Il metodo Scarlino

Lecce. Rese note le motivazioni del Tribunale del riesame sulla mancata scarcerazione di Scarlino, secondo i giudici esiste un “metodo Scarlino”

Lecce. Esiste un metodo Scarlino secondo i giudici del riesame di Lecce. Un metodo spregiudicato e senza misure di sicurezza, lo si legge nelle motivazioni depositate, “un metodo, si legge, che punta ad impedire qualunque interruzione del funzionamento delle macchine e dunque del ciclo di produzione”, anche a scapito della vita altrui. Durissime le motivazioni dei giudici del riesame, motivazioni che hanno impedito all’imprenditore di Taurisano di lasciare i domiciliari a seguito della morte di un suo operaio, lo scorso agosto, nell’impastatrice. Nei guai finì l'amministratore dell'azienda, Attilio Scarlino. I tecnici Spesal che hanno indagato hanno dichiarato che la macchina era priva del cancello di sicurezza, questo avrebbe dovuto impedire l’entrata di chiunque o meglio bloccarsi se fosse entrato qualcuno, cosa che non è accaduta. “Un racconto allucinante”, si legge, confermato dalla testimonianza di alcuni operai. A questo va aggiunto anche: “di un'irrefrenabile inclinazione a inquinare le prove”. Senza trascurare la possibile reiterazione di reati della stessa natura, ipotizzata dagli inquirenti e non esclusa dal Riesame, secondo cui il titolare della fabbrica ha “una spiccata inclinazione ad omettere l'adozione di indispensabili misure di sicurezza per la prevenzione degli infortuni sul lavoro nella sua azienda”.

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