Giudici di pace. Stefàno: ‘Rivedere i criteri di cancellazione’

Roma. Il senatore di Sel chiede al ministro di consentire l’accorpamento delle sedi per non privare i territori di un servizio sociale

ROMA – “Si ripristini la giustizia di prossimità territoriale, senza gli Uffici dei Giudici di pace i cittadini sono privati di un servizio sociale”. E’ l’allarme lanciato dal senatore Dario Stefàno (Sel) che ha rivolto una interrogazione al Ministro della Giustizia chiedendo di rendere meno rigidi i criteri in base ai quali i Comuni possono richiedere, accollandosi i costi di funzionamento, il mantenimento degli Uffici del Giudice di pace soppressi e, di conseguenza, la riapertura dei termini per la presentazione della domanda. “Occorre un intervento correttivo della riforma della geografia giudiziaria – spiega Stefàno – per porre un rimedio ai danni effettuati. Ho proposto al ministro di prevedere tra i criteri di razionalizzazione anche la possibilità di accorpare gli Uffici del Giudice di pace soppressi, presso sedi diverse dal capoluogo di provincia, per poter meglio rispondere alle esigenze dei territori e rendere più fruibile il servizio giustizia”. “La vicenda – prosegue Stefàno – si trascina oramai da diversi anni con un carico di polemiche e notevoli disagi per i cittadini, gli operatori del diritto e le amministrazioni locali coinvolte. La cosiddetta ‘manovra bis del 2011’ si proponeva risparmi di spesa e un sistema Giustizia più efficiente attraverso la soppressione di 30 Tribunali, 30 Procure, 220 sezioni distaccate e 667 uffici del Giudice di pace. In sostanza tagli indiscriminati decisi a tavolino senza conoscere la geografia e, cosa più importante, senza tener conto delle esigenze dei territori”. Risultato: aver privato milioni di cittadini del servizio di “giustizia di prossimità territoriale”, che lo Stato deve garantire. “A pagare per gli errori commessi – conclude Stefàno – sono sempre i cittadini: lo Stato punta su un presunto risparmio di spesa il cui costo però ricade tutto sull’utilizzatore finale, non solo in termini di disfunzioni e disagi ma anche economici”.

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