Tornano i concerti del Conservatorio

Lecce. Tornano all’attenzione del pubblico salentino i concerti promossi dal Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce. Si ricomincia mercoledì 5 febbraio

Lecce. Tornano all’attenzione del pubblico salentino i concerti promossi dal Conservatorio “Tito Schipa” di Lecce che, nella serie di sedici appuntamenti del suo cartellone, presenta le migliori realtà artistiche del mondo accademico. Il quarto incontro, che si terrà mercoledì 5 febbraio 2014 nel cinquecentesco salone della Biblioteca Caracciolo in Lecce alle ore 20.30, è affidato alle cure del QUINTETTO “TITO SCHIPA”, ensemble formato da Marcello BALDASSARRE (violino), Francesco SABATO (violino), Fernando TOMA (viola), Antonio ZITANO (violoncello) e Antonio SCARINZI (chitarra). Costituitosi nel 2011 con finalità didattiche e di ricerca nell’ambito delle attività di laboratorio dell’omonima Istituzione presso la quale i cinque musicisti prestano da anni il loro magistero con grande impegno, l’ensemble propone un programma monografico incentrato sui Quintetti per chitarra e archi di Luigi Boccherini: prolifico autore di musica da camera, il maggior rappresentante della musica strumentale europea della seconda metà del Settecento, l’unico compositore del tempo non chitarrista che si sia occupato della chitarra, forse l’unico italiano che seppe competere nella musica strumentale con geni quali Haydn e Mozart. Il quintetto è la formazione da camera più fortunata e congeniale di Boccherini che nel 1799, in una lettera al fratello di quell’Andrea Chénier giustiziato sulla ghigliottina al tempo della Rivoluzione francese, ebbe a dire: «So bene che la musica è fatta per parlare al cuore dell’uomo, ed a questo mi ingegno di arrivare se posso: la musica senza affetti e passioni è insignificante». Boccherini scrisse una serie di Quintetti per chitarra e archi nel 1798 su richiesta di un nobile catalano, il Marchese di Benavent, che si era trasferito a Madrid e desiderava esibirsi come chitarrista nel suo palazzo. Benavent chiese al musicista toscano di adattare alla chitarra alcune sue opere. Il compositore effettuò un’operazione ben più complessa: costruì un nuovo organismo partendo da brani di opere preesistenti e diede loro un nuovo significato. I tre Quintetti proposti in concerto – in sol magg. G. 450, in mi min. G. 451, in re magg. G. 448 – dimostrano che Boccherini ebbe ben chiare le peculiarità timbriche della chitarra a sei corde (cinque corde doppie e il cantino) tornata in auge in Spagna grazie a Padre Basilio. Mirabili esempi di scrittura cameristica, questi brani per chitarra e quartetto d’archi rappresentano i tratti più peculiari dello stile dell’autore, per il dialogo che lo strumento solista intreccia con gli altri elementi dell’ensemble e per la particolare attenzione alle microstrutture, come da tradizione tardo-barocca italiana. I tre quintetti in programma includono nei canonici quattro movimenti un Minuetto e un Rondò finali, nei quali l’autore esprime la sua più felice vena compositiva.
 A fronte di una Pastorale in palese contrasto di clima, il Quintetto G. 448 (catalogo Gérard) sfoggia un vorticoso Fandango da eseguire “alla maniera di Padre Basilio”, in accesa e impetuosa chiusa del brano e della serata.

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