Saltus carminianensis, culla di culti pagano-cristiani. In Messapia

Le stesse teorie utilizzate dagli archeologi per dimostrare che l’area si trovasse nel Foggiano potrebbero sostenere che fosse nel Salento

Nel Notitia dignitatum occidentis al XII. 18 si legge: – Procorator per apuliam et calabriam siue saltus carminianensis Da questa unica documentazione si capì che nell’età agustea esisteva una proprietà in Apulia et Calabria tanto vasta da rendere necessaria la nomina di un procuratore romano per amministrarla. Per anni storici ed archeologi si sono dibattuti per questa proprietà localizzandola intorno a Carmiano in provincia di Lecce o San Lorenzo di Carmignano, un piccolo podere nelle campagne di Foggia.

cartina augustea

Una cartina augustea In una lettera di Papa Galasio I (493-494) si cita un Probus vescovo della diocesi di Carmeiano (Diocesis Carmianensis), citato anche in alcuni sinodi di Papa Simmarco (502). Da qui nasce la tesi dell’esistenza di una diocesi di Carmeiano soppressa intorno al 500 dC, nata e sviluppatasi nelle terre del saltus carminianianensis. Ma per quale ragione venne soppressa e sostituita da diocesi della chiesa romana? La spiegazione che tutti gli storici danno è che sia stata soppressa all’indomani delle guerra greco-gotica (535-553 dC) o per l’avvento dei longobardi. Il ritrovamento di un complesso paleocristiano a 20 km circa da Santo Stefano di Carmignano ha fatto sì che i più siano propensi a credere che il saltum e la diocesi di carmeiano fosse localizzata in provincia di Foggia. Non vi è a di certo in questa tesi, eppure sta andando avanti come certezza perché non contrastata da alcuno studioso salentino per mancanza di materiale archeologico. Leggendo gli studi del prof. Giuliano Volpe e degli altri sostenitori della sua tesi, si nota che ogni prova che si porta per dimostrare che il saltum riguardava solo la Daunia, vale anche per la Messapia: – Il Volpe nomina un gentilizio Carminius, probabile proprietario delle terre vicino Lucera. Anche il nostro storico Galateo nomina un centurione Carminius che acquista 100 iuri di Messapia, nella zona dell’attuale Carmiano. Lo storico Antonio Ferrari (1444-1517) nomina il centurione Carminius Celer che acquista per sé ed i suoi uomini molte terre dell’Italia Meridionale. Da questa testimonianza si capisce che a prescindere dell’esistenza reale del centurione, il saltum carminianensis si estendeva dalla Campania fino alla Messapia. Inoltre proprio in Campania esiste un luogo denominato Carmiano, dove è stata ritrovata la villa Carmiano, che prende il nome del posto del ritrovamento, seppellita dalla lava del Vesuvio, nell’eruzione che distrusse Ercolano e Pompei. Queste denominazioni Carmiano e Carmignano, sembrerebbero più luoghi di confine del saltum, tanto che la stessa Carmiano in Salento ha nel suo stemma un pino delimitato da una sbarra.

Tre grazie Egnatia

Le tre Grazie, Museo di Egnatia – L’esistenza di denominazioni in catasto ed archeologiche di presidium carminanensis esistono sia nella zona di Carmiano, sia nella zona di Carmignano. – Carminianensis potrebbe derivare da carminare la lana; zone di pascolo c’erano in Daunia, zone di pascolo in Messapia. Carminare è un termine che si collega anche alle parche tessitrici ed al culto della taranta. – Carminius potrebbe derivare da carminio perché le terre erano rosse, e la Messapia è piena di brauxite. – A 20 km circa da Carpignano si trova una chiesa paleocristiana; a 20 km circa, in linea d’aria, da Carmiano si trova la chiesa paleocristiana della Madonna di Bagnara, attuale Madonna dell’Alto, la quale datazione è incerta in quanto ha elementi architettonici messapico romani. Lo stesso Volpe è stato uno dei primi a fare una datazione della chiesa della Madonna dell’Alto inferiore all’anno mille, datandola VI sec dC circa, si potrebbe anche scendere di qualche secolo. – E’ documentata la presenza di un vescovo nel complesso vicino a Carmignano. E’ storicamente provato che il vescovo di Otranto si trasferì nel castello di Federico II nella cupa della serra della Madonna dell’Alto, attuale Campi Salentina. Che ci faceva un vescovo in un campo di grano e che ci faceva Federico II, personaggio sensibile all’alchimia? – Viene menzionato il muraglione che divideva i bizantini dai longobardi nella provincia di Foggia. A meno di 1 km dal santuario della Madonna dell’Alto, in contrada Li Veli, vi sono ancora i resti del muraglione costruito dai messapi per dividersi dai greci di Taranto, usato ancora come confine dai longobardi e bizantini. Lungi da me l’idea di voler attribuire al santuario della Madonna dell’alto la sede del Vescovo Probo, il Salento è pieno di perle paleocristiane dalla storia ancora oscura ed in attesa di nuove datazioni. Il mio intento è quello di voler escludere l’idea che il saltum carminianensis sia relativo solo ai territori del foggiano, usando la stessa logica degli archeologi che sostengono questa tesi. Guardando questa questione da un punto di vista sociologico ed etnologico, il piatto della bilancia penderà verso la Messapia. Infatti è risaputo che il Salento è stato il primo popolo ad essere cristianizzato, questo perché Pietro e Paolo sbarcarono a Leuca. Ciò non vuol dire che siamo stati i primi cristiani, ma qui si sono formati i primi sincretismi tra la religione cristiana ed i nostri culti pagani, sempre legati all’aspetto ancestrale del divino, essendo la nostra terra una delle culle della cultura indoeuropea. Ogni movimento tende ad istituzionalizzarsi, non poteva esulare da questo il nuovo movimento religioso, così proprio in Puglia nacque la prima chiesa, in territorio privato, riconosciuta come episcopato dalla chiesa romana, ma essendo nata da un culto sincretico, legato all’alchimia, venne soppressa dalla stessa chiesa di Roma.

sacara Casarano

La sacara presente nello stemma di Casarano Prova ne è che proprio nel Salento dell’800 vi è testimonianza dei ‘carmati te Santu Paulu’ e della ‘carma te lu ierme’ delle guaritrici, culti magico religiosi legati a San Paolo ed alla Madre, tanto radicati che vengono ancora praticati. I carmati di San Paolo erano degli incantatori di serpenti, anche di vipere velenose. Essi usavano la preghiera al santo per addomesticare questi animali. Il termine carmati è stato ampliamente discusso, per decenni ed è ormai stato dimostrato che esso non vuol dire calmati ma incantatori, praticanti di magia. San Paolo, sin dalle prime effigi paleocristiane, era rappresentato con serpenti e ragni, il culto del santo è nato sincretico tra la magia pagana ed il cristianesimo. La stessa cosa vale per la carma dei vermi. Ogni volta che un bambino aveva mal di pancia o mal di gola ed il medico non riusciva a guarirlo, si ricorreva alla medicina popolare. La guaritrice dava la colpa al verme che risiede nel corpo e con croci di olio segnate sulla pancia e preghiere alla madre lo ‘carmava’. Nelle interviste le guaritrici dichiarano che loro non calmano i vermi ma li carmano, cioè praticano la magia. Lo stesso termine carma deriva sia dal greco kerm-verme, sia dal sanscrito karm azione e reazione, il ciclo magico dell’Urobo. L’esistenza e la persistenza di questa medicina magica ci fa capire che il sincretismo cristiano avviene proprio con il culto della grande madre salentina, che nonostante l’ellenizzazione e tutte le influenze religiose dell’Oriente, non perde mai il suo aspetto ancestrale di divinità ragno, derivante dall’animismo semplice del neantartideo, e della divinità ‘verme’ legata all’animismo semplice del kromagnon, entrambi concetti spirituali legati ad una parola comune a tutte le etnie ed antica quanto l’uomo ‘il karm’. La mia tesi è che nell’età augustea qualche centurione o gens nobile abbia acquistato molte terre del Meridione, in quella regione denominata Regio II Apulia et Calabria, che comprende tutta la Puglia, in particolare il Salento era denominato ‘Calabria’, la Basilicata, una parte della Campania e del Molise. Scegliendo queste terre rosse dove la dea madre era assimilabile all’ancestrale culto di Carmena, antica dea romana del parto e della magia, assimilabile ad Eket o Ecate, dalla quale derivano le Camene o Carmene. Un culto soppiantato dal culto delle ninfe nell’antica Roma, ma praticato nelle campagne e da molti centurioni o gens gentilizia. In questo modo nacque un’estesissima terra privata denominata saltus carmianensis, nella quale fu possibile istituzionalizzare i primi culti sincretici pagano-cristiani legati alla karma, cioè la magia. La soppressione della diocesi da parte della chiesa non eliminò il culto magico religioso, intorno al quale si sviluppò il complesso fenomeno del tarantismo. Un culto tanto radicato che è ancora presente nei nostri usi e costumi, basta pensare alla ‘carma dei vermi’ ancora oggi praticata. C’è solo da fare scavi archeologici intorno a tutti i complessi paleocristiani per rivendicare l’origine del carmismo. // Bibliografia Giuliano Volpe, “Contadini,pastori , mercanti nell’Apulia tardo antica” Giuliano Volpe, “Il saltum carmenianensis:una grande proprietà imperiale e una diocesi rurale dell’Apulia tardo antica” Nina Pensabene, “Tre santi una campana, culti magico religiosi fine ‘800” Galateo, studi storici Antonio Ferrari, studi storici “Notitia Dignitatum Occidentis”, documento augusteo

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