Cassa in deroga, boom a maggio

Lecce. A Lecce il picco più alto registrato in Puglia: +641% rispetto al mese precedente

LECCE – Riesplode la cassa integrazione in deroga a maggio nella provincia di Lecce: +641% su aprile. È il picco più alto registrato in Puglia: seguono Taranto, con +153,6; Foggia, +45%; Bari, +3,8; Brindisi +3,1. “Quando in un mese si registra un tale aumento, nonostante il sostanziale rallentamento delle procedure per dare il via alle richieste di cassa in deroga, significa che il sistema produttivo non dà segnali di reazione”, commenta Salvatore Giannetto, segretario generale Uil Lecce. “D’altronde – evidenzia – il dato dell'uso degli ammortizzatori è perfettamente corrispondente a tutti i dati macroeconomici: zero crescita, meno consumi, alta pressione fiscale, calo degli investimenti”. Nel dettaglio, a maggio nel Salento sono state autorizzate 139.645 ore di Cig in deroga contro le 18.827 di aprile (+641,7%). Aumenta anche la cassa ordinaria, passata da 233.436 ore autorizzate ad aprile a 267.537 (+14,6%). Quanto alla cassa integrazione straordinaria, le ore autorizzate a maggio sono 4.160, che rispetto alle 197.175 ore di aprile 2013, equivalgono ad un decremento del 97,9%. Complessivamente, secondo le rilevazioni dell’Inps, tra aprile e maggio, il ricorso alle Cig è calato dell’8,5% (da 449.438 ore autorizzate a 411.342), segno della sfiducia che ormai regna sovrana tra gli imprenditori salentini. Rispetto a maggio 2012, infatti, il ricorso agli ammortizzatori sociali è quasi raddoppiato: da 298.258 ore autorizzate si è passati a 411.342 (+38%). In particolare, sono aumentate drammaticamente le ore Cig in deroga richieste dalle aziende salentine, che registrano un preoccupante +892,6% (da 14.069 ore autorizzate a maggio 2012, a 139.645 di maggio 2013). “In questo quadro – sottolinea Giannetto – non convince la proposizione del Governo di rispondere al tema ‘lavoro’ con una ennesima dose di flessibilità e ipotizzare una riduzione della copertura temporale della cassa in deroga. Anzi, ora più che mai, si deve operare per legare i necessari sussidi, per chi rischia di perdere il lavoro, con efficaci politiche di accompagnamento e riqualificazione. Per questo – conclude – vanno anche rivisti gli obiettivi che si vogliono perseguire con i nuovi programmi finanziati dai fondi europei”.

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