Il campo da bocce pubblico, uso privato. Vista mare

L’INCHIESTA// Salve. Pescoluse. Da undici anni il campo bocce comunale con chiosco annesso è nella disponibilità di privati. Gratis. E da sei anni non c’è il bando. Ma di fatto è loro

Esiste un piccolo campo bocce a due passi da una delle spiagge più belle del Salento. Spiaggia dorata e fine, gigli selvatici sulle dune. Il turista può stare a mollo tutto il giorno in acque cristalline guardando il paradiso, poi, al tramonto, può fare due passi e prendersi una bibita tirando di bocce, all’ombra di un tipico furneddhru. Poi, se il proprietario di quel campo di bocce ci sa fare e gli affari tirano, il furneddhru, dotato di suggestivo portico, può diventare non solo luogo di somministrazione di bevande, ma potrebbe cominciare a vendere ‘frittini’: calzoncini, pittule, arancini. Poi, se il proprietario ha l’occhio lungo e gli affari continuano a tirare, potrebbe estendere il portico, eliminare i campi di bocce, e realizzare un bel ristorantino tipico, con trullo tipico usato come cucina, e musica tipica. Una bella storia, certo, se non fosse che qui, di tipico, c’è anche il tipico vizio salentino (e italiano per la verità) di far guadagnare ai privati attraverso i beni pubblici.

furneddhu pajara

Perché il furneddhru e il campo da bocce protagonisti della nostra storia, sono beni demaniali. Dei cittadini. Del Comune di Salve. Il luogo dove si trovano è marina di Pescoluse, in corso Leuca, a poca distanza dal celebre lido della Maldive del Salento. La storia inizia 12 anni fa, nel 2002, quando il Comune di Salve con un bando di evidenza pubblica aggiudica il campo da bocce con annesso furneddhru alla ditta Svisa srl, di cui all’epoca è socio il papà di un altro partecipante alla gara, a loro volta parenti del responsabile dell’Ufficio tecnico che ha redatto il bando. La Svisa srl, con sede ad Acquarica del Capo, legale rappresentante Antonio Rocco Duca, si aggiudica la struttura per cinque anni, dietro versamento al comune di un canone annuo di 5.500 euro. Dopo aver versato la prima rata, la Svisa non dà più un euro al Comune. Non solo: il bando giunge a regolare scadenza, dopo cinque anni, senza che il campo bocce venga mai aperto. Nel 2007 il comune avrebbe dovuto incassare 27.500 euro. Invece a. Che cosa era successo nel frattempo? Era successo che nel 2005 la ditta aveva proposto al Comune un nuovo progetto per la gestione della struttura, per il quale sarebbe stato necessario, scrive la Svisa, un investimento di 43.500 euro. L’Amministrazione accoglie la proposta ma non sottoscrive mai la convenzione con la ditta: di fatto non regolarizza i rapporti tra le parti. Lo stallo è dato dal parere del responsabile dell’Ufficio ragioneria che precisa come non possano essere variati in corsa i termini previsti dal bando di gara. Insomma: non si può assegnare un bene pubblico per uno scopo e poi permettere che il privato faccia altro. Passano altri due anni: siamo nel 2009. Il bando è scaduto da due anni. Non vi è alcun atto amministrativo che dal 2007 al 2009 abbia prorogato l’assegnazione del bando di gara. Ma la Giunta Passaseo non lo ricorda. La giunta Passaseo decide, invece di indire una nuova regolare gara di appalto per la gestione della struttura, di procedere, come se fosse un’assegnazione ad oltranza, all’approvazione di un nuovo progetto della Svisa srl, che ormai da due anni non ha titolo alcuno per gestire il campo di bocce. La Svisa ha l’ok da parte della giunta a realizzare due campi da bocce e a recuperare un rudere per farne un piccolo laboratorio adibito per la preparazione di panini e per la cottura di cibi precotti e surgelati. Viene autorizzata la realizzazione di una tettoia ombreggiante e il canone di gestione passa magicamente da 5.500 euro annui a 3.500, perché, si precisa nella delibera, la ditta Svisa nel lontano 2002 versò già 5.500 euro. Peccato che si trattasse della prima rata corrisposta per la gestione di un bene pubblico lasciato in abbandono, a cui non seguirono mai successive rate dovute. Non solo: nel 2011 la durata della convenzione passa a sei anni più altri sei, cioè 12 anni in tutto. Poiché la struttura è nella disponibilità della Svisa dal 2002, significa che allo scadere della nuova convenzione, la Svisa avrà avuto in gestione il bene pubblico per 22 anni. Con costi vicini allo zero, se spalmati per tutta la durata dell’utilizzo. Senz’altro un bel regalo. E arriviamo ad oggi: a caval donato non si guarda in bocca, recita un vecchio adagio popolare. Eppure la ditta, nonostante il bel regalo, ottenuto senza bando di gara, come se fosse un’assegnazione diretta, non sembra apprezzare. Il sindaco sollecita la Svisa a dare avvio ai lavori previsti dalla convenzione e lo stesso fa il dirigente dell’Ufficio tecnico. Ma dopo un anno non accade a, né su fronte della Svisa né sul fronte dell’Amministrazione comunale, molto comprensiva, dal momento che non dà seguito alle minacce di far decadere la convenzione. La Svisa recinta la zona, ma a di più. Giace tutto lì, intatto, dal 2002. Almeno in un altro caso non riscontriamo però la stessa comprensione da parte dell’Amministrazione: per il campetto di Ruggiano, frazione di Salve, pure gestito da un’Associazione, la Rudianus, e non da una società con fini di lucro, è stato indetto nuovo bando allo scadere della convenzione. Chissà chi riuscirà oggi ad aggiudicarsi il boccino d’oro. Ma soprattutto chissà perché le amministrazioni che si sono succedute, la Siciliano prima, la Passaseo poi, fanno di tutto per non privare la Svisa dell’ormai suo, privatissimo, campo di bocce vista mare.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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