Tv pugliesi, va ancora in onda la donna oggetto

// DOSSIER// Il Rapporto sulle emittenti locali promosso da Consigliera di Parità e Corecom fotografa una televisione bloccata dagli stereotipi e inadatta alle esigenze delle utenti. Le giornaliste? Poco valorizzate

Meno televendite, più approfondimenti sul lavoro. Meno programmi di cucina e più informazione culturale o scientifica. Lo chiedono le donne pugliesi alla televisione. Ma questa è troppo antica ed inadeguata alle esigenze di un pubblico femminile maturo. Il rapporto “Emittenti locali e differenze di genere – La parola alle donne”, promosso dall'Ufficio della Consigliera regionale di Parità e finanziato dal Corecom Puglia, parla chiaro: la tv non risponde ai desideri delle donne, troppo aggrovigliata in stereotipi di genere legati ai temi proposti ed al linguaggio utilizzato. “Sminuire i problemi delle donne è sempre stata la prima forma della sottovalutazione delle donne stesse: il problema in cui si parla di te è marginale, dunque tu sei marginale”, scrive Felice Blasi, presidente del Corecom, nell’introduzione allo Studio, che è stato presentato ieri in Regione e si pone come la seconda fase di un percorso intrapreso lo scorso anno con una ricerca sulle differenze di genere nell’emittenza locale. Il lavoro considera il punto di vista delle donne sulla comunicazione televisiva, chiedendo direttamente a loro – le giornaliste, che la televisione la fanno, e le utenti, che la guardano da casa – come la vorrebbero. Per indagare questi temi si serve del metodo dell’intervista: 633 in tutto (623 ad “utenti”, almeno 100 per provincia, e dieci a giornaliste di sei testate regionali), condotte nel periodo marzo-maggio 2013. Lo scenario che si delinea dall’esame delle risposte forse può sorprendere, ma solo gli uomini. // Programmi tv. Quello che le donne ne dicono Una riflessione sull'importanza di una corretta rappresentazione di genere nei media, compresi i social network, per favorire l'affermazione delle donne non è più rimandabile. Ed oggi anche le donne ne hanno consapevolezza, rivendicando una rappresentazione televisiva diversa dal passato: non più corpi seminudi che sfilano senza parlare, ma teste che pensano e personalità che si esprimono perché hanno molto da raccontare. Inoltre le utenti mettono in discussione i palinsesti tv, chiedendo più approfondimenti politici, scientifici, culturali, troppo poco presenti nella programmazione televisiva in generale e comunque non pensati per le donne. Dal Rapporto emerge la presenza in Puglia, di un pubblico femminile maturo, ben consapevole del funzionamento del mezzo televisivo, che non costituisce dunque più una trappola e viene utilizzato in maniera critica. Il fatto che un programma televisivo sia condotto da una donna, ad esempio, non è ritenuto motivo di maggiore coinvolgimento nel guardarlo (lo sostiene il 58,9% delle donne intervistate). Inoltre gran parte delle donne giudicano sufficiente la presenza femminile nei programmi tv, riconoscendo tuttavia il frequente ruolo subalterno rispetto all’uomo. Quanto ai programmi, come anticipato, le donne lamentano l’esigenza di una informazione che approfondisca meglio il mondo femminile (lo ha riferito il 54,7% del totale), senza però concentrarsi unicamente su temi “tradizionalmente femminili”. Soprattutto chiedono più informazione sul tema del lavoro; un elemento da sottolineare perché indice della voglia di realizzare aspettative di indipendenza, di crescita culturale, di affermazione lavorativa. Fra le emittenti regionali, Telenorba è la preferita dalle donne intervistate con quasi la metà dei consensi (49,3%), seguita da Antenna Sud (13,1%), che ha definitivamente chiuso le attività nel mese di giugno 2013. Fin qui la tv dei desideri. Quella reale è molto lontana da questo modello. Sono le giornaliste ad affermarlo, confermando una non equa rappresentazione delle figure femminili autorevoli negli ambiti dell’economia e della politica, l’assenza di specifici programmi dedicati al pubblico femminile al di fuori dei format “tradizionali” dedicati alla bellezza, alla cucina, al benessere, o talk show. Scarso l’approfondimento sui temi della violenza di genere, l’imprenditoria femminile ed il lavoro in generale, la medicina di genere, la conciliazione famiglia-lavoro. Si parla di donne solo in riferimento ad episodi di cronaca nera, soprattutto se la vittima è minorenne. La strada da compiere è tanta anche sul linguaggio utilizzato dal piccolo schermo: le emittenti si servono per gran parte di immagini di repertorio stereotipate che ritraggono donne casalinghe, impegnate nello shopping o in atteggiamenti sexy. // Donne e tv, come e quando Di sera, non più di due ore al giorno. Oppure come sottofondo alle attività domestiche quotidiane. E’ l’utilizzo che le donne pugliesi fanno della televisione. Secondo il Rapporto, la maggior parte delle donne intervistate (381 donne su 623, il 61,2%) preferisce guardare la televisione nella fascia serale, dalle 19 in poi, ed all’incirca per due ore (327 donne, il 52,5%). Un dato che varia col variare dell’età delle intervistate, alla loro condizione occupazionale, al numero dei figli (una donna che lavora e che ha anche dei figli dedica meno tempo alla tv). E’ abitudine diffusa lasciare il televisore acceso senza guardarlo (lo fa il 60% delle donne intervistate), una tendenza che si accentua col crescere dell’età ed arriva a toccare la percentuale del 91,7% tra le ultra 65enni. La motivazione? Il televisore “fa compagnia” (42,1% delle risposte). Che cosa guardano le donne in tv? Principalmente film (425 donne su 623, il 68,2%), notiziari (47,4%), fiction (34,2%), programmi culturali (29,9%). Meno graditi risultano i reality show, le soap opera e i programmi sportivi (6,9%). Anche in questo caso, emergono differenze importanti in relazione alla classe di età, alla condizione occupazionale, al numero dei figli e allo stato civile delle utenti. // Le giornaliste. Tanto valore per a Nella metà dei casi non si sentono valorizzate per le proprie competenze, tuttavia riconoscono di non trovarsi lì per il proprio aspetto fisico ma per il proprio effettivo merito. Le giornaliste, l’altra faccia della medaglia sulla comunicazione di genere nelle emittenti locali, nel Rapporto “Emittenti locali e differenze di genere – La parola alle donne” sono chiamate a giudicare la tv dal di dentro. Il risultato: ritengono necessaria una maggiore valorizzazione delle proprie competenze nella programmazione televisiva e nella conduzione dei programmi, riconoscendo, d’altra parte, come il loro numero in redazione sia aumentato rispetto al decennio scorso. Le operatrici dell’informazione intervistate fanno riferimento tre alle emittenti Antenna Sud (Bari), una a Studio 100 (Taranto), due a Telenorba (Conversano); le restanti quattro lavorano per Rtg Puglia, Rai Puglia e come free lance. Secondo tre di loro (sul totale di dieci) la figura femminile è sottorappresentata nei programmi di informazione della propria emittente, principalmente perché i ruoli apicali e di responsabilità vengono ancora considerati appannaggio degli uomini. Da questo derivano una non equa rappresentazione delle figure femminili autorevoli negli ambiti di politica ed economia (sei giornaliste su dieci) e la necessità di proporre modelli che diano maggiore autorevolezza all’immagine della donna (otto su dieci). Dallo studio emerge anche come le giornaliste considerino utile un’azione formativa per operatori ed operatrici che approfondisca il linguaggio e l’approccio culturale alle notizie e al modo di comunicarle.

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