Sanità, la Puglia dà esempio

Pomezia. Il modello ‘Puglia care’ sulla presa in carico delle patologie croniche sul territorio regionale sarà presentato oggi al convegno nazionale del Sim

POMEZIA – E’ considerata una “best practice” della sanità. Un esempio da seguire, che parte dalla Puglia. Ecco perché sarà presentato oggi al convegno nazionale organizzato da Sim, il sindacato medici italiani, “Puglia care”, il modello assistenziale di gestione dei percorsi diagnostici terapeutici e di presa in carico dei soggetti con patologie croniche attivato su tutto il territorio regionale. Il convegno, “Sanità a Centro Sud – le buone pratiche tra tagli e Piani di Rientro” (a partire dalle 9,30 all'hotel Selene di Pomezia), apre un tavolo di confronto tra Puglia, Campania, Molise, Sicilia e Lazio: regioni del Centro Sud che hanno sperimentato e avviato importanti progetti di politiche di prevenzione, risposta alla cronicità, assistenza primaria e rete dell'emergenza-urgenza. La Puglia partecipa al confronto attraverso il coinvolgimento di Franco Bux, direttore generale dell'Ares Puglia, Elena Gentile, assessora regionale alle Politiche della Salute. “Puglia Care” è la risposta di riconversione di 21 piccoli ospedali su tutto il territorio ed è un progetto in grado di garantire assistenza, cura e presa in carico delle patologie croniche (diabete, malattia cardio-vascolare cronica conclamata o ad alto rischio, scompenso cardiaco e bronco-pneumopatia cronica ostruttiva). Il modello prevede il coinvolgimento di tutti gli erogatori di assistenza per la presa in carico dei fabbisogni complessi di salute del paziente, quindi non soltanto dei bisogni clinici e diagnostico-terapeutici, ma anche di quelli relativi al più ampio concetto di qualità della vita, secondo la definizione di “salute globale” indicato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Attraverso l'infermiere care manager, il medico di medicina generale e gli specialisti si migliora l'adesione ai percorsi di cura e al trattamento, con una forte attenzione agli stili di vita salutari per ottenere migliori outcome clinici. Il progetto mira infatti al coinvolgimento del paziente che viene chiamato direttamente in causa nella determinazione del piano delle cure al fine di acquisirne la progressiva responsabilizzazione.

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