Natale al tempo del vinile

Perdonabile amarcord intorno a un tormentone d’annata

Il 1984 era l’anno delle minacciose profezie orwelliane. Andò peggio del previsto. Uscì un disco cui pochi di noi avrebbero dato metà delle lire che costava. Cantavano due biondini, soprattutto uno (l’altro era l’amico che esce con te perché anche lei porta un’amica). Facevano impazzire le compagne di scuola e tanto bastava a renderceli odiosi. Ricordo una festicciola (Steve Jobs già lavorava duro, ma erano inimmaginabili quegli aggeggini capaci di incamerare ore, mesi e lustri di musica) in cui, per una beffa del destino, c’era solo quel 45 giri: su una facciata “Last Christmas”, sull’altra “Everything She Wants”. Un paio d’anni prima, le Brigate Rosse avevano riservato un trattamento simile al generale Dozier, rinchiudendolo in una “prigione del popolo” e facendogli ascoltare solo hard rock. L’anno scorso, a Natale, ti ho dato il mio cuore, ma il giorno dopo l’hai buttato via. Stavolta starò più attento… E poi: tutto quello che lei vuole è tutto quel che vede (in fondo, il test con cui certe donne ti preparano alla paternità). La prima canzone divenne un tormentone periodico. Fine pena mai. Quest’anno molte testate, anche paludatissime, hanno ricordato che il biondino ha compiuto cinquant’anni. Tutta una generazione che diventa vintage, mannaggia! Buone feste.

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