delineavano, intanto, altre opere teatrali, come ‘Suonata’ e ‘Pianto tutto’. La nascita di Eva, alla fine, è stata un vero e proprio parto per me, frutto di un lungo e faticoso impegno che mi ha portato a rappresentare quello che stavo profondamente maturando in tutti questi anni: un elogio alla disobbedienza”. Chi è Eva? “Eva sono nove donne contemporanee, in nove “quadri” esistenziali diversi, che provano a mordere alcuni stereotipi femminili del nostro tempo, raccontando che, in fondo, è proprio nelle differenze che va avanti il mondo; un mondo che, al contrario del paradiso, perfetto non è. La perfezione è quello che ognuno sente per sé, che più si confà alle proprie caratteristiche ed esigenze, e che ben si distanzia da quello che l’immaginario collettivo si aspetta dalle donne. E le donne sono infinite, come infinite sono le possibilità di scelta, e d’azione. C’è la ragazzina adolescente alla ricerca di regole che chiede ai genitori di essere rimproverata, la lesbica che confessa alla famiglia la sua sessualità elencando tutte le conseguenze del suo gesto, l’anziana che invece delle mele cotte vuole mangiare le mele ‘vive’, la suora in crisi che non ne può più dei ‘misteri’ della fede, la moglie ‘perfetta’ che nella sua famiglia ‘perfetta’ scopre, invece, che di perfetto non c’è a, la prostituta che invita tutte le donne, anzi tutti i mariti a…”. Rita Pelusio è nata a Milano, ma le sue origini sono salentine. Qual è la differenza che riscontri tra le donne del Nord e quelle del Sud? “Gli occhi! Quegli occhi che hanno il riflesso della terra e del mare meravigliosi del Sud, ma che hanno dovuto chiudere troppo volte di fronte a pregiudizi che per noi donne del Nord erano già inaccettabili venti, trant’anni fa. Ricordo ancora che da ragazzina, quando passeggiavo per le vie del mio paese con una minigonna, venivo facilmente additata e fraintesa. Mi piaceva passare le vacanze ‘giù’, ma poi ero felice di tornare alla mia libertà di ogni giorno. Provengo da una famiglia matriarcale, dove la donna aveva comunque un ruolo autorevole nella vita di tutti i giorni. Quella di zia Amalia è stata una figura predominante nella mia infanzia. Una donna forte ed intraprendente, eclettica e versatile, una ‘tuttofare’. La sua forza, il suo coraggio e la sua energia continuano ancora ad ispirarmi. Ecco, è lei la mia Eva, ed è a lei che dedico oggi il mio spettacolo”.

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