I giovani non improvvisano. O sì?

// LA STORIA DELLA DOMENICA Storia di una cooperativa di improvvisazione teatrale che mette al centro la cura del territorio.

Di Simona Palese Foto di Roberto Corvaglia //LA STORIA DELLA DOMENICA. Nel cuore di Lecce c’è un piccolo gioiello artistico e culturale. Si chiama Improvvisart ed è il risultato di un lavoro fatto di coraggio, innovazione, e costanza. Fabio è di Lizzano in provincia di Taranto, Alessandra è di Lecce. Si sono conosciuti nella Lecce universitaria, lui impegnato in Scienze della Formazione, lei in Scienze della Comunicazione. Si sono conosciuti nella Lecce delle associazioni studentesche, nella Lecce delle mostre e dei musei, e soprattutto nel periodo in cui della Puglia si parlava in tutta Italia come della “Regione del futuro”. Proprio nell’anno di esordio di “Principi Attivi” infatti è nata Improvvisart, che possiamo definire “scuola di improvvisazione teatrale”, ma che in realtà è difficile da circoscrivere in un perimetro. Perchè sta fuori dai luoghi classici del teatro: va in strada, nei vicoli dei centri storici, nelle aziende, nei ristoranti, nelle scuole. “Facendo una scelta di campo precisa fin da subito, abbiamo deciso di costituirci come cooperativa e non come associazione, proprio perché volevamo che questa esperienza diventasse un lavoro”, ci spiega Fabio Musci, 33 anni e due occhi neri che comunicano entusiasmo e serietà. “Noi abbiamo iniziato a lavorare in questo settore, che è quello culturale, già dai tempi dell’università. Sostanzialmente organizzavamo eventi” a parlare è Alessandra Villa, sorriso largo e rassicurante, tipico delle persone che amano raccontare la propria storia di impegno. “Ovviamente a un certo punto ti trovi a un bivio, che è quello che trovi quando esci dal contesto comunque protetto dell’Università, e devi decidere se provare a far diventare un lavoro quella che fino a quel momento è stato una grande passione”. Era il 2008, la prima edizione di Principi Attivi. Chi aveva un’idea innovativa in ambito culturale poteva provare a realizzarla con un appoggio della Regione. Appoggio che in moltissimi casi ha significato per i giovani pugliesi la possibilità di restare in Puglia. “Io avevo già scelto Lecce come città in cui studiare con questo preciso impegno: quello di restare a vivere qui, di provare poi a costruire qualcosa qui”, racconta Fabio, “e questo progetto ha reso possibile la mia idea”. L’improvvisazione teatrale è una forma di teatro in cui non esiste un canovaccio vero e proprio, piuttosto gli attori improvvisano e l’andamento dello spettacolo dipende molto dal tipo di interazione che ci crea con il pubblico. E’ una tecnica che però va appresa, imparata, perfezionata. Tutt’altro che priva di studio e professionalità. Per questo il progetto è partito dalla scuola di teatro, che ha consentito a questi ragazzi di portare a Lecce attori e insegnanti di improvvisazione provenienti da tutta Italia. La forma dell’improvvisazione teatrale, infatti, ha ormai preso piede nel nostro paese tanto che nel 2006 proprio dall’Italia è partito un format di improvvisazione completamente originale: si chiama Imprò, e consiste in un vero e proprio gioco che vede fronteggiarsi due squadre di attori con delle regole ben precise. “All’inizio la nostra sede era presso le Officine Culturali Ergot, che è una libreria indipendente e anche un’officina culturale. Successivamente ci siamo trasferiti in una sala del teatro DB d’Essai dei Salesiani. La scuola continua ad essere il cuore delle nostre attività, questo è il suo quinto anno. Ma nel tempo abbiamo sviluppato molti altri progetti, anche in riscontro della città è stato migliore di quanto pensassimo”, ci dice Alessandra. “All’inizio il pubblico era circoscritto, ma poi c’è stato un fortissimo passaparola. L’improvvisazione teatrale è difficile da spiegare, per noi il modo migliore è sempre farla vedere, quindi il fatto che le persone partecipino agli spettacoli è fondamentale. Soprattutto però il pubblico è cresciuto in attenzione: se prima infatti era mosso solo dalla curiosità, ora è un pubblico più appassionato dell’improvvisazione in sé”. Da qualche mese Improvvisart ha anche attivato un progetto di co-working, sempre a Lecce, insieme all’Associazione Terra del Fuoco. “Per noi il concetto di rete e collaborazione è importantissimo”, ci spiega Fabio, “sin dall’inizio abbiamo cercato di intrecciare il nostro percorso a quello di realtà che vanno nella nostra stessa direzione, sia in termini culturali che di creazione di opportunità sul territorio. In questo spazio ad esempio lavoriamo gomito a gomito con persone che fanno un lavoro diverso dal nostro, ma che hanno la nostra stessa visione del mondo. E una volta al mese utilizziamo le sale per mettere in scena degli spettacoli e aprirle così al pubblico e a chi vuole usare quegli spazi con noi”. Oltretutto questa forma di teatro è incredibilmente versatile, e da vita a moltissime esperienze. Una delle più significative è quella dell’”Edutainment”, che mette insieme l’educazione e lo spettacolo. Per il Museo Ferroviario della Puglia ad esempio, i ragazzi di Improvvisart realizzano visite guidate in costume, che trasformano la visita del museo in una vera esperienza di immersione nel tempo, nello spazio, negli usi e nei costumi delle diverse epoche. Questa formula replicata nei centri storici, nelle gallerie d’arte, nelle visite ai monumenti, consente – soprattutto nel caso di visite delle scuole ma non solo – di rendere più semplice e allo stesso tempo più articolato l’apprendimento delle nozioni storiche e culturali sui luoghi. Di questa forma teatrale si stanno servendo anche le aziende, sia per le attività di formazione interna che per quelle di promozione. È il caso di “Cena con delitto” ad esempio, un format che la compagnia sta portando in giro nelle masserie e nei ristoranti del Salento in cui attori e commensali interagiscono nella risoluzione di un delitto. Un modo per integrare due forme d’arte come quella del teatro di improvvisazione e quella enogastronomica. E poi Improvvisart si occupa di Team Building, cioè tutte quelle attività che incoraggiano e accrescono il clima di collaborazione interna alle aziende. Soprattutto le imprese più strutturate, spesso del nord Italia, organizzano giornate o finesettimana dedicati ai propri dipendenti, con l’obiettivo di migliorare il lavoro di squadra, le capacità di ascolto e di cooperazione, di mettere a fuoco gli obiettivi comuni e le peculiarità aziendali. Il Salento sempre più è meta di convention aziendali di questo tipo, e nell’ottica di destagionalizzazione da più parti caldeggiata e auspicata, questa potrebbe essere un’ottima opportunità per lo sviluppo di un particolare tipo di “turismo” ancora inespresso. “Le idee sono tante, e l’entusiasmo è molto alto. Perché nonostante le difficoltà che pure ci sono, e che ad esempio hanno a che fare col fatto che spesso il lavoro artistico e culturale non viene riconosciuto come un lavoro, o la diffidenza (impreparazione? ndr) delle istituzioni con cui spesso di scontriamo, noi ci crediamo moltissimo. E dobbiamo dire che raccogliamo anche tante soddisfazioni. Prima tra tutte quella di aver creduto in questo territorio, di aver investito qui, di aver scelto di rimanere. E di vivere quotidianamente la sensazione di poter incarnare delle opportunità per il futuro di questa terra”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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