Ricette con solo ‘babafaru’

//LA LUPA CHE TESSE. Il papavero, un sonnifero ed un rimedio antico utilizzato dalle antiche civiltà

Di Tania Pagliara //LA LUPA CHE TESSE. In molti paesi al confine tra la provincia di Lecce e di Brindisi(Campi, Squinzano, San Pietro, San Pancrazio, Trepuzzi ecc) il termine dialettale per indicare il papavero somniferum è babafaru. Questo termine non è l’alterazione dell’italiano papavero, ma è un termine composto dal sumero baba che vuol dire madre, esiste anche una dea mesopotamica Baba. L’esistenza di una dea madre del papavero è testimoniata nelle civiltà minoiche , micenee, daunie, ma anche nei modi di dire salentini. Con il passaggio del matriarcato al patriarcato in Asia Minore il termine baba cambiò di significato, da madre a padre. Sotto questa influenza asiatica il dio egizio babuino venne chiamato Baba, cioè il padre, da qui nasce l’italiano ‘babuino’ o babbeo. Il termine ‘baba’ lo troviamo in Polonia con il significato di vecchia, in Russia ‘Baba’ è una strega. E’ proprio dall’est che nasce il dolce babà, rielaborato dai napoletani . Nel nord Italia ‘baba’ è la rana. In molte zone del Salento babà o babaferu vuol dire papavero d’oppio ed il verbo babbare vuol dire rimanere stupefatto, tanto che per non confonderne il significato con ‘diventare babbeo’ esiste il termine ‘babbisciare’. Vi lascio ora due interviste che tramandano ricette di sonnifero con solo papavero. DONNA , SAN PANCRAZIO, 64 ANNI -Ho dato il babafaro a mio figlio , era irrequieto, ne aveva bisogno, non gli ha mai fatto male. -quanti figli hai? -due, ho dato il babafaro al più grande. -Mi puoi parlare della raccolta e dell’essiccazione? -Si raccoglieva quando cadevano i petali e la capsula era bella grossa. Si legavano i papaveri in fasci e si mettevano al sole. -A testa all’ingiu’? -Non aveva importanza, si mettevano a testa all’ingiù’ per comodità, si appendevano ad un chiodo dalla corda. -Quando era pronto? -Appena diventava verdognolo. -Come lo somministravi? -Prendevo una pezzuolina, la riempivi di zucchero, aprivo in due il papavero , mettevo nella pezzuolina un pizzico di semini e la davo a mio figlio come succhiotto. -Si addormentava? -Si , ma solo per qualche ora, poi gli davo l’altro. -Mi hanno riferito che molti bambini morivano, è vero? -Si, ma erano mamme che dovevano lavorare e rischiavano mettendo nella pezzuolina molti semini. -Si trattava allora di superdosaggio? -Si, sapevano quello che stavano facendo. DONNA , SAN DONACI, 68 ANNI -Sono spaventata, ho paura che mi arrestino, non fare mai il mio nome, ho dato il babafaro ai miei figli, ti do la ricetta ma non fare mai il mio nome. Bisogna prendere un babafaro secco, tagliarlo in due, farlo bollire in un tazzone di acqua, per molto tempo. Il segreto stava nel tempo della bollitura, quando l’acqua si è evaporata quasi tutta, circa mezza tazzina di caffè, il babafaro è pronto.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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