Camorra e Scu: i fantasmi di Motta, i morti di tumore, i morti ammazzati

Bari. I rapporti tra camorra e sacra corona, tra mafia, colletti bianchi, imprenditori sporchi. Bari e Lecce, due procure in contrasto

Per Motta sono “fantasmi”. Si tratta, e condividiamo, di un polverone mediatico. Perché quanto dichiarato dall’ex camorrista Schiavone nel 1997 e desecretato solo ora, è notizia vecchia. Nel senso che indagini giornalistiche e della magistratura negli anni hanno dimostrato gli interessi della mafia salentina nel business dei rifiuti.

Per Pasquale Drago, capo della Procura di Bari, dopo la pubblicazione del verbale del 1997 contenente le dichiarazioni del pentito di Camorra, Schiavone, è “doveroso indagare”. Così la Procura di Bari, a sorpresa, e in controtendenza rispetto alle posizioni di Motta, apre un fascicolo d’indagine conoscitiva, senza reati né indagati. Fascicolo che per Motta non era necessario aprire, perché si tratta, appunto di “fantasmi”. I rapporti tra camorra e sacra corona unita, secondo Motta, non sono riscontrabili nel settore rifiuti. Così come, secondo Motta, non è presente un’organizzazione mafiosa strutturata, nel settore dello smaltimento illegale dei rifiuti tossici. Lo ha dichiarato a margine della conferenza stampa sull’operazione “Remetior II”: scacco al clan Caramuscio di Trepuzzi; 15 arresti di altrettanti esponenti della sacra corona, attivi nello spaccio di droga e usura.

E’ anche vero che anni e anni di indagini, di studi, di morti, hanno insegnato che la mafia va dove c’è business. Non è schizzinosa, la mafia: non seleziona gli affari dicendo “droga e usura sì, rifiuti tossici, no”. I rifiuti tossici son da smaltire? Costa troppo farlo? C’è un mercato florido? C’è domanda dall’esterno perché qualcuno offra questo servizio? La mafia si butta nel business. E’ anche vero quello che ha sempre detto Motta: qui la mafia, la sacra corona unita, cerca il consenso: è diventata scaltra, sveglia, si è ‘imprenditorializzata’. In molti Comuni del Sud Salento, incluso l’epicentro, Casarano, per anni i rifiuti sono stati raccolti e smaltiti dalla Geotec, azienda riconducibile ai familiari del boss Scarlino, detto Pippi Calamita. In molti paesi del Sud Salento, incluso l’epicentro, Casarano, per anni, attraverso la raccolta dei rifiuti, la mafia è stata una presenza quotidiana in tutte le famiglie. E ha dato anche lavoro, e tanto, e anche voti, e tanti. Tante le inchieste della magistratura, con Motta capo della Dda: le centinaia di fusti di pcb, il policlorobifenile, uno dei 10 rifiuti tossici più pericolosi al mondo, buttati nelle campagne tra Ugento, Acquarica, Presicce, Casarano, Supersano, Ruffano. Erano anche buttati nella discarica di Ugento, Burgesi, gestita dalla Monteco, dove convergevano tutti i rifiuti di tutte le famiglie di molti comuni del sud Salento. La Procura ha anche dimostrato come erano arrivati lì, quei fusti provenienti dalla Sea Marconi di Torino.

Erano entrati ‘legalmente’, come se fossero bucce di banana, con delle ‘carte d’identità false’, e li portavano lì i camion dei parenti del boss Pippi Calamita Erano conniventi anche dei Carabinieri, ma poi tutto è andato in prescrizione e l’unica condanna, al genero del boss, Gianluigi Rosafio, ha lasciato l’amaro in bocca alla Procura, alla sostituta Valeria Mignone, che non è riuscita a dimostrare la ‘mafiosità’ dei parenti dei mafiosi. Per cui il processo d’appello si dovrà rifare e andrà di nuovo tutto in prescrizione. Poi c’è Melendugno, e lo smaltimento del caprolattame, una sostanza così tossica che per 20 ha fatto il giro dell’Italia perché nessuno voleva e sapeva come smaltirla. Arrivava dall’Enichem e veniva smaltita dalla Ecolio di Melendugno. Come? Direttamente buttata nelle viscere della terra. E poi c’è la Copersalento, ora chiusa, ma che per 20 anni ha bruciato fanghi e rifiuti di tutti i tipi, che arrivavano la notte, da aziende indagate per camorra o colluse con la camorra. Abbiamo fatto tutti i nomi delle aziende; il Tacco l’ha scoperto e ha dato le notizie. E sapete chi era responsabile, in qualità di consulente, dei rapporti tra le aziende vicine alla camorra e la Copersalento? Il sindaco di Maglie Antonio Fitto.

Poi, dopo la pubblicazione della nostra inchiesta, la Copersalento è stata chiusa dalla magistratura. Ma già erano stati abbattuti migliaia di capi di bestiame, perché nel sangue e nel latte c’era la diossina, proveniente dai fumi della Copersalento. Era anche nel latte delle donne che allattavano i bambini, il Tacco l’ha scritto, perché abbiamo avuto notizia di un’indagine della Asl, mai resa pubblica, proprio sul latte materno contaminato. Nel triangolo della morte tra Casarano, Maglie e Galatina, l’Arpa evidenziò un picco di morti per tumore al polmone, apparato urinario e riproduttivo e livelli di contaminazione dell’aria, così alti, che neanche il fumo di una sigaretta in più, sarebbe stato tollerabile per i cittadini. E’ così che si vinse la battaglia contro la costruzione dell’impianto di biomasse a Casarano e Lecce, di proprietà dell’ex sindaco di Casarano Ivan De Masi e suo fratello Paride. E poi c’è la Procura di Brindisi, che tante indagini ha portato avanti, giungendo alla conclusione che “è il Salento il capolinea dei rifiuti tossici d’Europa”, attraverso l’appoggio della criminalità organizzata. Stabilire il livello di ‘mafiosità’ di tale criminalità organizzata può sembrare un puro esercizio accademico, ma non lo è. Segna la differenza tra l’applicazione dell’articolo 53bis e la non applicazione. “Qui non c’è la camorra, disse Valeria Mignone al Tacco, nel 2009, quindi non possiamo applicare il 53bis” e tutte le misure d’emergenza che consentono alla magistratura di inseguire e perseguire i beni e il denaro dei mafiosi. Significa che la magistratura non può essere incisiva contro la sacra corona così come lo è contro la camorra. Perché qui, in Salento, bisogna prima di tutto dimostrare la ‘mafiosità’ delle organizzazioni criminali. I cui traffici, col passare del tempo, diventano ‘fantasmi’. Basteranno ora le dichiarazioni di Schiavone a dare alla magistratura salentina quell’arma in più, il 53 bis, appunto, per combattere la sacra corona? Bene. Cominceremo a pubblicare, giorno dopo giorno, tutti i ‘fantasmi’ che in 10 anni di attività hanno occupato non i nostri incubi, ma le pagine del nostro e di altri giornali. Le inchieste, i reportage, le foto, l’impegno dei tanti giornalisti del Tacco, dei tanti cittadini che giorno dopo giorno, dal 1997 ad oggi, hanno denunciato i ‘fantasmi’, li hanno toccati con mano, li hanno visti con i loro occhi. E, troppo spesso, per malattie tumorali o per mano di sicari, come Peppino Basile, ne sono morti. Clicca e sfoglia le due inchieste del Tacco d’Italia del 2009:

L’AFFARE RIFIUTI

INCAZZATI VERDI

LA RELAZIONE DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE D’INCHIESTA sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti in provincia di Lecce.

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Info sull'autore

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!