Chiarello: ‘Il mio lavoro si compra a pezzi’

// L'INTERVISTA// L’attore-barbone racconta la nascita, sofferta, dello spettacolo teatrale “Fanculopensiero” e del successivo film “Ogni volta che parlo di te”. Quando sono gli spettatori a finanziare le battaglie culturali

di Valentina Isernia Un viaggio nel viaggio. E la scommessa di trasformare l'esperienza di uno spettacolo teatrale in un film, di usare linguaggi diversi per arrivare al cuore di un pubblico già conquistato. Ippolito Chiarello racconta del faticoso ma entusiasmante viaggio che lo ha portato all'ideazione dello spettacolo teatrale “FANCULOPENSIERO – Stanza 510” prima e del film che nasce dall'esperienza maturata dalla realizzazione dello stesso spettacolo. Il film, dal titolo “Ogni volta che parlo di te“, è stato proiettato in anteprima nelle sale lo scorso 26 febbraio a Calimera. Ma partiamo dal principio. Fanculopensiero, spiega Chiarello, “nasce dalla voglia di rappresentare il disagio contemporaneo e di raccontarlo in uno spettacolo. Poi l'incontro con Maksim Cristan e il suo fortunato libro, che racconta di un manager che per un trauma psicologico da stress, riesce a cambiare vita e a rallentare, mi apre la strada e mi dà lo spunto per ‘scrivere’ a otto mani lo spettacolo FANCULOPENSIERO STANZA 510″. Ma lo spettacolo non ha il successo sperato, sopratutto per l'autore. L'idea interiore che l'artista aveva, quella che poi è la chiave per arrivare al pubblico, non viene fuori durante la messa in scena: “D’accordo con i compagni di viaggio decido di agire radicalmente sulla struttura dello spettacolo per cercare di farlo diventare efficace, come sentivo che poteva essere. Elimino ogni elemento scenografico e di luce e mi concentro su un’idea primordiale, far funzionare il meccanismo a partire dalle cose semplici: la storia, l’attore, lo spazio. Lo spettacolo comincia a funzionare, io comincio a divertirmi e comincio a girare”. Chiarello e la sua compagnia cominciano a promuovere senza successo la performance, finché non decide di attuare una protesta che lo porterà non solo a pubblicizzare lo spettacolo, ma a una vera e propria battaglia culturale che diventerà il segno particolarissimo di Fanculopensiero: “Nell’edizione di Castel dei Mondi, nel 2009, chiedo di poter fare il mio spettacolo in strada, prima delle serate ufficiali. Faccio un menù con il mio spettacolo, diviso in pezzi, da comprare dai 2 ai 15 euro. L’esperienza è dura, umiliante, ma nello stesso tempo entusiasmante e allora comincio a proporlo anche nelle altre città. Man mano che l’esperienza va avanti, si definiscono bene anche obiettivi non pensati all’inizio: svendere lo spettacolo per protesta contro la svendita della cultura in Italia, abituare le persone a dare un valore alle ‘parole-arte’ e fare il trailer del mio spettacolo, invitare la gente a teatro”. I viaggi, prima in Italia e poi all'estero nelle principali capitali europee, il passaparola e l'uso intelligente del web, gli spettacoli e il calore della gente che li ospita nei posti più disparati – distributori di benzina, abitazioni, librerie e supermercati – fanno maturare in Chiarello la decisione di raccontare ancora, in chiave metaforica, la sua esperienza: “Decido, per raccontare e fare la mia ‘sintesi’ di scrivere e girare un film di questo viaggio e stilare un diario-libro. Un film vero che emozionasse e nello stesso tempo mostrasse, raccontasse il disagio dell’uomo, dell’artista e del personaggio, che nel mio mestiere viaggiano insieme. Denunciasse l’assenza del riconoscimento artistico in Italia”. Ma con quale tipo di finanziamento? In questo caso sarebbe valido il detto “Chi semina raccoglie”. Tutto il sentimento e la passione che in questi anni gli artisti sono riusciti a infondere nei cuori dei propri spettatori sono tornati, in maniera commovente, in denaro per il finanziamento di un nuovo progetto: “A un mio appello di adottare un attore e aiutarmi in questa ricerca, ‘Finanzia tu stesso la tua crescita e scoperta culturale’, hanno cominciato ad arrivare bonifici e donazioni da semplici cittadini che avevano visto lo spettacolo o che seguivano questo viaggio e questa protesta sul web, teatri, esercizi commerciali, istituzioni comunali. Commovente direi. Ho raccolto 6.920 euro che sono serviti per fare il viaggio, durato un mese, con altre due persone che viaggiavano con me (Matteo Greco, che ha scritto con me il film e ne è il regista e montatore e direttore della fotografia e altro e Elena Riccardo, organizzatrice e interprete per le varie lingue)”. Il risultato, una vera e propria produzione dal basso, che, in linea con il tema del “barbonaggio” teatrale, racconta la crisi esistenziale di un uomo, di un attore e del suo personaggio, alla ricerca di un modo diverso di vivere e di fare teatro. Un “on the road” attraverso l’Europa di un personaggio al tempo stesso ironico e tragico, perduto, continuamente in bilico tra i suoi stessi pensieri e bombardato da stimoli esterni che lo riportano a quel quotidiano da cui sta scappando. L’ingresso agli spettacoli sarà gratuito ma si può sostenere la produzione con l’acquisto di una delle undici cartoline realizzate con fotogrammi del film in vendita dal 9 febbraio presso il Nuovo Cinema Elio di Calimera e a Lecce in via Cairoli e via Paladini c/o il Cagliostro, il Caffè letterario e i diversi locali che hanno partecipato alla produzione. Per avere maggiori informazioni sul progetto Fanculopensiero stanza 510 e sul Barbonaggio Teatrale da cui prende spunto il film di seguito il link alla video playlist su Youtube http://www.youtube.com/playlist?list=PL393F1611B4A0C2AF

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Info sull'autore

Valentina Isernia

Giornalista pubblicista, laurea in Industria Culturale e Comunicazione Digitale presso l’Università la Sapienza di Roma con specializzazione in Social Media. Analista di contenuti televisivi e di misurazione audience in real time. Social Media Manager, Social Engager, Community Manager, Storyteller

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