Pec anche per le ditte individuali. Puglia fanalino d’Italia

La Puglia è la penultima in classifica per percentuale di imprese che si sono adeguate alle disposizioni di legge

Sostituire la carta, garantendo rapidità negli scambi, efficienza nella gestione e nell’archiviazione dei documenti, e la conseguente riduzione dei costi. A questo serve la Pec, ovvero la casella di “posta elettronica certificata”, una vera e propria raccomandata con ricevuta di ritorno digitale. Essenziale, per avere garanzia che i propri scambi epistolari siano andati a buon fine. E se fino ad ora l’obbligo di munirsi di casella Pec per le proprie comunicazioni ufficiali era riservato alle sole società, adesso, per effetto del Decreto legge Sviluppo-bis, tale obbligatorietà è stata estesa anche alle imprese individuali. La novità riguarda oltre 3 milioni di attività, che dunque entro il prossimo 30 giugno dovranno dotarsi di posta elettronica certificata, comunicandone l’indirizzo al Registro imprese. Peccato che la Puglia ritardi a recepire l’importanza del cambiamento. La nostra regione è infatti al penultimo posto per percentuale di ditte individuali che hanno aperto una casella di posta certificata: appena il 6,4% delle imprese individuali si è messo in regola. Eppure adeguarsi alla novità non è difficile, anche perché InfoCamere ha predisposto sul portale www.registroimprese.it il servizio “Pratica Semplice” che permette ai titolari d'impresa provvisti di dispositivo di firma digitale, l’iscrizione della propria casella Pec al Registro Imprese nel giro di pochi minuti e senza alcun costo. Il sistema di posta elettronica Pec realizza una sede legale “elettronica” dell’impresa, accessibile da chiunque e che consente di scambiare messaggi con la massima sicurezza e con lo stesso valore legale della raccomandata a/r. Attualmente in Italia le caselle di posta elettronica certificata sono oltre 5 milioni e fanno circolare, ogni anno, 91 milioni di messaggi. Quelle riconducibili ad aziende sono oltre 2 milioni e veicolano comunicazioni con le Camere di commercio e con le amministrazioni più all’avanguardia nel ramo della digitalizzazione, tra le quali Inps, Inail, Agenzie delle Entrate e vari Enti locali. Tuttavia solo l’11% delle imprese individuali si è adeguato alla novità. Con sostanziali differenze tra Regioni ed anzi con una netta “spaccatura” tra Nord e Sud d’Italia. Le più diligenti nel recepire l’evoluzione digitale sono infatti le Regioni del Nord, con la Valle d’Aosta che occupa, incontrastata, la testa della classifica di merito: più di un quarto delle imprese individuali valdostane hanno attivato una casella Pec. Un dato ben al di sopra della media nazionale (l’11%, come detto) ed anche di molto superiore a quello relativo alle performance degli altri territori. La seconda in classifica, il Trentino Alto Adige, si attesta su un ottimo 19,7%, distaccando di tre punti percentuali la terza posizione, occupata dalla Lombardia con il 16,7%. A metà classifica, con performance in linea con la media nazionale, la Toscana ed il Friuli venezia Giulia, con, rispettivamente, l’11,7% e l’11,2%. Fanalino di coda per tre regioni del Mezzogiorno: Basilicata, Puglia e Campania. Tutt’e tre queste Regioni non raggiungono il 7% delle imprese individuali dotate di Pec. In particolare, la Campania, ultima della classe, è ferma al 6,1%; fanno poco meglio la Puglia (6,4%) e la Basilicata (6,6%). La casella di PEC può essere acquistata online rivolgendosi ad uno dei Gestori autorizzati (elenco pubblico consultabile all'indirizzo www.digitpa.gov.it) e deve essere poi iscritta al Registro delle Imprese.

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