‘Amore carne’, amore come panacea

Bari. ‘Amore carne’ una struggente dichiarazione alla vita nella sua finitezza, e all’amore come panacea. L’ultimo film di Pippo Delbono

Bari. Supporti ultraleggeri, un cellulare e una piccola telecamera, per una storia sì autobiografica, ma che di fatto ne racconta molte altre; tutte quelle che incrociano e riescono a immagazzinarsi in fondo a quel minuscolo occhio digitale. “Amore carne” è l’ultimo appuntamento di CinEthica, Oggi alle 21 al Cineporto di Bari (ingresso libero). La rassegna, promossa dall’associazione Cinethic con il sostegno economico di Apulia Film Commission (iniziativa cofinanziata dal PO FESR Puglia 2007-2013), avrà come ospite, in apertura della serata, l’attore Roberto Corradino. Pippo Delbono (visto in Pulce non c’è di Giuseppe Bonito, secondo film della presente rassegna) sceglie – come nel precedente Paura – uno strumento moderno che, come insegna un’importante tesi comunicativa, è già portatore di un messaggio: dietro immagini, parole e situazioni “rubate”, altre si svelano quasi senza fatica e le rughe espressive di un volto diventano strade invisibili che uniscono presente, passato, luoghi. “Perché le cose nella vita sono così – dice il regista -: tutto si mischia, anche le persone che incontri. Voci quotidiane, lontane, che non ci sono più, ma che a volte risuonano, contaminandosi”. Ecco dunque che in “Amore carne”, struggente dichiarazione alla vita nella sua finitezza, e all’amore come panacea, Delbono filma le persone che della sua fanno parte: la musica di Laurie Anderson si frappone a quella del violinista Alex Balanescu o di Michael Galasso. La poetica leggerezza della maestra Pina Baush diventa un campo di garofani mentre Marisa Berenson condivide un chiassoso silenzio con Bobò, attore sordomuto della compagnia di Delbono con un lungo trascorso in un ospedale psichiatrico. Fino a quando quella telecamera non la rivolta verso se stesso, svelando la propria sieropositività con cui convive da 22 anni. Molto apprezzato anche all’estero, Delbono ha ottenuto diversi riconoscimenti tra cui due volte il Premio Ubu (per “Barboni” e “Dopo la battaglia”). La sua compagnia ha fatto tappa in più di cinquanta paesi nel mondo rappresentando un caso unico nella storia del teatro italiano.

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