‘Tango down’, Preite è libero: ‘Collaborava con la Polizia’

Ugento. Gianluca Preite, informatico arrestato perché ritenuto la ‘mente’ del gruppo di hacker di Anonymous, in realtà era un infiltrato che collaborava col Cnaipic.

Di Marilù Mastrogiovanni Altro che ‘mente’ di Anonymous. ‘Mente’, sì, e geniale perdipiù, ma al servizio del Cnaipic, il Centro nazionale anticrimine informatico della Polizia postale. Così Gianluca Preite, 34 anni di Gemini, ingegnere informatico tra i migliori esperti di sicurezza informatica sulla piazza (lo scrive il pm), è stato scarcerato. Era ai domiciliari dal 17 maggio scorso, perché ritenuto il più abile e pericoloso tra gli hacker che tra il 2011 e il 2012 avevano attaccato i siti del Vaticano, della Polizia di Stato e dei Carabinieri e altre Istituzioni pubbliche e private. Invece ogni suo accesso ai siti bersaglio, avveniva, stando a quanto si legge nell’ordinanza di scarcerazione, dietro il placet del Centro anticrimine di Roma. Cioè quando Gianluca Preite alias Phate_Lucas bucava i siti delle Istituzioni, il capo del Cnaipic Tommaso Palumbo e un altro dirigente, Andrea Vasai, lo sapevano. In particolare Phate_Lucas con successo e per conto della Polizia portava a termine operazioni che altri infiltrati della Polizia postale, non sapevano svolgere. Preite teneva regolarmente rapporti via mail e telefonici direttamente con Tommaso Palumbo, capo del Cnaipic, e con Andrea Vasai, dirigente della divisione anticrimine. Non solo: quando i suoi rapporti con la centrale di Roma si interruppero, Preite cominciò a fare riferimento a livello periferico con il dirigente della Polizia postale di Lecce, Giuseppe Lodeserto. I rapporti tra Palumbo, Vasai, Lodeserto e Preite emergono dalla corposa documentazione prodotta da Preite nell’appello con cui il suo avvocato Carlo Taormina chiede la scarcerazione: mail, telefonate, numeri di cellulare dei dirigenti della Polizia. Prove ritenute sufficienti dal Riesame nel redigere l’ordinanza di scarcerazione. Verrebbe meno dunque l’impianto accusatorio che riguarda Preite: secondo gli inquirenti Phate _Lucas e gli altri tre di Anonymous, che rimangono agli arresti, avrebbero rappresentato un’ala deviata del movimento, attaccando alcuni siti istituzionali per poi proporsi come esperti di sicurezza, risolvendo il problema. In realtà, le comunicazioni tra Preite e il Cnaipic “si erano ripetute in numerosi casi, sempre nell’ottica di collaborazione e sempre allo scopo di carpire la fiducia degli hackers. In particolare, per quanto riguarda l’attacco al sito della Polizia di Stato, Preite aveva comunicato a Lodeserto i nickname degli hackers che vi avevano preso parte e questo ben dopo che Preite aveva interrotto i rapporti con la Polizia postale”. Perché la copertura di Preite, passato da 007 e testimone cruciale nel caso Calipari (fu lui a intercettare gli attentatori, e quella telefonata intercettata è pubblicata sul sito della Camera dei deputati) è stata così brutalmente bruciata dal Cnaipic? Dall’ordinanza di applicazione degli arresti domiciliari emergono, in maniera sparsa e poco approfondita, i rapporti tra il Cnaipic e Preite, ma secondo gli inquirenti la collaborazione, reale, era per Preite un modo per assicurarsi una sorta di immunità sul suo operato pregresso. Preite intanto ha querelato Lodeserto, per alcune notizie non vere che lo riguardano, e che Preite ritiene offensive della sua reputazione, uscite su un quotidiano locale. Secondo Preite, tali notizie avrebbero come fonte proprio Lodeserto. Articoli correlati Tango down: giù il sito del Tribunale di Roma

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