Monteruga, il villaggio fantasma che piace a Zamparini

Di proprietà del patron del Palermo Calcio, il borgo agricolo nelle campagne di Veglie dovrebbe diventare un villaggio turistico.

 

di Gabriele Caforio

I classici cartelli blu che indicano ai viaggiatori in nomi dei paesi ci sono anche per Monteruga. Ma se un ignaro automobilista li seguisse senza sapere realmente dov’è e cos’è Monteruga, difficilmente giungerebbe a destinazione. Parliamo infatti di un villaggio fantasma, circondato da una fitta distesa di ulivi, che così come si presenta oggi farebbe gola solo a qualche regista alla ricerca di sinistre e suggestive location. Si trova nel feudo del comune di Veglie (Le), sulla strada che congiunge il mare con Avetrana, ai piedi di una collinetta che per quel metro in più d’altezza si è beccata le antenne della Rai, qualche piccola pala eolica e un serbatoio dell’Acquedotto. Monteruga oggi è una proprietà privata, ma l’abbandono è tale che ormai c’è a malapena il cancello che ne limita l’ingresso. Poi basta un po’ di curiosità per scoprire che oltre gli ulivi e il cartello di proprietà privata c’è un intero paesello abbandonato. Dove non manca a, dalla scuola alla pompa di benzina. Sembra però che il tempo si sia fermato e gli abitanti del piccolo villaggio agricolo, che una volta arrivarono ad essere anche 200, oggi non ci sono più. Dalla metà degli anni ’80, infatti, è disabitato, gli agricoltori e i coloni che ci vivevano si sono spostati verso i centri abitati più grandi un po’ per colpa della privatizzazione dell’azienda, un po’ perché attirati dall’urbanizzazione. Tuttavia, le origini di Monteruga affondano nel ventennio fascista. Il suo sviluppo però è datato attorno ai primi anni del secondo dopoguerra, quando l’Ente Riforma e la S.E.B.I. (Società Elettrica per Bonifiche e Irrigazione) impressero all’omonima e storica masseria un forte impulso lavorativo basato sulle colture caratteristiche del luogo: l’ulivo, il tabacco e la vite. L’esproprio delle terre e la redistribuzione ai contadini del 1950 portò a Monteruga uomini e donne da diversi paesi della provincia che ivi si stabilirono, e, come in un paese che si rispetta, c’era chi si sposava e metteva su famiglia. Così, entrandoci per la prima volta, nonostante l’abbandono, si rimane affascinati e si viene catturati dall’irresistibile voglia di vedere e sapere come sono andate le cose. Basta poca immaginazione per rivedere ancora in tutti i diversi edifici del villaggio le abitudini e le vite di chi lo abitava. Ci sono i luoghi di lavoro, come lo stabilimento vitivinicolo e il tabacchificio; poi tutt’intorno le case dei coloni: lunghi porticati di casette con una stanza, una cucina e un giardinetto. La piazza principale con le palme, ormai altissime, e con la chiesa, dove le panche dei fedeli, anche se piene di calcinacci, sono ancora al loro posto. In un’altra parte del villaggio c’è la scuola, di fronte due grandi silos in cemento e su un muro che si affaccia su una delle piazzette secondarie c’è ancora il resto degli spazi elettorali che erano stati preparati per la propaganda delle elezioni del 1967. La posizione del borgo a pochi chilometri dal mare è cruciale, avrebbe tutte le carte in regola per essere valorizzata nelle guide turistiche come uno di quei borghi che sopravvivono alle epoche raccontandoci quello che siamo stati. Oppure, potrebbe rinascere grazie a qualche progetto che lo recuperi, senza stravolgerlo, per regalare al turismo e al territorio un luogo che al tempo stesso potrebbe essere un museo a cielo aperto e borgo ricettivo per il turismo, come è stato fatto egregiamente con il villaggio agricolo “borgo Cardigliano”, nelle campagne tra Miggiano, Taurisano, Specchia.

//La rinascita di Monteruga firmata Zamparini?

Eppure, l’idea del borgo turistico, che forse recupererebbe questo gioiello di storia dal dimenticatoio non è nuova. Il Gruppo Zamparini, quello del Palermo Calcio, qualche idea simile l’ha già avuta. Infatti, oltre al calcio, ai centri residenziali, ai centri commerciali, alle aziende agricole e al turismo di lusso, una delle aree di attività del gruppo di Maurizio Zamparini è proprio quella del turismo legato ai centri rurali. Monteruga, guarda caso, è proprio una delle proprietà del gruppo e sul loro sito internet è disponibile anche una descrizione, sintetica, del progetto che avrebbero in serbo per il recupero del villaggio agricolo. “L’organizzazione degli spazi del borgo – scrive il gruppo – offre eccellenti possibilità per un recupero architettonico e una riconversione d’uso in un insediamento turistico misto, comprensivo di struttura alberghiera e unità abitative”. Un progetto turistico che prevede spazi destinati alla ristorazione, al recupero delle casette coloniche per farne mini unità abitative con giardinetto privato, alla realizzazione di aree benessere e piscine invernali. Di non poco conto, la dichiarata intenzione del gruppo di “preservare l’essenza storica del villaggio/masseria che si sviluppa attorno al cuore della corte centrale”, quella dove si affaccia il porticato con le casette, la chiesa e il tabacchificio. Proprio in quest’ultimo edificio, infatti, sarebbe prevista la realizzazione di un centro multimediale con la sala proiezioni, la sala per la musica da camera e un museo della civiltà contadina. Di seguito vi proponiamo una ricostruzione grafica del progetto di Zamparini tratta dal loro sito internet. FOTO DEL PROGETTO

Stando alle intenzioni, verrebbe da tirare un respiro di sollievo per le sorti del piccolo borgo. Eppure, basta una scampagnata domenicale tra gli ulivi di Monteruga per rendersi conto che, ad oggi, purtroppo, il borgo è solo preda dei soliti vandali, dei crolli di qualche solaio, dei cartelli “fabbricato pericolante” e dell’oblio. Quello della proprietà di Monteruga non è l’unico interesse che Zamparini ha nel sud della Puglia. Infatti, le altre proprietà con prospettive turistiche spaziano dal brindisino, con la Masseria Tenente e una proprietà in località Torre Canne, al leccese con la Masseria San Nicola. Purtroppo recenti indagini giudiziarie stanno cercando di far luce sulle modalità di finanziamento del Palermo Calcio, del gruppo Zamparini, da parte di sponsor legati a Cosa Nostra. Prima di esultare sugli investimenti di Zamparini in Salento, quindi, quali portatori di sviluppo e posti di lavoro, aspetteremo l’esito degli inquirenti della Procura di Palermo. Tuttavia, la tristezza e la suggestione che oggi Monteruga lascia ai visitatori, oltre alle indagini giudiziarie che vogliono fare chiarezza sul rado di vicinanza del gruppo Zamparini con Cosa Nostra, ci ha spinto a contattare il Gruppo Zamparini, che ha sede in un paesino in provincia di Varese, chiedendogli conto del loro progetto e chiedendogli quali sono le reali tempistiche e prospettive per la proprietà. Avremmo anche voluto chiedergli anche qual è la posizione del Palermo calcio sulle indagini della procura di Palermo che ipotizza che uno sponsor del Palermo Calcio sia legato direttamente a Cosa Nostra (LEGGI QUI) Palermo calcio, sequestrato uno sponsor. “Testimonial con intervento mafioso” Ad oggi, purtroppo, nonostante la nostra corrispondenza e qualche telefonata non abbiamo ancora ricevuto risposta.

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