‘I vestiti nuovi del rettore’. Suggerimenti alla nuova guida dell’Ateneo

Lecce. Consegnata ai tre candidati rettore i risultati dell'indagine promossa sulla condizione dei dottorandi, degli assegnisti e dei giovani ricercatori

LECCE – Da dove partire per una riforma dell’Università, lo suggeriscono loro, i ricercatori. Direttamente ai candidati alla carica di rettore. Venerdì mattina l'Adi (Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani) Lecce ha inviato ai tre candidati un documento di sintesi dei risultati della consultazione promossa dall'associazione su servizi, risorse, rappresentanza e prospettive per i giovani ricercatori dell’ateneo salentino. L'indagine, svoltasi tra martedì 25 giugno e domenica 30 giugno attraverso una piattaforma on line, ha coinvolto oltre 80 tra dottorandi, assegnisti e ricercatori precari dell’Ateneo salentino. Intento di Adi è stato promuovere un processo partecipativo volto alla costruzione dal basso di un'agenda programmatica sulla condizione di dottorandi, assegnisti e giovani ricercatori. Oggi l'associazione mette a disposizione dei tre candidati questa piattaforma, “con l'auspicio – aggiunge – che sapranno tenerne conto se saranno chiamati a guidare il nostro Ateneo”. Il titolo dell’indagine, “I vestiti nuovi del rettore”, richiama volutamente la metafora utilizzata dai candidati che, già in occasione della Conferenza di Ateneo del 18 giugno scorso, avevano dichiarato il proposito di conferire una veste nuova all’Università del Salento. Dalla lettura dei risultati di quest’inchiesta emerge una serie di importanti richieste e necessità di cui il futuro rettore non potrà non farsi carico se vorrà vestire l’Ateneo con un abito comodo e funzionale. I giovani ricercatori chiedono che vengano create le condizioni affinché i corsi di dottorato abbiano attività formative costanti e programmate, in cui andare all’estero sia una possibilità alla portata di tutti e non di pochi. Chiedono servizi dignitosi, interventi di ampliamento e manutenzione del patrimonio edilizio, in particolare di investire in laboratori, patrimonio librario e risorse elettroniche. Chiedono regole chiare per la didattica, che evitino il classico sfruttamento da parte dei docenti e riconoscano un giusto compenso per l’impegno profuso. Chiedono un impegno per la valorizzazione del titolo che hanno conseguito o conseguiranno, un diverso riconoscimento per lo status dei dottorandi e la possibilità di pagare tasse – in attesa di una loro totale abolizione – che non siano ingiustamente fisse. Infine, chiedono di “superare di slancio la divisione tra dottorandi di serie A e di serie B fornendo a tutti le stesse risorse per fare ricerca”.

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