La madame di Campi Salentina ed i suoi afrodisiaci

//LA LUPA CHE TESSE. La figura delle meretrice, donna di altri tempi con un onore da difendere (a suo modo). Il ritratto di una Madame fatto da Tania Pagliara

Di Tania Pagliara //LA LUPA CHE TESSE. Erano i primi anni ’70 quando gli ormoni dell’adolescenza bombardavano il mio corpo. L’insofferenza era una costante e mi spingeva ad osservare le comari del paesino per trovarne qualcuna al di fuori del copione, una speranza per avere delle indicazioni per poter prendere il treno e raggiungere mio padre che era scappato a Parigi in furgone, PARIGI! Tra tutte le anziane del paese una mi incuriosiva più del dovuto. Aveva 99 anni, un corpo turgido e slanciato, si muoveva con un ‘eleganza e sensualità al di fuori della norma, assumeva delle posture che sembrava riprodurre le statue delle Afroditi elleniche. Il pomeriggio, mentre le altre comari si sedevano disinvolte sui gradini di ‘chianche’ per ‘coiare le friscure’, lei usciva con una mano poggiata sul fianco e nell’altra mano ondeggiava il suo cuscino di seta nera che posava sui gradini per sedersi con le altre donne. La chiamavano la madame, era rispettata da tutti, non era nobile, né ricca, viveva da una pensioncina in una piccola casa ereditata dai genitori. Non riuscivo proprio ad inquadrarla. Quando chiedevo in giro cosa faceva la madame da giovane mi venivano date risposte vaghe -mmm, erano altri tempi, prima ‘le donne’ erano diverse,…, ma era molto bella, tanto bella, alta, magra e formosa, un’’Afrodita’. Quando c’era lei le comari smettevano di spettegolare, diventavano tutte emancipate, con la mentalità aperta. La curiosità era tanta che un giorno mi sedetti accanto a lei e le chiesi – Madame, sei mai stata a Parigi? -Uh, PARICE! Ho avuto una casa anche lì! -Avevi molte case? -Si , ne ho avute in tutta Italia, perché io ero molto bella, tanto bella che persino mio padre capì che non potevo essere sciupata per un matrimonio o per lavorare nei campi, lui mi portò fuori dalle maestre, io ero divina! -Che fine hanno fatto le tue case? -Ah, me le chiusero, peccato! -Avevi debiti? -Ma come ti permetti!!!! I miei conti li pagavano i miei uomini!!! Diventai rossa, rossa, non riuscivo a capire, mentre le altre comari si nascondevano il volto per non far vedere alla madame che stavano ridendo a crepapelle, qualcuna si asciugava le lacrime per le risate, ma cosa avevano da ridere!!!! La madame mi portò nella sua piccola casa, mi mostrò la foto di quando era giovane, era veramente bella, sembrava un’attrice dei film muti, mi regalò un cappello con le piume comprato a Parigi. In seguito mi spiegarono che la madame gestiva case chiuse, cioè i vecchi ‘bordelli’, mi spiegarono che erano altri tempi, anche se ancora oggi sono sicura che in realtà la gente del paese aveva rinnestato il culto di Afrodite in questa bellezza rara. Un giorno fece capolino dalla finestra della lavanderia di mia madre, ci mostrò una bottiglietta di coca cola di vetro, riempita a metà da un liquido nerastro -Vi ho portato il mio nocino, lo preparavo sempre per le mie donne, ora non lo vuole più nessuno, lo temono. Presi di corsa un bicchiere, lo riempì e lo offrì a mia madre -Bevi, mamma, non fare la scostumata! Mia madre fece una faccia come se l’avessi condannata a morte. La madame rimase dritta vicino alla finestra finché non si assicurò che lo stava bevendo ed andò via felice. Appena scomparve la nostra generosa Afrodite, mia mamma corse in bagno e sputò il nocino che aveva fatto finta di bere. -Ma perché lo hai fatto! Lo ha preparato per noi! -Lo sanno tutti che il nocino della madame è fatto con erbe afrodisiache, non voglio diventare una sporcacciona!!! Rimasi per ore a fissare quella bottiglietta di coca cola -Bevo, non bevo….. La curiosità era talmente forte che presi la bottiglietta e ne bevetti un sorso, era amarissimo, disgustoso, sapeva di malva con un vago aroma di noce. L’effetto fu più che afrodisiaco eccitante, girai euforica per ore in bicicletta per smaltirlo. Ancora oggi nelle mie interviste mi viene tramandato un intruglio di malva ed alcool come afrodisiaco, chimicamente è impossibile, credo che ci fosse un altro ingrediente che non ho ancora scoperto. Era un estate afosa, la madame uscì di casa con il fresco delle sera, come suo solito, dritta come una statua, si fermò un attimo e le cadde il cuscino di mano, lo riprese e le ricadde ancora, diventò seria, rientrò in casa, chiuse l’uscio e non uscì più. Dopo qualche ora, preoccupate, chiamammo la figlia, entrammo in casa, era sdraiata sul letto, con il sorriso sulle labbra, così ci lasciò per sempre la nostra ultima Afrodite.

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