Rifiuti tossici interrati in Salento da Camorra e Scu

Roma. Sono stati desecretati qualche giorno fa, dopo 20 anni, le dichiarazioni del boss Schiavone, anche la Puglia era meta d’interramento dei rifiuti tossici

Roma. Anche la Puglia come luogo d’interramento dei rifiuti della Camorra. Nel verbale dell'audizione del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, davanti alla Commissione d'inchiesta parlamentare sui rifiuti (risalente al 7 ottobre 1997 ma reso pubblico solo ora su decisione dell'ufficio di presidenza della Camera dei deputati), la conferma su come la camorra e in particolare il clan dei Casalesi abbia utilizzato anche il Salento per interrare e smaltire rifiuti tossici provenienti dall’Europa. Un business miliardario che, quasi vent’anni fa, avrebbe potuto avvelenare l’intera regione, Salento compreso. I riferimenti al Salento sono pochi e vaghi: “Anche sulla Puglia parlavamo; c’erano discariche nelle quali si scaricavano sostanze che venivano da fuori, in base ai discorsi che facevamo negli anni fino al 1990-1991”. Il business, dice Schiavone, cugino del boss della Camorra detto “Sandokan”, gli fu proposto da due avvocati, Pino Bora a Pasquale Pirolo, quando si trovava a Otranto. I rifiuti, dice il pentito, furono interrati “a mia conoscenza personale, nel Salento, ma sentivo parlare anche delle province di Bari e di Foggia”. Il pentito non offre dati specifici, “un discorso “accademico” interno che facevamo, dicendo: mica siamo solo noi, lo fanno tutti quanti”. Dati più precisi su quanti operavano in Puglia: “In effetti, in Puglia, la Sacra corona unita non è mai stata nessuno; era sorta inizialmente insieme al gruppo della Nco (Nuova camorra organizzata) di Cutolo e poi fu staccata. C’erano gruppi che operavano con noi e con i siciliani. Nel brindisino operavano un certo Bicicletta, un certo D’Onofrio che stava con Pietro Vernengo, il suo capo zona; con me operavano un certo Tonino ‘o zingaro e Lucio Di Donna, che era di Lecce: si occupavano delle sigarette”. In altri verbali, infatti, quelli della Commissione parlamentare antimafia, si evidenzia come “a partire dalla seconda metà degli anni Settanta alcuni esponenti di spicco di Cosa Nostra, utilizzando i circuiti internazionali tradizionalmente riservati al contrabbando di tabacchi, hanno cominciato ad importare morfina base dal Medio e dall' Estremo Oriente”. Al momento la procura leccese non ha aperto alcuna inchiesta.

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