Storie di felicità. 'Io? Start up!'

//DOSSIER//CERVELLI IN FUGA. Tre giovani ragazzi salentini hanno deciso di tornare in Salento e di fare impresa qui

di Simona Palese //DOSSIER. In Puglia si torna, e menomale. Il fenomeno della migrazione di ritorno al sud interessa la nostra regione in misura significativa. Nel 2011 infatti, a fronte di 20mila persone partite, si sono contate 10mila persone tornate a casa. Complice la crisi, il costo della vita troppo elevato nelle grandi città del nord, il ritorno a un’economia più sostenibile e legata al territorio, sono soprattutto i giovani a tornare. Ovviamente sono importanti le politiche economiche a sostegno dei giovani messe in campo dagli ultimi due governi regionali: ovunque la Puglia è caratterizzata per misure come Principi Attivi o Ritorno al Futuro. Eppure non si torna per quello, o per lo meno non solo. Abbiamo incontrato Fabio e Matteo nello studio che condividono, insieme a Stefano, a Racale. Entrambi hanno studiato Economia, Fabio si è specializzato a Torino in Business Administration, Matteo prima in Management Aziendale e poi ha ottenuto la certificazione Kaplan in Inghilterra. Da pochi mesi, nel cuore del Salento, si occupano di consulenza alle imprese e alle persone, in ambito aziendale e del lavoro, con una specializzazione su finanza agevolata e bandi diretti a giovani e start-up. “Abbiamo iniziato l’attività a marzo di quest’anno, dopo molte riflessioni e molte incertezze. Per mesi ci siamo sentiti dire ‘Ma chi ve lo fa fare? Lasciate stare’” ci spiega Fabio Garacci Pizzolante, 29 anni. “Eppure a dicembre dello scorso anno abbiamo fatto una riflessione semplice: se riusciamo a costruire qualcosa qui, a realizzarci sul nostro territorio, la soddisfazione sarà impagabile”, ci dice Matteo Errico, 29enne anche lui, negli occhi la consapevolezza di chi sa di fare una cosa semplice eppure importante. “La mia idea era quella di ritornare, da sempre”, dice Fabio, “tenevo moltissimo a fare un’esperienza fuori dalla Puglia, volevo confrontarmi personalmente coi racconti che sentivo fare da chi aveva deciso di andare a studiare fuori e tornando per le feste raccontava di città stimolanti, piene di eventi e di cose da imparare. Così è stato, e come una spugna ho cercato di apprendere più possibile, sia sul piano professionale che su quello umano. Ma se fai tutto questo e poi non torni nel tuo sud, non farai mai crescere il tuo territorio. Sia chiaro: non considero un eroe chi torna, ma nemmeno chi decide di restare lontano da casa. La vita è fatta di scelte.” “C’è una specie di aspetto positivo della crisi, in questo senso”, ci spiega Matteo, “nel senso che, subirla per subirla, almeno ti giochi le carte nella tua terra, a casa tua. Io sono stato a Manchester prima di tornare qui, ci sarei potuto restare. Eppure ancora oggi ricevo messaggi dai miei amici italiani che sono lì e che mi dicono ‘beato te che sei tornato giù’. Questo significa che è molto raro vivere felicemente da emigranti. Io sono un ottimista, penso che qui se lavori bene, se ti impegni, prima o poi imbocchi la strada giusta”. Per chi torna a vivere qui, poi, c’è una risorsa fondamentale che non compare in nessun calcolo matematico o economico: il sistema solidale della famiglia e della comunità. Ci si aiuta, è più facile fare rete, si condividono risorse. Incontriamo Jolanda, ha 34 anni ed è tornata a Ugento da quasi un anno, dopo tredici anni vissuti a Milano a occuparsi di Relazioni Pubbliche e Marketing. Si è specializzata in Trade Marketing, e ha lavorato per grandi aziende internazionali di distribuzione alimentare. È tornata qui per coltivare la terra, riqualificare l’uliveto del nonno, produrre olio di qualità esportabile in tutto il mondo. Insieme alla sorella Paola, anche lei tornata dopo molti anni al nord, hanno avviato un’attività che è ormai riconosciuta tra le più interessanti della zona. “All’inizio nella mia scelta di tornare qui c’era una chiarissima motivazione etica”, ci spiega. “Dopo anni passati a vendere prodotti che non tenevano conto né della corretta alimentazione né di sistemi e tutele del mondo del lavoro, ho deciso che sarei tornata nella mia terra a produrre un olio buono, sano, che fa del bene. Ecco qual è stato il mio primo pensiero: io ero certa che si potesse racchiudere in una bottiglia tutta la parte migliore del Salento”. Si emoziona, e tutta questa determinazione e questa forza sono il segno di un attaccamento al territorio che è raro e prezioso. “Abbiamo messo a valore la terra del nonno, la tenacia di mio padre, la dolcezza e la cura di mia madre: io e mia sorella abbiamo provato a fare una scommessa su questa terra, che secondo noi è assolutamente in grado di produrre buoni frutti”. Fuor di metafora, hanno avuto ragione loro. Perché dopo anni di sacrificio, bonifica della terra, messa a coltura con tecniche completamente biologiche e sistemi di coltivazione innovativi, Jolanda e Paola stanno lavorando in questi giorni alla loro prima esportazione negli Stati Uniti. “Quest’anno siamo state nello Yorkshire, a Londra, a Parigi. Adorano il nostro olio! Se ci fosse più collaborazione tra le aziende, se ci fosse più preparazione tra le associazioni e i professionisti, il Salento potrebbe davvero diventare la punta di diamante nella produzione di qualità e l’agroalimentare rappresenterebbe un volano enorme per l’economia”. Ha seguito corsi di coltivazione e potatura, è diventata degustatrice professionista di olio e si aggiorna costantemente. “Noi dobbiamo uscire dall’ottica dell’improvvisazione, o rischiamo di fare dei danni enormi a questa terra e a noi stessi”. Aveva un contratto a tempo indeterminato, Jolanda, e guadagnava molto bene. Ma quando deve spiegare perché è tornata qui parla di qualità della vita, di sentimenti. “Mi sveglio la mattina e mi sento piena di forze, non mi pesa andare in campagna, uscire di casa alle 5. Ogni volta che vado in frantoio con mio padre finisce che gli chiedono ‘Ma tua figlia non si era laureata? Allora perché sta qui e viene in campagna con te?’. A me piacerebbe moltissimo invece essere parte di una normalità: quella di chi prova a migliorare la propria terra, in modo serio e innovativo. E poi diciamolo: noi siamo due donne, e la riuscita della nostra scommessa qui vale doppio.” Forse ha ragione Fabio, chi torna non è un eroe. Ma di questi tempi, è qualcosa che gli assomiglia un bel po’.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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