Dislessia, una sfida da vincere

//L’INTERVISTA. Tanta competenza per capire la dislessia, soprattutto per comprendere i disturbi specifici nell’apprendimento

Di Valentina Isernia //L’INTERVISTA. Una sfida che è possibile vincere, una sfida che è doveroso affrontare: è quella lanciata dall’AID, Associazione Italiana Dislessia, per sensibilizzare e informare famiglie e opinione pubblica sulle problematiche legate al disturbo della Dislessia. Tematiche importanti, che richiedono sì, competenze in ambito tecnico, specialistico e giuridico ma che non escludano un’attenzione particolare al lato umano e alla persona in quanto tale; una sensibilità ancora più doverosa se si pensa alle conseguenze di tali disturbi proiettate nella vita di bambini e ragazzi, categoria maggiormente soggetta a tali disturbi negli anni della crescita, i più cruciali per l’apprendimento. Lo scorso 29 ottobre si è tenuto il primo dei sette incontri formativi organizzati dalla sezione di Lecce dell’AID. Al centro del dibattito, le nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento nell’ambito scolastico. Per capire meglio la portata sociale e le problematiche connesse al disturbo della Dislessia, abbiamo intervistato la prof.ssa Eliana Francot, Ricercatrice Universitaria e Formatrice AID intervenuta al convegno di pochi giorni fa. Prof.ssa Francot, spesso è difficile comprendere la Dislessia e le problematiche ad essa legati, come riconoscere il disturbo e a chi rivolgersi per ricevere un aiuto? “Se parliamo di bambini, sicuramente un'inattesa difficoltà nella acquisizione della lettura e della scrittura sono i campanelli d'allarme più importanti. Il bambino spesso compie errori caratteristici come l’inversione di lettere e di numeri (ad esempio 21 vs 12); la sostituzione di lettere (m/n; v/f; b/d, a/e); a volte non riesce ad imparare le tabelline ed alcune informazioni in sequenza come le lettere dell’alfabeto, i giorni della settimana, i mesi dell’anno o può fare confusione con i rapporti spaziali e temporali (destra/sinistra; ieri/domani; mesi e giorni); ancora, può avere difficoltà ad esprimere verbalmente quello che pensa e in alcuni casi sono presenti anche difficoltà in alcune abilità motorie (ad esempio allacciarsi le scarpe).” “Quando qualcuno, genitore o insegnante”, prosegue la la prof.ssa Francot, “sospetta di trovarsi di fronte ad un bambino dislessico è importante che venga fatta, al più presto, una valutazione diagnostica. La diagnosi deve essere fatta da specialisti esperti, mediante specifici test. Per questo occorre rivolgersi alla Azienda Sanitaria Locale di competenza, o a centri privati, magari dopo aver contattato l’Associazione Italiana Dislessia nelle sezioni locali.” Quante sono le persone affette da Dislessia in Italia? Quante invece in Puglia e nella provincia di Lecce? “I dislessici in Italia sono il 4-5% della popolazione, che fa circa un milione e mezzo di persone. Ma pochi rispetto a Paesi come Gran Bretagna o Francia, dove non hanno la fortuna di una lingua trasparente, che si scrive come si pronuncia. In quei Paesi i dislessici arrivano al 10-12%. Il nostro 4-5% è un dato che si ottiene per proiezione, assumendo i dati raccolti in Finlandia, altro Paese dalla lingua trasparente. A quella percentuale i finlandesi sono arrivati in base alle diagnosi effettuate, noi no.” “Il numero dei dislessici certificati è in continuo aumento perché oggi se ne parla di più e quindi è più frequente che un insegnante riesca a riconoscere nel suo studente, apparentemente distratto e svogliato, un potenziale disturbo dell'apprendimento. Riguardo la Puglia e la Provincia di Lecce le dico che non è affatto semplice avere dati precisi. Da un lato c'è da considerare che le diagnosi non vengono rilasciate tutte dalla ASL, dall'altro ci sono le famiglie che pur avendo una diagnosi di DSA decidono di non comunicarlo ufficialmente alla scuola. Le posso dire che la sezione di Lecce attualmente ha 46 soci di cui 39 sono genitori di ragazzi dislessici e che al primo incontro di formazione tenutosi il 29 ottobre presso le Officine Cantelmo erano presenti 20 genitori di ragazzi dislessici non ancora appartenenti all'Associazione.” Ci sono aiuti da parte dello Stato? “In teoria dovrebbe essere possibile per tutti i bambini o ragazzi dislessici ottenere un indennità di frequenza (art.2 legge 289/90) che consiste in un assegno mensile di 238 €, circa, per i nove mesi di frequenza scolastica. Tale indennità, che si può ottenere fino alla età di 18 anni, dovrebbe essere erogata dall’INPS per aiutare le famiglie a sostenere le spese per acquisto di PC e di software specializzati, per le visite mediche specialistiche ecc… Ho detto “in teoria” perché nella pratica questo non accade quasi mai e se accade è solo in alcune regioni.” “Dall'ottobre 2010” ci spiega inoltre la dott.ssa Francot, “è in vigore la legge n.170 che supera tutte le normative precedenti. Con tale legge la legge ed i successivi Decreti attuativi, la dislessia è stata riconosciuta unitamente agli altri DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento). Questa normativa tutela il diritto allo studio dei ragazzi con DSA, individuando e puntando su nuove forme di didattica e adeguate modalità di valutazione, ma anche su una specifica formazione dei docenti. I ragazzi con problemi di apprendimento possono contare su misure di supporto all'interno di una “didattica individualizzata e personalizzata.” Il secondo dei sette incontri organizzati dall’AID di Lecce si terrà il prossimo 26 novembre presso le Officine Cantelmo, dove la Dott.ssa Daniela Arnesano, psicologa dell’apprendimento, parlerà dei “Disturbi specifici dell’apprendimento: dalla diagnosi all’intervento”. L’identificazione precoce dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento, infatti, è un obiettivo fondamentale per genitori, insegnanti e tecnici che lavorano con i bambini in età scolare. Il convegno verterà sull'importanza, già nella scuola dell’infanzia e all’inizio della scuola primaria, di rilevare alcuni comportamenti e difficoltà che possono essere considerati predittori di DSA e sull'approfondimento di tali segnali mediante una valutazione clinica effettuata da specialisti del settore, in modo tale da condurre alla formulazione della diagnosi funzionale e all’individuazione delle linee di intervento didattico e riabilitativo.

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Info sull'autore

Valentina Isernia

Giornalista pubblicista, laurea in Industria Culturale e Comunicazione Digitale presso l’Università la Sapienza di Roma con specializzazione in Social Media. Analista di contenuti televisivi e di misurazione audience in real time. Social Media Manager, Social Engager, Community Manager, Storyteller

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