Venuti: ‘Il Pit9, un inizio senza finale’

// INCHIESTA// 4// Secondo l’ex sindaco di Casarano, il Pit9 non è stato portato avanti in quanto identificato con i sindaci del momento

CASARANO – Il Pit9 lo sente come una sua creatura. Ed in effetti lo è: è sua la firma, accanto a quella del presidente della Regione Nichi Vendola, in calce all’accordo che sancisce il via ufficiale del Progetto. Era il 29 giugno 2005. Di acqua sotto i ponti ne è passata tanta. Ha portato onori ma anche uno strano effetto, ad alcuni anni dalla naturale chiusura del progetto. L’attività del Pit9 probabilmente non è stata completamente capita dal territorio. In molti l’hanno sentita come lontana o forse non si sono sforzati più di tanto per capirne appieno le potenzialità. Eppure il Pit9, che ha riunito l’idea di sviluppo di 68 Comuni del basso Salento, è stato un progetto dalla portata eccezionale. Riconosciuta, tra l’altro, come tale anche dai tecnici che l’hanno studiata. Remigio Venuti, sindaco di Casarano ai tempi dell’avvio del Pit9, lo difende con le unghie come un progetto troppo moderno per i tempi in cui è nato. Al territorio rimprovera di non averne colto la strategicità e di non aver saputo portarlo avanti, una volta concluso, tramite Area Vasta. Ancora una volta, i banchi della politica hanno contato più dell’esigenza di sviluppo del Salento. Che invece avrebbe portato frutti prelibati per tutti. Dott. Venuti, è di recente pubblicazione il report di Annatonia Margiotta sul progetto di re inclusione sociale di ex detenuti e minori disagiati “Senza scarti”. L’autrice sostiene che si sarebbe potuto fare di più. Lei condivide questo punto di vista? “Il mio giudizio sul progetto ‘Senza scarti’ è assolutamente positivo. Per la prima vota le istituzioni hanno legato a un progetto di sviluppo territoriale, un obiettivo di coesione sociale e lo hanno fatto cercando di coinvolgere in una logica di sviluppo le parti più deboli della società. Quelle parti che in una fase particolare della propria vita hanno fatto degli errori, delle esperienze negative e che però, finito di regolare il proprio conto con la giustizia, hanno il diritto di reinserimento. Io credo che la lezione che ne ricaviamo è che noi facciamo leva anche su quelle figure per cercare la strada dello sviluppo. Il Pit per la prima volta ha rappresentato un progetto di sviluppo territoriale su base sovra comunale e avere inserito ‘Senza scarti’ all’interno di questo progetto ha rappresentato lo sforzo da parte delle istituzioni di fare leva anche su categorie svantaggiate per cercare di delineare un nuovo modello di sviluppo”. Tutti i progetti del Pit9 si proponevano di delineare uno sviluppo condiviso sovra territoriale. Quali crede siano stati i più efficaci? “‘Senza scarti’ era l’unico che guardasse all’inclusione sociale. Gli altri hanno riguardato, di volta in volta, l’innovazione all’interno della pubblica amministrazione, l’innovazione all’interno delle iniziative imprenditoriali. Ricordo che importanti iniziative imprenditoriali si sono collocate all’interno del territorio del basso Salento e di Casarano in particolare, come la Sparkle e la Memar, Mediatica a Sannicola; erano 15 o 16 i progetti innovativi che si sono realizzati nell’ambito del Pit. Ovviamente nessuno si illudeva che quel progetto potesse essere esaustivo, ma doveva rappresentare l’inizio di un percorso che purtroppo si è interrotto bruscamente”. Quando lei difende il Pit9, pensa anche ad un’occasione sprecata da parte del territorio? “Non c’è dubbio. Quello del Pit9 rappresentava un tentativo avanzato, non del Comune di Casarano ma di tanti Comuni messi assieme, a cui ha dato il consenso tutto il partenariato economico e sociale. Ovviamente a nessuno sfugge che un progetto che miri a delineare un nuovo modello di sviluppo passa anche attraverso incomprensioni, che mal si conciliavano con i tempi scanditi dalla logica della rendicontazione, dal momento che alcuni percorsi hanno bisogno di più tempo per essere metabolizzati. Il piano strategico di Area Vasta avrebbe dovuto rappresentare la continuazione di questo percorso intrapreso, ma così non è stato”. Considerando tutti i progetti messi in campo dal Pit9 di quale è più orgoglioso? “Di quelli che hanno permesso l’attrazione di investimenti e quindi l’innovazione all’interno degli enti locali. Vorrei ricordare che quando siamo partiti con il Pit molti Comuni non avevano nemmeno i computer, non avevano la rete interna, non avevano il protocollo informatico”. Come sono andate a finire queste esperienza di innovazione negli enti locali? “Non hanno avuto continuità. E’ come se si fosse interrotto un percorso. Questo è il cruccio: un progetto di sviluppo territoriale non può essere legato solo alla figura dei sindaci del momento, ma deve diventare un processo di cui si impossessa la stessa comunità, che col tempo diventa in grado di farlo proprio e di proseguire autonomamente il percorso. Questo purtroppo non è successo”. Perché non è successo? “Perché il Pit9 e lo sviluppo intrapreso sono stati identificati con alcuni sindaci, diventando qualcosa da contrastare invece che da portare avanti”. Leggi anche: Paolo: ‘Il carcere? Un'altra vita' Liberi tutti. ‘Senza scarti' 'Ex detenuto? Oggi è uno di noi' Vitali: ‘Il territorio non ha saputo sfruttare il Pit9' Svuota carceri. I numeri Articolo correlato: Ratifica ufficiale del Pit 9

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