Cervelli in fuga e cervelli sprecati

//DOSSIER. La questione meridionale, oggi, è declinata nella nuova questione giovanile: al sud e in Puglia, è questione di futuro

di Gabriele Caforio La Questione meridionale l'abbiamo conosciuta all'indomani dell'unità d'Italia, adesso gli ultimi anni di crisi, e non solo, regalano al Sud una nuova, e preoccupante, Questione giovanile. Disoccupazione, giovani qualificati che non lavorano o emigrano, qualcuno invece che rimane e “ci prova” in un Mezzogiorno che la SVIMEZ dichiara a “rischio di desertificazione industriale”. Anche chi studia questi fenomeni e tenta di interpretarli, nell'ultimo decennio si è dovuto inventare nuovi ambiti e terminologie. Non basta più la sola differenza tra occupati e disoccupati. Crisi e precarietà portano drammi e concetti nuovi. Per capire la situazione in maniera organica, oltre al mero dato che ognuno di noi registra sulla propria pelle si passa dal termine inglese Neet, ribattezzato in Italia né-né (né studio, né lavoro), al “capitale umano qualificato”. I dati di Ipres (Istituto Pugliese di Ricerche Economiche e Sociali) e di SVIMEZ (Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno) di ottimismo ne lasciano ben poco. Quest'anno, secondo l'Associazione SVIMEZ, per la prima volta dopo 36 anni (dal 1977), gli occupati nel Mezzogiorno scendono sotto la soglia dei 6 milioni. Rispetto al 2008, anno di inizio della crisi in Italia, il tasso di disoccupazione degli under 35 è salito al 28,5%, dieci punti in più. I giovani, e non sono l'unica categoria, la crisi la stanno pagando molto cara, non solo in termini economici ma che in termine di sogni e futuro. Porte d'accesso al lavoro molto chiuse, aumento della durata della disoccupazione, allungamento dei tempi di transizione dalla scuola al lavoro, questi i principali riflessi della crisi che pagano le nuove generazioni secondo l'ultimo Rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno presentato il mese scorso. Nel 2012, continua il rapporto, il tasso di occupazione giovanile al Sud è stato del 30,8% (più alto per gli uomini con 37,9% e più basso per le donne al 23,6%) un dato complessivo più basso di ben venti punti rispetto ai coetanei del centro-Nord dove la media è del 51,3% (56,7% per gli uomini, 45,7% per le donne). A passarsela peggio poi sono proprio i diplomati e i laureati. Per i primi il tasso di occupazione al Sud è del 31,3% e per i dottori del 48,7%, un dato spaventosamente più basso rispetto a quello del resto del Paese, rispettivamente del 56,8% e del 71,5%. Di pari passo, purtroppo, si sta “deteriorando” la qualità del lavoro femminile. Una donna occupata ogni 5 al Sud lavora con un contratto a termine non per sua scelta ma perché costretta ad alimentare un bilancio familiare sempre più in bolletta a causa della crisi. Rispetto all'inizio del 2008 poi, la stabilità lavorativa di donne con professioni qualificate (intellettuali e tecniche) è scesa del 12,2%, di contro sono incrementate del 31% quelle non qualificate. Nel complesso nel 2012, tra uomini e donne, si sono registrati ben 107mila contratti atipici. Nel 2011 erano 46mila, sono più che raddoppiati. //Durata della disoccupazione e transizione scuola-lavoro La disoccupazione, lo scorso anno, ha raggiunto un tasso del 17% al Sud e dell'8% al Centro-Nord. Livelli, sostiene la Svimez, che “ci riportano indietro di oltre 20 anni, agli inizi degli anni '90”. Ad aumentare è anche la durata della disoccupazione, nel 2012 il 60% dei disoccupati del Sud si trova in questa situazione da più di un anno. Peggiora anche il percorso di transizione scuola-lavoro, i giovani del Centro-Nord infatti lasciano la scuola un anno dopo i loro coetanei meridionali ma entrano nel mercato del lavoro sei anni prima di loro! “Per favorire questo processo – dice la Svimez – occorrerebbe adottare un sistema di istruzione duale che unisca formazione professionale e istruzione generica di base. Garantire un forte collegamento tra scuola e sistema delle imprese, fornire servizi di job-placement e iniziative che orientano all'imprenditorialità”. //I cervelli sprecati in Puglia Di cervelli sprecati che non studiano e non lavorano (Neet) la Svimez ne conta al Sud 1 milione e 850 mila. Per capire la situazione in Puglia, abbiamo ripreso anche i dati dell'Ipres (Puglia in cifre 2012) che fanno riferimento al cosiddetto “capitale umano qualificato”, ovvero quelle persone con almeno il titolo di laurea. Nel 2012, in Puglia, sono stati contati complessivamente 326mila dottori, di questi a lavorare sono in 211mila, ovvero il 65%. Per le donne il capitale qualificato ammonta a 172mila unità (più della metà del dato totale), tuttavia le donne laureate che lavorano sono 99mila, il 47%. La quota dei laureati, in età tra i 30 e i 34 anni, ammonta in Puglia, nel 2011, a circa il 15% del totale della popolazione nella medesima classe di età. Valori che però sono molto lontani da quelli che l'UE ci indica nella Strategia Europea 2020 che ha come obiettivo il raggiungimento, minimo, del 40% di laureati in età 30-34 nei vari Paesi Membri. Tuttavia, per lavorare, la laurea rimane un buon requisito. In Puglia, su 1 milione 237mila occupati nel 2012, 211mila sono laureati e 501 mila diplomati, quindi gli occupati con almeno un diploma sono circa il 58% del totale, i laureati circa il 17%. Prima della crisi, con l'occupazione pugliese che cresceva di circa 4 punti, l'aumento del lavoro per i laureati era del 38% e del 7,1% per i diplomati. La crisi poi ha fatto da spartiacque e ha portato ad un comportamento molto simile di laureati e diplomati disoccupati che sono aumentati entrambi ma in termini di intensità è andata meglio ai diplomati. Secondo i dati del MIUR, le quattro università pugliesi hanno laureato mediamente, negli ultimi 3 anni, 13.300 persone. Di contro, Unioncamere-Excelsior stima che l'assunzione media delle imprese che opera in Puglia è di 2.700 laureati annui! Quindi da un lato c'è l'obiettivo europeo da raggiungere che ci vuole “più laureati” mentre dall'altro c'è un mercato del lavoro che non è in grado di assorbire neppure i laureati attuali, un problema strutturale non da poco. Sul mercato del lavoro pugliese, ovviamente, non ci sono solo i laureati o i qualificati. La crisi ci porta a sommare, per il 2012, disoccupati, forze di lavoro potenziali, sottoccupati part-time e Cassa integrati e conta un totale di 634mila persone, o capitale umano che dir si voglia, che rimangono inutilizzate. Su questa cifra 44mila sono i laureati e di questi il 68% ha tra i 20 e i 34 anni. //Questione di futuro Lo scorso 27 aprile, il settimanale londinese “The Economist” ha pubblicato un dossier specifico sulla “generazione senza lavoro” dove emerge che nel mondo sono circa 300 milioni i giovani tra i 15 e 24 anni senza un lavoro. Una questione giovanile che non ha nazionalità ma che tarpa le ali ai sogni di gioventù e mette a repentaglio il futuro di tutti.

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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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