Molendini: ‘Dar valore alle differenze’

// L’INTERVISTA// La consigliera regionale di Parità commenta i dati emersi dal Rapporto sulla comunicazione di genere nelle emittenti locali e pensa ad una riforma civile, attuata dalle donne

La comunicazione nelle emittenti tv è ancora antica, bloccata in un linguaggio fatto di stereotipi di genere e non rispettoso della dignità delle donne. Lo dice il Rapporto “Emittenti locali e differenze di genere – La parola alle donne”, promosso dalla Consigliera regionale di Parità e finanziato dal Corecom, presentato ieri in Regione. Serenella Molendini, consigliera regionale di Parità, commenta i risultati dello studio sottolineando la necessità di dare vita a vere e proprie riforme civili, basate sul rispetto delle libertà. “Dei cambiamenti epocali – dice – che solo le donne sanno attivare”. Consigliera, il progetto “Emittenti locali e differenze di genere – La parola alle donne”, appena presentato in Regione, viene dopo un altro progetto simile, “Emittenti locali e differenze di genere”, promosso dal Comitato Pari Opportunità della Regione Puglia ed attuato dal Corecom. Che cosa emerse allora relativamente alla comunicazione di genere? “Quatto elementi principali. E cioè che le donne sono, in generale, sottorappresentate nelle notizie; che non appaiono quasi mai nell’informazione nei ruoli di autorità o esperte; che il punto di vista delle donne è raramente presentato sulle questioni relative all’informazione politica e all’economia e che, purtroppo, l’immagine che si dà della donna è ancora una immagine stereotipata”. Con quali obiettivi si è sviluppato questo nuovo progetto? “Principalmente con l’intento di compiere un ulteriore passo in avanti verso la consapevolezza della necessità di esplorare il nesso fra adeguata rappresentazione femminile e gradimento per poter avviare il processo di cambiamento fino a media più consapevoli del loro ruolo nella costruzione di modelli sociali di donne e uomini. In questo processo abbiamo voluto coinvolgere le donne delle sei province pugliesi in quanto potenziali utenti delle emittenti televisive locali, raccogliendo le loro opinioni, il loro gradimento ed i loro suggerimenti. Sono state effettuate 623 interviste a donne utenti, più di 100 per provincia, per non tralasciare alcun territorio. Ma non ci siamo fermate ad analizzare un unico lato della medaglia; siamo andate oltre, coinvolgendo nella nostra analisi anche le operatrici delle emittenti tv, coloro che l’informazione la fanno, affinché si rendano loro stesse più consapevoli e dunque portatrici di un nuovo modo di comunicare informazioni tenendo presente il punto di vista delle donne e sradicando, in tal modo, stereotipi di genere più o meno riconoscibili. L’obiettivo finale dell’intero lavoro è mettere a punto un format televisivo, calibrato sui notiziari informativi ed approfondimento, che sia attento e rispettoso delle questioni di genere”. Dal Rapporto è emersa la persistenza di stereotipi di genere, nel modo di presentare la donna all’interno dei format o della notizia di telegiornali, nel programmare i palinsesti, nell’utilizzo di immagini femminili. Che cosa ne pensa? “Penso che la tv non si sia ancora adattata alla presa di coscienza da parte della donna della proprie potenzialità e del propri valore. Oggi si avverte in maniera evidente il contrasto tra la resistenza maschile al cambiamento e la voglia delle donna di smontare quel modello irrispettoso di corpi/oggetto proposto da pubblicità, media, politica, società. E’ dunque proprio questo il momento di insistere su determinate tematiche per costruire un modello culturale fondato sul riconoscimento simbolico e reale del ruolo che alle donne spetta nella sfera pubblica e in quella privata”. In che modo si può agevolare questo processo di cambiamento? “Spetta alle istituzioni pubbliche, alle associazioni, ai professionisti della comunicazione indicare ed imboccare loro stessi la strada della rottura rispetto al passato e della crescita culturale a tutti i livelli”. Come muoversi, nella pratica? “Ciò che il Report fornisce, una volta presa consapevolezza dello stato della comunicazione di genere, è la necessità di costruire tutti insieme una ‘cassetta degli attrezzi’, così l’abbiamo definita, indispensabile per chiunque guardi alle professioni comunicative nell'ottica dell'aggiornamento e della valorizzazione delle competenze. Certo, non ci si può fermare alla presa di coscienza, ma è necessario rimboccarsi le maniche ed agire. Penso a tavoli di lavoro, seminari, laboratori, corsi di formazione che mettano insieme operatori ed operatrici dell’informazione per dare reale applicazione al dettato costituzionale, laddove sancisce il diritto ad informare ed essere informati’ ed il ruolo della Repubblica nella rimozione di tutti gli ostacoli che impediscono il raggiungimento dell’uguaglianza. Dando valore alla differenza anche l’ideale sociale della democrazia si struttura su strategie di libertà, vere e proprie riforme civili che le donne sanno attivare e che continuano a inventare di fronte a rapporti di forza, e che possono produrre cambiamenti epocali, costruire percorsi impensati di felicità anche ribaltando il consueto rapporto tra denaro, lavoro, benessere economico e politiche di inclusione o esclusione”.

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