Sesso, droga ed altro ancor II

Sostanze vecchie e nuove, da Lou Reed a Renato Carosone

“Non ciò che entra dalla bocca contamina l’uomo”, dice Gesù in Matteo 15:11. Ma l’evangelista non poteva sapere cosa si sarebbe ingerito duemila anni dopo. Il tema diventa così delicato che i soliti Red Hot Chili Peppers dedicheranno una liricissima “Venice Queen” alla loro disintossicatrice disintossicata, Gloria Scott, morta “banalmente” di cancro. Ed è morto anche Lou Reed, che in “Heroin” aveva dato la descrizione più dettagliata e amorale degli effetti di una dose nelle vene. Mi fa sentire il figlio di Gesù, o addirittura un uomo. Invece J. J. Cale, chitarrista dell’Oklahoma scomparso l’estate scorsa, aveva inventato un hit ottimistico sulle meraviglie della cocaina. Le parole, su accordi secchi e nervosi (qui nelle mani di Eric “mano lenta”), sembrano scritte per una pubblicità dell’aspirina: se vuoi andare fuori, devi tirarla fuori e se vuoi andare giù, mandala giù; se alla fine della giornata vuoi continuare a correre, idem. Poi, quasi rinchiudendo le vecchie droghe nell’armadietto delle tisane, vennero le pasticche. Per gli Stones erano l’aiutino delle mamme sull’orlo di una crisi di nervi, mentre i Prozac+ le consiglieranno per sognare, viaggiare, pisciare e morire. Insomma pe' mme fa addurmì, pe' mme fa scurdà… l’aveva già detto Carosone sempre un passo avanti su tutti.

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