Femminicidio. Gli psicologi puntano al ‘benessere’

//L’INTERVISTA. In Puglia 3000 psicologi dedicano il mese di ottobre al benessere psicologico. Per prevenire la violenza si rivolgono alle vittime e ai carnefici

di Valentina Isernia Lecce. Parte, per il terzo anno consecutivo, il progetto “Ottobre Mese del Benessere Psicologico in Puglia. Ascoltare, Comprendere, Prendersi Cura di Sé: gli Psicologi promotori del Benessere”, promosso dall’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia. L’iniziativa, risponde al bisogno di diffondere la cultura del benessere psicologico, della salute intesa come, secondo la stessa definizione dell’OMS, lo “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non alla semplice assenza di malattia”. Alla luce di questo bisogno, promuovere il radicamento sul territorio della figura professionale dello psicologo, categoria professionale che in Puglia conta oltre 3000 iscritti, diventa un atto doveroso. “Numerose sono le iniziative sul territorio su diversi argomenti di interesse collettivo” ci spiega Paola Serravezza, psicologa e psicoterapeuta dell'associazione EMDR, “alle quali la popolazione risponde sempre con grande interesse non solo per interesse culturale ma spesso per dare senso e significato e letture adeguate ai propri disagi individuali. Noi abbiamo pensato di approfondire soprattutto il tema della violenza domestica, anche attraverso alcune conferenze”. Quali sono i fattori più comuni all'origine delle violenze sul nostro territorio? “Quello della violenza sulle donne è un fenomeno che trascende i tempi storici e le condizioni socio-culturali, che si esprime quotidianamente nell'ambito di tante mura domestiche e di tanti ambienti lavorativi e che ha come vittime non solo le donne ma anche i bambini e le bambine, con conseguenze devastanti per tutti, poiché la violenza si trasmette e si apprende. La violenza sulle donne non è una malattia, ma una scelta. Molte cause possibili della violenza di genere sono da ricondurre a esperienze traumatiche nell’infanzia, che possono portare a disturbi di personalità, disturbi mentali gravi; ma spesso gli uomini violenti non hanno una diagnosi psichiatrica. Ma la violenza può essere anche una modalità maschile per affermare il potere col controllo sulla donna, affiancata da atteggiamenti patriarcali in cui l’uomo comanda su donne e bambini; incentivata anche da un’educazione “vecchio stile” con valori quali: durezza, autocontrollo, mai mostrarsi deboli o vulnerabili. E’ una modalità relazionale che si ripete circolarmente, aggravata da disturbi psicopatologici e/o dipendenza da sostanze. Per tutte queste ragioni è necessario assolutamente lavorare sui bambini testimoni di violenza”. Tematiche, dunque, di assoluta priorità ed emergenza sociale, perché, precisa Paola Serravezza, si tratta di “un fenomeno sociale e familiare di cui solo di recente si sono riconosciute l'estensione e la gravità. Infatti, in Italia, ma anche in altri paesi occidentali, questa forma di sopraffazione non scompare con l'avanzare del cosiddetto progresso; è solo divenuta più subdola e multiforme”. Che cosa deve fare, dunque, un semplice cittadino che ha sentore che avvenga qualcosa di brutto a una donna, su un bambino o una bambina in una casa? “Innanzitutto capire e riconoscere la violenza, ovvero “Tutti quegli atti di violenza verso l’altro sesso, che hanno come risultato possibile o reale un danno fisico, sessuale o psicologico, comprese le minacce, la coercizione, o il privare della libertà in modo arbitrario, sia che avvenga nella vita pubblica o privata”. (ONU, 1995) “Per combattere la violenza sulle donne” aggiunge la dottoressa Serravezza, “bisogna partire dagli artefici: gli uomini. Riconoscere chi commette violenza non è semplice: è un uomo di ogni estrazione socio-culturale; “normale” che funziona bene sia nel contesto professionale che sociale; è un abile simulatore, si mimetizza bene e ha bisogno di avere dominio, potere e controllo nelle relazioni, il cui comportamento violento è da intendersi come atto di perdita di controllo. Solitamente nega la propria violenza e responsabilità, attribuendo alla donna le colpe del proprio agire. Nella maggior parte dei casi si tratta di uomini che hanno subìto aggressione diretta o indiretta da bambini. L’intervento con l’aggressore, la vittima e i figli che assistono alla violenza e al conflitto è fondamentale per fare prevenzione e interrompere la trasmissione di modelli di comportamenti aggressivi alle generazioni successive. Fermare il maltrattamento e la violenza di genere è qualcosa di molto difficile perché la responsabile non è la vittima ma il suo compagno/marito/fidanzato. Bisogna dunque poter contare sulla collaborazione dell’aggressore”. Che cosa prevede la legislazione in materia? “La situazione attuale in Italia ha ancora un lungo cammino da fare. Ad oggi non ci sono azioni specifiche se non la denuncia o la querela per maltrattamenti in famiglia per i minori e lesioni eo percosse per le donne. Da pochi giorni l’omicidio di donna è femminicidio solo in particolari circostanze. Illustri giuristi nel corso delle nostre conferenze, affrontano e discutono sull’attuale condizione giuridica rispetto a questo tema, evidenziando l’importanza di curare il maltrattante affinché non riproponga il suo reato.” Conclude la dott.ssa Paola Serravezza. La conferenza si terrà a Lecce oggi, sabato 19 ottobre dalle ore 9.00 alle ore 13.00 presso la Sala Conferenze del Museo Provinciale “S. Castromediani”, Via Gallipoli,28 Durante tutto il mese, molti studi professionali saranno disponibili per delle consulenze gratuite a chi ne fa richiesta.

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Info sull'autore

Valentina Isernia

Giornalista pubblicista, laurea in Industria Culturale e Comunicazione Digitale presso l’Università la Sapienza di Roma con specializzazione in Social Media. Analista di contenuti televisivi e di misurazione audience in real time. Social Media Manager, Social Engager, Community Manager, Storyteller

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